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1911 o 2011 è sempre Guerra di Libia, guerra per l’energia

1911 per lo zolfo - 2011 per il petrolio sempre guerra per l’energia vitale

sabato 19 marzo 2011 di Umberto Calabrese


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Oggi a Parigi si riuniscono i leader dell’Occidente, per definire i piani di guerra contro la Libia, oggi e i giorni che seguiranno per dirla come l’ha detto il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è ’il tempo delle scelte difficili’. Scelte che sono inevitabili, il tiranno continua come una belva assetata di sangue a mieter morte. Oggi è entrato a Bengasi, bombarda da terra e dal cielo, dicendo falsamente che ha fermato il fuoco.

E così, la storia si ripete tristemente dopo un secolo, era il 29 settembre 1911, quando Giolitti, con il parlamento ancora chiuso per ferie, dichiara guerra alla Libia (Turchia allora Impero Ottomano che aveva il possesso della Tripolitania e Cirenaica) e l’Italia cantando "Tripoli bel sol d’amore", parte con l’esercito, marina e aviazione alla conquista della sua colonia naturale, allora come adesso per contrastare la Francia e l’Inghilterra, la prima ripieghera sulla conquista del Marocco, e gli altri sull’Egitto, l’anno dopo il Nuovo Ordine del Mediterraneo era compiuto. Il 18 ottobre 1912 la Libia era colonia italiana.

Ma tornando al 1911, non fù senza protesta che l’Italia parti per ’Tripoli bel suol d’amore’, dura fu la protesta di chi giustamente vedeva in quella guerra:
"l’avventura di Tripoli doveva essere per molti un ‘diversivo’ che distraesse il paese dal porsi e risolvere i suoi complessi problemi interni" scriveva un giovane Benito Mussolini su "Lotta di classe", di cui era direttore,

Il 25 settembre, assieme all’amico repubblicano Pietro Nenni, Mussolini partecipa a una manifestazione contro la guerra con l’impero ottomano per il possesso di Cirenaica e Tripolitania, che si conclude con scontri violenti con la polizia. Mussolini aveva definito l’impresa coloniale africana di Giovanni Giolitti un "atto di brigantaggio internazionale"; aveva inoltre definito il tricolore "uno straccio da piantare su un mucchio di letame". Condannati in primo grado il 23 novembre, essi sono trasferiti in carcere a Bologna ad attendere l’appello, dibattuto il 19 febbraio 1912: la sentenza infligge sette mesi e mezzo a Nenni, cinque mesi e mezzo a Mussolini, con la sua immediata scarcerazione.

Oggi, non c’è nessuno che protesta, persino l’appello di Walter Veltroni, ai pacifisti è caduto nel vuoto, i mal pensanti berluscones, dicono perché non c’è Bush alla guida dell’impero Usa, ma il democratico Obama. La vertità é che di fronte a Gheddafi, che urla in televisione e definisce il suo popolo: " ratti da schiacciare casa per casa", solo il sodale Hugo Chavez può prenderne le difese, e l’amico del baciamano può ’non distubarlo’.

No, stavolta non ci sono né Mussolini, né Nenni sui binari a cercare di impedire la partenza, non c’è "l’atto di brigantaggio internazionale"come lo definì il futuro dux dell’Impero, divenuto sostenitore del ’posto al sole’.

Ci sono motivazioni umanitarie, certo di porre fine, con estremo ritardo alla mattanza di un popolo che invoca il suo ’risorgimento’, che seppur il più ricco dell’africa, rivendica per sé e per i propri figli, libertà, uguaglianza, fraternità, anea alla democrazia ed in nome della democrazia si immola.
Come richiamò tutto il mondo, nel suo tempo la rivoluzione francese, così richieggia la voglia di democrazia e nessuna bandiera occidentale è stata bruciata. Mente clamorosamente Gheddafi quando dice che dietro le violenti ribellioni c’è Al Qaeda, semmai è proprio Bin Laden che ora lo difende dall’occidente.

Ma le vere è più profonde, motivazioni di questa nuova e ripetuta Guerra di Libia, sono le identiche del 1911, e sono motivazioni economiche, sono mettere mano alle fonti di energia, la guerra di Libia o guerra d’oro dal colore dello zolfo libico ( esigenza che le miniere di zolfo della Tripolitania non cadessero in mano agli Anglo-francesi), alla guerra odierna per il controllo del petrolio e gas libico. Ieri come oggi è l’Italia il maggior Partner commerciale della Libia, ed ieri come oggi, bisogna difendere gli interessi nazionali, interessi economici ed energetici. Ecco perché l’Italia deve essere leader e non comparsa in questa riedizione della Guerra di Libia!

Guerra di Libia 1911 e Spedizione dei mille di Garibaldi 1860, hanno un unico ed identico motivo, spesso taciuto, lo zolfo, e vediamo perché, la Francia e l’Inghilterra finanziarono attraverso la massoneria Garibaldi.

Il Regno delle due Sicilie era la terza potenza mondiale del’epoca è il fiore all’occhiello dell’economia siciliana era rappresentata da una risorsa strategica, all’epoca, ovvero lo zolfo.

Lo zolfo e i prodotti solfiferi, erano estremamente necessari per il nascente processo di industrializzazione.

Lo zolfo veniva utilizzato per la produzione di sostanze chimiche, come conservanti, esplosivi, fertilizzanti, insettici; oltre che per produrre beni di uso quotidiano, come i fiammiferi. Era insomma il lubrificante del motore dell’imperialismo, soprattutto di quello inglese.

Con la rivoluzione nella tecnologia navale, ovvero la nascita della corazzata, e la diffusione delle ferrovie in Europa, e non solo, ne fanno montare la domanda e, quindi, la necessità di sempre maggiori quantità di acciaio, ferro e ghisa. Perciò, i processi produttivi connessi richiedono sempre più ampie quantità di zolfo; cosi come la richiedono l’economia moderna tutta, industriale e commerciale. Tipo quella dell’Impero Britannico.

La guerra di Libia del 1911 è per l’Italia l’esigenza che le miniere di zolfo della Tripolitania non cadessero in mano agli Anglo-francesi, così con quelle della sicilia, l’Italia controllava il ’petrolio’ dell’epoca, lo zolfo americano vista la distanza era più caro, quindi il nostro paese non solo poteva avere energia a basso costo, ma poteva venderlo, avendone praticamente il monopolio nel mediterraneo.

Certo non canteremo ipocritamente ’Tripoli bel suol d’amore’, ma nel ’tempo delle scelte difficili’ Signor Presidente Napolitano, il popolo risponderà ’ siam pronti alla morte l’Italia chiamò, SI’.

Si, di fronte ai nostri interessi economici ed energetici nazionali, la difesa di questi è senza se e senza ma.

E se poi pensiamo che fine ha fatto fare all’Italia chi voleva fermare la Guerra di Libia del 1911, diciamolo pure tranquillamente, meno male che non c’è nessun candidato ad essere il Duce dell’Impero.

Ma senza ipocrisie umanitarie si abbia il coraggio di dichiarare che è guerra alla Libia, guerra per l’energia vitale per i nostri interessi nazionali.

W l’Italia!

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