Roma / Rapporto tra campi elettromagnetici e obesità: il Codacons dice no wi-fi vicino scuole e parchi
mercoledì 8 agosto 2012 di Domenico Esposito
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ROMA - L’Associazione di consumatori “Codacons” è intervenuta ancora una volta in materia di salute pubblica, con una proposta alquanto sostenibile: le Autorità proibiscano “l’installazione del wi-fi in prossimità di asili, scuole, parchi pubblici, ospedali, biblioteche ed altri luoghi sensibili frequentati da bambini e donne incinte”.
Lo si apprende in coda ad una nota dei giorni scorsi a commento di uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports circa la “correlazione tra campi elettromagnetici e obesità. In particolare – soggiunge il Codacons - lo studio ha rilevato che l’esposizione in utero a campi magnetici relativamente forti, come quelli generati dai forni a microonde o dai dispositivi wi-fi, aumentano il rischio di obesità nei bambini. Per i ricercatori vi sarebbe una crescita del 50% dei bambini obesi per le mamme che hanno avuto una esposizione media e dell’84% in caso di esposizione alta”.
E’ doveroso – a questo punto – ricordare che l’interesse della testata all’argomento non ha nulla di scandalistico. Piuttosto riguarda il risveglio dell’attenzione del lettore nei confronti dei segnali provenienti dal mondo scientifico. Proprio come nel caso in esame. D’altro canto, la testata ha già impegnato spazio nell’edizione dell’11 ottobre 2011, sotto il titolo “Obesità-Milano-Partono segnali forti contro l’obesità dal Museo della Scienza e della Tecnologia” per spiegare quanto sia ritenuto necessario badare a sconfiggere l’obesità nei bambini. All’epoca fu anche ricordato il meeting delle Nazioni Unite sulla prevenzione e il controllo delle malattie croniche, che si è svolto a New York nel mese di settembre 2011, - secondo quanto riferito in una nota dell’organizzazione EpiCentro – durante il quale è stata infatti riportata l’attenzione su queste patologie offrendo documenti per supportare i governi ad adottare approcci di prevenzione e interventi di popolazione. D’altronde, l’evidenza parla chiaro: la diffusione di sovrappeso e obesità è ormai un problema prioritario di salute pubblica a livello mondiale, con un grosso impatto sui sistemi sanitari nazionali. Ecco, l’iniziativa delle Nazioni Unite dà vigore alla accennata richiesta del Codacons, rivolta alle Autorità.
Ma c’è di più. E’ datata Roma 31 maggio 2011 la notizia lanciata dalla stampa quotidiana, a proposito dell’uso dei telefoni cellulari e di altri apparati di comunicazioni wireless che "potrebbe causare il cancro negli essere umani". E’ il "verdetto" annunciato oggi – fu chiarito - dall’Agenzia internazionale per la ricerca contro i tumori, organismo di consulenza specializzato dell’Organizzazione mondiale della sanità. Per soggiungere che il rischio accertato, a parere dell’Agenzia, riguarda in generale i campi elettromagnetici di radiofrequenza e include i telefoni portatili. Quindi, arricchì la nota il particolare relativo all’incontro precedente del team, composto da 31 esperti dell’International agency for research on cancer (Iarc), a Lione e, spiegò Jonathan Samet, presidente del gruppo di lavoro, "ha raggiunto questa conclusione basandosi sull’analisi degli studi epidemiologici effettuati sugli esseri umani", ma anche su test sugli animali. "In entrambi i casi – disse ancora Samet - le evidenze sono state giudicate ’limitate’ per quanto riguarda il glioma e il neurinoma acustico (tumore del nervo uditivo, ndr), mentre per altri tipi di tumore non ci sono dati sufficienti". Gli esperti hanno sottolineato che serviranno ulteriori ricerche prima di avere conclusioni definitive: "La nostra classificazione implica che ci può essere qualche rischio - aggiunse lo studioso - e che tuttavia dobbiamo continuare a monitorare con attenzione il link tra i cellulari e il rischio potenziale. Nel frattempo è importante prendere misure pragmatiche per ridurre l’esposizione, come l’uso di auricolari o il preferire i messaggi di testo alle telefonate ove possibile".
L’ annuncio inevitabilmente riapre il dibattito lungo 20 anni sulla sicurezza della telefonia mobile per la salute umana. Si contano 5 miliardi di telefonini in tutto il mondo, solo in Italia quasi due a testa, circa 100 milioni di cellulari. Nella lunga polemica sulla tesi della pericolosità delle radiofrequenze, che l’industria ha sempre contestato, il verdetto riproposto dell’Agenzia, che sarà sottoposto all’Organizzazione Mondiale della Sanità, non mette dunque un punto fermo, ma si limita a rilanciare l’allarme: "Le prove, che continuano ad accumularsi – aggiunse, al riguardo, Samet - , sono abbastanza da giustificare una classificazione al livello 2b", uno dei cinque livelli che definiscono i prodotti possibilmente cancerogeni. Il livello 2b identifica, nella fattispecie, il principio di pericolosità dovuto all’abuso, cioè ad un utilizzo intensivo - in questo caso - del telefono cellulare o del wi-fi in ambienti ristretti. Per fare un esempio, nella classificazione 2b c’è anche il caffè, il cui abuso può provocare danni fisici all’essere umano.
Altri elementi di valutazione sono contenuti nella nota intitolata “Alla ricerca di alimenti in grado di generare sazietà”, apparsa nell’edizione del 28 aprile scorso, tuttora consultabile. Che esordiva testualmente: Appagarsi. Con alimenti calibrati. Senza rinunce. Senza sofferenze. Senza correre il rischio di trasformarsi in una palla di grasso. Senza… Sarà possibile? Si spera. Un domani. Intanto, l’Unione europea ha stanziato la somma di 5.992.880 euro dal fondo del Settimo programma quadro dedicato ad “Alimentazione, agricoltura, pesca e biotecnologia”.
E si è messo in moto un gruppo di ricercatori attorno ad un progetto di tipo moderno, battezzato “Satiety Innovation” (abbreviato in Satin). La traduzione dell’espressione dà l’idea della “sazietà” e dell’ “innovazione”. Nel senso che è scattata la ricerca di nuovi prodotti alimentari in grado di dare in breve la tanto attesa sensazione. Vi prendono parte ben 9 Paesi, dal Belgio, alla Danimarca, Spagna, Francia, dall’Italia, ai Paesi Bassi, all’Austria, Svezia e Regno Unito. Inoltre, è il caso di tenere presente che il team è eterogeneo ed è costituito da scienziati di alcuni importanti istituti di ricerca, come pure di aziende grandi, medie e piccole, di imprese specializzate nella vendita al dettaglio”.
Rinviamo gli interessati alla lettura del suddetto intervento, giusto per non far torto ai 322 internauti che hanno impegnato tempo prezioso nell’attenta consultazione, all’epoca.
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Domenico Esposito
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