Pino Pascali e la pubblicit
lunedì 21 aprile 2008 di Barbara Martusciello
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Di Pino Pascali abbiamo avuto gi modo di scrivere, su Agor@ Magazine, inaugurando la nuova rubrica Protagonisti (’’’Pino Pascali e il Premio a suo nome a Polignano a Mare, venerd 8 febbraio 2008); dopo aver trattato anche del Premio dedicato proprio a questo artista italiano prematuramente scomparso (’Adrian Paci: Premio Pino Pascali a Polignano a Mare, marted 8 gennaio 2008) ritorniamo a scrivere di questo tra i pi interessanti protagonisti della sperimentazione del XX secolo.
Vogliamo segnalare, infatti, un’iniziativa organizzata nel quarantennale della morte di Pascali dalla galleria “EMMEOTTO” che, ricordando l’inesauribile vitalità dell’artista che voleva “ rifare a mano il mondo”, ne celebra la verve artistica con una mostra “ Pino Pascali, disegni per la pubblicità”.
Come sottolinea il team della galleria romana, quest’evento espositivo è da inquadrare “nell’ambito di un lavoro di ricerca e divulgazione che da anni impegna Daniela Ferraria, oggi socia di EMMEOTTO, su un aspetto specifico della carriera di Pascali: la sua attività nel campo della creazione di filmati pubblicitari per il cinema e, soprattutto, la televisione”.
Parecchi degli artisti fautori a Roma del rinnovamento dell’arte nei “favolosi anni Sessanta”, in quel periodo hanno meno di trent’anni, provengono o abitano in periferia, si conoscono e si frequentano incontrandosi intorno al Tridente (Via Ripetta, Via del Corso, Via del Babuino), con Piazza del Popolo a far da “salotto”; in moltissimi eccedono nella vita e, nell’arte, perseguono la sperimentazione; curiosamente, alcuni di loro lavorano parallelamente, ognuno diversamente, anche in e per settori che vedono applicata -ma spostata di finalità e di senso- la loro vena artistica ad altri specifici come il cinema, il teatro, la televisione, la pubblicità…
Tra i tanti, Nato Frasca, oltre a praticare egli stesso il linguaggio filmico, lavora per il cinema (Bolognini, Camerini, Carpi, Birri, Clément, Franciolini, Matarazzo, Pietrangeli, Rossellini, Vidor, Nelo Risi; crea, nel 1961, l’ambientazione per il film L’Eclisse di Antonioni, nel 1967 le scene della Traviata di Visconti…), per il teatro d’opera e per la Rai, per la quale realizza filmati d’arte.
Renato Mambor, invece, impara a realizzare bozzetti cinematografici, studia recitazione, è protagonista di un fotoromanzo e, prima di dedicarsi al teatro sperimentale, praticato per almeno un decennio, partecipa a molti film (da La dolce vita di Fellini a vari spaghetti-western, musicarelli e commedie -anche con Totò- sino a film più impegnati come Il rossetto di Damiani e Il gobbo di Lizzani) come del resto fanno anche moltissimi suoi colleghi e amici in questi anni.
Con la Tv collabora, invece, un altro dei protagonisti di questa rinnovata ondata artistica sperimentale: Pino Pascali.
Anch’egli ha venticinque anni, nel 1960; pur se nato a Bari, si trasferisce vivendo a formandosi a Roma, città che lo accoglie intorno al 1955-1956 e che gli apre le porte dell’Accademia di Belle Arti, Corso di Scenografia con Toti Scialoja, maestro di gran parte degli emergenti del nuovo contesto sperimentale artistico (tra i più noti, oltre a Pascali e a Frascà: Piero Dorazio e Carla Accardi).
Conclude brillantemente gli studi nel 1959 e, intorno a questi stessi anni, ha un contatto importante con la Rai Tv italiana: collabora, infatti, come aiuto scenografo e ideando sigle per sceneggiati e programmi tra i quali Intermezzo, Radiotelefortuna (campagna abbonamenti Rai-Tv) e Studio 1 realizzando anche cartoni animati pubblicitari con Sandro Lodolo per la Lodolo Film (ma anche per Incom e Studio Saraceni) creando reclami (in onda anche su Carosello) tra le quali quelle per i gelati Algida e il torrone Alberti…
Parallelamente sperimenta materiali e linguaggi dell’arte frequentando il mondo della ricerca contemporanea e i molti giovani colleghi artisti.
