Tra “multa morale” e “multa reale” scolari e vigili urbani tendono a forgiare l’automobilista… corretto
martedì 10 luglio 2012 di Domenico Esposito
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Il “Pedibus” (ora volgarizzato in “Piedibus”) quale strumento di trasporto ad emissione zero e quindi a forte impatto ambientale per i più piccini, negli ultimi tempi in numerose città italiane ha lanciato un segnale agli adulti: la “multa morale” agli automobilisti il cui scarso senso civico è evidente. Torna – quindi – di attualità l’ammonimento che tanta parte ha avuto in passato nelle campagne di comunicazione istituzionale: i bambini ci guardano.
E lo fanno i bambini di numerose scuole primarie di Ancona come di Pescara, di San Miniato in provincia di Pisa, di Brescia, di Pisticci utenti del Piedibus con un gesto significativo: lasciano sul parabrezza delle auto parcheggiate in modo… selvaggio un messaggio. La “multa morale” si concretizza nel costringere l’automobilista a leggere il testo che in tono alquanto severo denuncia: “Lei ha parcheggiato sul percorso del Piedibus, uno spazio riservato al transito dei pedoni. Non vogliamo passare dove ci sono pericoli! Tranquillo, non c’è nessuna sanzione da pagare! C’è da fare molto di più: c’è da dare il buon esempio a noi piccoli che ti osserviamo”.
Efficace, il testo. Ed è questo il còmpito del cronista: imbrigliare l’intervento entro gli elementi della notizia, giacché a rigore non può travalicare il confine avanzando dubbi o supposizioni di pertinenza degli studiosi. Specie laddove – come nel caso in esame – è facile per chiunque associare al servizio Piedibus l’immagine di catene umane di bambini guidati da un solo adulto nel caos del traffico cittadino. Ovunque. La seconda immagine ricorrente mostra la colonna di bambini costretta a deviare il percorso stabilito. Per cui il “serpentone” scende dal marciapiede occupato dall’auto e si barcamena “sulla strada trafficata”.

Circa il seguito della “multa morale”, alcuni commentatori hanno posto la domanda: riuscirà a commuoversi l’automobilista multato? Ai posteri l’ardua risposta.
Il foglietto rosa utilizzato dai bambini anconetani reca un testo più elaborato che comunque si fa leggere d’un fiato, in quanto dice: "Ai sensi del diritto dei pedoni di camminare sul marciapiede, visto che le auto hanno già la maggior parte dello spazio stradale a disposizione, considerato che se facessi quattro passi un parcheggio lo troveresti un po’ più in là (e ti farebbe anche bene), i bambini della Scuola Primaria Montessori ti notificano questa multa morale. Tre mattine la settimana passiamo di qui per andare a scuola col Piedibus: dove passiamo se la tua auto occupa tutto il marciapiede? Siamo costretti a rischiare la vita passando sulla strada. Pensaci la prossima volta che parcheggi. La tua sanzione sarà il senso di colpa".
Fin qui il problema delle scolaresche organizzate in Piedibus. Che trova riscontro nello studio condotto dalla Commissione parlamentare per il federalismo fiscale a proposito del servizio svolto dai vigili urbani. Si tratta – è vero – di uno studio statistico. Tuttavia segnala il grado di pressione che il Corpo esercita in tutto il Paese. Le risultanze sono state illustrate nei giorni scorsi ai giornalisti. Prima notazione: scarsa omogeneità tra le regioni italiane. E’ emerso, anzi, un quadro – di sapore statistico, è bene ripeterlo – dedicato esclusivamente alla regione Liguria, per aver registrato la media più alta delle entrate relative alle multe.
Primato che è riferito a tutte le graduatorie ricavate dallo studio: “quella delle multe, dei sequestri e rimozioni dei veicoli, nonché delle attività investigative di sua competenza. I vigili dei 166 comuni da Ventimiglia a Sarzana riescono a fare multe per un importo medio di 618,7 euro ogni 1000 abitanti, mentre la media nazionale non va oltre i 274 euro. E non è che in cima alla classifica ci sia un drappello di regioni con numeri sostanzialmente analoghi: la media della Toscana, che è al secondo posto, è di 354 euro ogni 1000 abitanti. In Lombardia, la regione al terzo posto, la media è di 312 euro. Per la cronaca, il livello più basso è stato rilevato in Basilicata, con appena 100 euro ogni 1000 abitanti”.
Anche autovelox e omologhi pongono i vigili urbani liguri in evidenza. Con 216 euro annui per 1000 abitanti, i vigili liguri sono al quarto posto dietro Lazio (311 euro), Toscana (253 euro), Lombardia (221 euro), dove a quanto pare incide parecchio la presenza delle città con le famigerate zone a traffico limitato, (ZTL), dove è implacabile l’uso degli ‘occhi elettronici’. Impressionante il confronto con le regioni del sud, dove gli strumenti di controllo della velocità rendono quasi niente: 29 euro per 1000 abitanti in Calabria, 17,3 in Abruzzo.
Lo studio è stato completato da un panorama relativo alle altre incombenze svolte dai vigili urbani del Paese. Solerzia e severità – si legge nel resoconto - i vigili liguri dimostrano anche a proposito delle rimozioni forzate dei veicoli. La prassi rende ai comuni della Liguria 12,1 euro per 1000 abitanti, cioè più del doppio rispetto alla media italiana. Ma a colpire è anche il fatto che le statistiche mettono in luce una particolare “produttività” dei vigili liguri anche nelle attività che non c’entrano con la circolazione stradale. Per esempio nei compiti di polizia annonaria (che si occupa dei mercati e del commercio). In Liguria la media delle multe per questo genere di attività rende 2,82 euro per 1000 abitanti, battuta soltanto dai vigili laziali, che arrivano a quota 5 euro. Nelle regioni del sud si parla di centesimi di euro per 1000 abitanti.
Il nocciolo della questione potrebbe essere di altro genere, a cominciare dalla penuria di aree parcheggio, ma esula il tema che da un lato vuol far giungere al cuore degli automobilisti l’anelito, il desiderio, la brama dei bambini e dall’altro segnala il diuturno impegno di vigilanza e di repressione degli abusi. Nell’ipotesi, alquanto audace, di svolgere opera di educazione all’uso della strada.
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Domenico Esposito
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