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Cino Tortorella: “Sto bene è stato lo stress e l’amarezza di questi giorni”

In esclusiva per Agorà Magazine

domenica 29 novembre 2009 di Umberto Calabrese


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Sono le 16 del pomeriggio lo chiamo al suo cellulare, mi risponde, con la sua calda ed indimenticabile voce.
“ Sto bene, fra qualche giorno, finiti gli accertamenti, torno a casa”
E un piacere sentirla, ma cosa è successo? “Ero al supermercato, quando ho avuto un malore e mi sono risvegliato qui. Ma lo scriva che sto bene, se fosse per me sarei già a casa”

Ma cosa è stato un ischemia cardiaca o celebrale?

“No quella cardiaca l’ho avuta anni fa, credo celebrale, ma ringraziando Dio, nulla di grave e senza conseguenze, una cosa da nulla, assicuri i ragazzi dello Zecchino di ogni epoca. Mago Zurlì sta bene”.

Si lo sento dalla sua voce, il nostro Mago Zurlì, che ci ha donato tante liete ore, con le sue trasmissioni, con il suo Zecchino d’Oro, sta proprio bene.

“ E lo stress e l’amarezza, di questi giorni, dopo che sono stato costretto a denunciare ed il conseguente allontanamento dallo Zecchino d’Oro, che è una parte della mia vita. Ma fra qualche giorno sarò di nuovo a dar battaglia. Spero di riprendere la mia campagna di difesa dello Zecchino d’Oro con determinazione, ma senza rabbia”.

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Cino Tortorella - Mago Zurlì dello Zecchino d’Oro

È un fiume in piena, faccio fatica a trascrivere il suo sfogo passionale, più volte lo interrompo per rileggere ed avere l’approvazione.

“Da qualche anno con l’arrivo del nuovo Frate direttore, le cose sono cambiate, stanno snaturando lo Zecchino d’Oro, soprattutto l’ultima edizione. Nel mio Zecchino d’Oro, quello di Mariele Ventre, dei Frati dell’Antoniano, di Topo Gigio, i bambini erano gli assoluti protagonisti, con la loro freschezza, schiettezza, genuinità. Ora è una trasmissione per adulti e questo snaturalizza tutto il progetto educativo, i valori, la tradizione, ne fa un altro programma simile agli altri”.

Perché?

“Io credo, che sentendo già le prime note della siglia dello zecchino d’oro, gli adulti diventino bambini, e fanno vedere con tranquillità la trasmissione ai loro figli, ed è questo legame famigliare che si formava, nella tradizione che si perpetuava. Dopo 50 anni la formula era più che confermata. Lo Zecchino d’Oro si differenziava, anche dalle nuove trasmissioni, proprio perché i bambini non erano trattati come divi, ma erano e restavano dei bambini. Trattati con semplicità da bambini, senza snaturare la loro crescità ne travolgere i loro valori” Si Cino Tortorella, ha ragione quello che dice è quello che si evince dallo Zecchino d’Oro, è il ricordo della nostra infanzia che condividiamo con i nostri figli, nipoti certi di far vedere un programma culturale, che trasmetta valori.

“lo sa che L’Unesco ha dichiarato lo Zecchino d’Oro: patrimonio dell’umanità per una cultura di pace”. Unica trasmissione televisiva al mondo ad essere dichiarata patrimonio dell’umanità”

Si lo interrompo in effetti lo Zecchino d’Oro è un programma storico, una tradizione un evento di cultura e di costume…

“Diciamo che era la pasta e fagioli della nonna, che va fatta e servita così, senza cambiare la ricetta, la immagina una pasta e fagioli con dentro il caviale?” Si ha ragione la pasta e fagioli della nonna non si può modificare…

“Mentre l’attuale direzione dell’Antoniano ha stravolto tutto, si è impadronito del prodotto, ha fatto allontanare tutti: i frati storici dell’Antoniano ed infine ha fatto in modo che anch’io uscissi, facendo causa. Ha fatto in modo che lo Zecchino d’Oro che l’Unesco definisce patrimonio dell’umanità, grazie al nostro lavoro a quello dell’indimenticabile Mariele Ventre, dei frati dell’Antoniano di Topo Gigio. Hanno fatto in modo che finissero le trasmissioni che ruotavano intorno allo Zecchino d’Oro: Il primo giorno di scuola, la festa della mamma, concerto di Natale e le altre”

“Io l’ho scritto anni fa, in una lettera al resto del carlino, denunciavo tutto questo e rileggendola , sono stato profeta”.

“Papa Giovanni definì lo Zecchino d’Oro una delle cose più belle che la Chiesa italiana aveva creato,questo giudizio fu confermato dai suoi successori. Giovanni Paoli II mi ha invitato all’apertura dei due spettacoli di apertura e chiusura del Giubileo del 2000 di cui sono stato autore e conduttore. Poi arriva questo frate per dirmi che sono superato…”


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