In questa esposizione è possibile vedere un ampio nucleo di materiale: i disegni, su carta o acetato, i collages e i fotomontaggi che preparavano i filmati e poi i filmati stessi; gli spot pubblicitari che alle venti e trenta, come ricordano i curatori della mostra, “inchiodavano le famiglie italiane di fronte a Carosello”, ma anche “certi spot veramente originali commissionati dalla Rai per autopromuoversi; sono molto interessanti “le sigle di programmi famosi (TV7), o dei primi contenitori di pubblicità televisiva alternativi a Carosello (Intermezzo) e persino alcuni esempi di spot per il cinema, ancora più inventivi di quelli realizzati per la TV”
Giustamente, “un posto di rilievo è stato assegnato ai progetti rifiutati dai clienti perché troppo innovativi”, come il cartone animato dei Killers, i piccoli gangsters cui l’Algida, “affezionata madrina delle creaturine di Pascali dal ’61, non volle affidare le sorti commerciali del suo listino gelati del ’63”.
La carrellata delle trovate iconografiche, delle tecniche e dei materiali utilizzati è insomma inesauribile e ancora meraviglia, me per prima, di come tale creatività irrefrenabile sia perfettamente equilibrata da una ricerca stilistica di sintesi, e di quanto l’inclinazione ironica e la fantasia estrema di questo autore si concili da una sempre precisa calibrazione progettuale.
I contributi in catalogo di Maurizio Calvesi e Claudia Lodolo, curatrice di una serie di vivaci interviste, ci ricordano che non sono lontani gli anni in cui ai lavori di Pascali per la pubblicità e la televisione si guardava con sufficienza. Ma Pascali è tutto: scultore, scenografo televisivo e inventore di filmati pubblicitari, un campo nel quale ha voluto e potuto prendersi il gusto di giocare in tutti i ruoli possibili, da quello del creativo a quelli di grafico, animatore, fotografo, sceneggiatore e persino attore (è lui il Pulcinella protagonista di un celebre carosello realizzato per Cirio!).
“In qualunque campo si applichi, con o senza committente, la creatività di Pascali ha una sua tipicità” prima di tutto tematica: il gioco, le armi, la terra, il mare e il sole... Ma “comuni sono anche gli elementi che lo rendono emblema delle tendenze più innovative della sua epoca: l’interesse simultaneo per arte, cinema e fotografia, l’abbattimento delle barriere tra arte e cultura di massa, il gusto della performance”. Ed è perfettamente condivisibile quanto afferma Marco Giusti, che “solo se si ha una visione di tutto ciò che ha fatto in quegli anni, e sono in realtà molto pochi, …si riesce a capire tutto il suo sguardo”.
I dieci anni di collaborazione (1958 - 1968) con la Lodolofilm di Sandro Lodolo rappresentano per Pascali la straordinaria palestra in cui esercitare e affinare il proprio impeto creativo, sperimentando ricerche e iniziando racconti in seguito sviluppati nelle opere che la storia dell’arte del ’900 ha da tempo consacrato.
Al di là del problema relativo al valore artistico dei lavori con finalità promozionale, va evidenziato, inoltre, l’importante contributo offerto da Pascali allo sviluppo della comunicazione pubblicitaria e televisiva in Italia. La sua morte interrompe una ricerca veramente innovativa in questi campi e di gusto sin troppo “alto”... Non a caso, infatti, i bellissimi lavori realizzati per Agip, Alberti, Algida, Autoservizi Maggiore, Biscotti Maggiora, Caffè Camerino, Caffè Mauro, Cirio, Ferrovie dello Stato, Poste Italiane, Rai e per i tanti altri committenti eccellenti si sono imposti solo raramente nell’immaginario di massa, nella memoria popolare: troppo colti, raffinati, artistici, appunto.
Il bel catalogo che correda la mostra è a cura di Daniela Ferraria con testo critico di Maurizio Calvesi; la raccolta di filmati pubblicitari proiettati durante la mostra è curata da Marco Giusti.
Info: tel. 06 3216540 - Fax 06 3217155 - e-mail: info@emmeotto.net; Ufficio stampa: Scarlett Matassi 347 0418110 - e-mail: scarlett.matassi@virgilio.it. Orari per visitare la mostra, ad ingresso gratuito: 10,30-13,00; 16,30-20,00, chiuso il lunedì e nei giorni festivi.
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Barbara Martusciello
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