Di notte che non c’è nessuno di Luca De Bei
giovedì 17 novembre 2011 di Enza Beltrone
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Vincitore del premio “Le Maschere 2011”, nello scorso 8 settembre, come miglior autore di novità italiane con il Testo “Le mattine dieci alle quattro” – spettacolo che sarà in scena, diretto da lui, dal prossimo gennaio 2012 a Roma – porta in scena “Di notte che non c’è nessuno”, una storia che mette sotto i riflettori il vuoto di valori e d’ideali.
De Bei inscena una sorta di girone delle anime dannate, tirandone fuori ogni dolore e disagio, con tale maestria che anche Dante avrebbe apprezzato. Tre personaggi con gravi problemi di integrazione sociale di se stessi. Una ragazza sogna di fare la modella, mentre lavora come commessa e deruba i clienti del fidanzato che si prostituisce per denaro. I due immaginano una vita diversa, spensierata, ricca e divertente costellata da quelle persone che definiscono “le persone che contano”. Ultimo del trio in ordine di apparizione, un laureato in giurisprudenza, sposato e padre ma omosessuale.
La notte, complice dei misfatti, pone l’indice sul pulsante d’accensione del teatrino delle marionette animate che vestono l’abito “disgraziato” cucitogli addosso per l’occasione. Due ventenni, ideatori di un piano fallimentare per estorcere dei soldi al cliente di turno, e un giovane laureato in giurisprudenza che, bramoso di potere facile e di riscatto sociale, cede la dignità umana e l’etica professionale in cambio di un matrimonio d’interessi e uno studio di trecento mq in centro. Vende, così, l’anima al suo aguzzino: il suocero.
L’autore riesce a comporre e restituire al pubblico parole che formano icone e sanno d’eccezionale. Rumori, suoni, piccoli movimenti di corpi sul palcoscenico dipingono le location assenti. Lo sfondo nero si trasforma nel malfamato scenario da sottoferrovia in disuso. Reale soltanto alle menti dei presenti. 
L’omosessualità rinnegata, l’arrivismo spietato, il sentimento artificiale, l’onestà ignorata, la dignità dimenticata, le parole d’ordine del vivere il palcoscenico di “Di notte che non c’è nessuno”. Obiettivo di Luca De Bei centrato! Evidente quando dice: “nei miei testi i personaggi sono in genere ai margini della società: dimenticati, smarriti, manchevoli, orfani, impreparati. Per questo osservano dall’esterno le regole del vivere sociale, e ne possono mettere anche se spesso inconsapevolmente, alla berlina le ipocrisie, le falle, i soprusi”.
Con questo scritto Luca De Bei completa il lavoro iniziato con “Le mattine dieci alle quattro”. È la faccia opposta della medaglia, infatti nel primo usa la parola “Mattina” per raccontare tre personaggi d’animo puro, che affrontano il disagio sociale con il proprio coraggio per resistere, per credere nella forza dei sentimenti. Personaggi positivi opposti a quelli della “Notte”, raccontati nelle loro differenze, fautori e responsabile del proprio disagio, che chiudono il cerchio della coesistenza tra bene e male.
E se “Di notte che non c’è nessuno” doveste imbattervi in voi stessi, per dirla alla De Bei, attendete “Le Mattine”.
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Enza Beltrone
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