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Veneziani da Il giornale lancia l’evira Berlusconi Party ’. Tutta colpa del fattore ’C’ del sultano d’occidente

venerdì 5 novembre 2010 di Umberto Calabrese


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L’ideatore del ’Evira Peron’ è Marcello Veneziani che scrive così su Il Giornale: raccogliamo le firme in tutta Italia per l’evirazione diretta del premier. Mette d’accordo tutti la riforma della costituzione del premier. Tavolini in tutta Italia, fondiamo lo Zac party per liberare l’Italia da quell’ostacolo tra le sue gambe. Motto vincente: Evira Peron.

Il divertente e ben fatto editoriale dell’intelettuale di destra, quando era difficile dirsi di destra in questo paese (1). Fa un ragionamento diciamo di taglio del problema alla radice dello stesso. Un ragionamento che richiama l’integralismo mussulmano o il bibblico ’occhio per occhio’. Che poco si sposa, con i precetti cristiani di tolleranza, perdono e amore, ma bene risponde al passo evangelico: "è meglio per te entrare da solo nel Regno, senza una mano, senza un piede, senza un occhio, che con il mio amico andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile".

Scrive Veneziani: Silvio, dacci un taglio. Non per modo di dire, ma sul serio. Da quel che si vede in tv, si legge sui giornali, si dice in giro, l’Italia sarebbe una fiorente democrazia senza guai se non ci fosse un solo problema: l’organo sessuale del premier. È Lui, come lo chiamava in un celebre romanzo Moravia, la causa di tutti i guai nazionali. Che il mondo stia inguaiato per gli effetti della crisi economica (...)
(...) e per il difficile rapporto tra economia di mercato e solidarietà sociale, è cosa che vale per tutti, dagli Stati Uniti in poi. Ma in Italia no. Il problema italiano non è quello e non sono nemmeno i centouno problemi atavici del Sud, del Nord e di che volete voi. Il problema italiano è unico, è ben noto, benché nascosto in pubblico, e ha una precisa collocazione, inguinale: è il sesso del Cavaliere
.

Il ’Silviotauro insaziabile’ così il Premier viene definito da Veneziani - commette ardite sciocchezze, insulta chi lo usa con canone inverso, fa il mandrillo con le donne, traffica con giovinette e trova perfino compagni di libagione, da Putin a Gheddafi. Finalmente è stata individuata l’anomalia italiana, si è trovato il capro espiatorio, si è addirittura localizzata la fonte dell’anormalità italiana.

Ed è a questo punto che Marcello Veneziani, fa la proposta, concreta del taglio radicale di tutti gli italici problemi - Appunto per questo, per salvare il governo, l’Italia, la credibilità internazionale, i vagoni di giovani vittime date in pasto al Silviotauro insaziabile, e per salvare infine lui medesimo, ho pensato di lanciare una proposta. Raccogliamo le firme in tutta Italia per l’evirazione diretta del premier. Mette d’accordo tutti la riforma della costituzione del premier. Tavolini in tutta Italia, fondiamo lo Zac party per liberare l’Italia da quell’ostacolo tra le sue gambe. Motto vincente: Evira Peron.

Una risposta integralista per il "sultano d’occidente", siccome è tanto amico di Gheddafi, avrà pensato Marcerlo Veneziani, tanto da importare il Bunga, Bunga, perché non importare anche la ’legge del taglione’, se lì i Sultani d’oriente, a chi ruba tagliano la mano, avrà pensato Veneziani, perché qui non tagliare il ’fattore C’? Non è forse questa una crudele amputazione? Eppure il Signore è chiaro: è meglio per te entrare da solo nel Regno e ripeto, senza una mano, senza un piede, senza un occhio, che con il mio amico andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile.

È questo il taglio prioritario per il bene del nostro Paese, egregio ministro Tremonti.- scrive Veneziani - Pensate come sarebbe più concentrato il premier sull’azione del governo, i suoi discorsi sarebbero più sobri e con voce lievemente addolcita, direbbe cose carine ai gay e a Rosy Bindi, si sgonfierebbe il capitolo delle intercettazioni, la magistratura si occuperebbe finalmente della giustizia nel nostro Paese. Un popolo di machisti e di guardoni, anzi di orecchioni, finalmente penserebbe al lavoro e alle cose serie.
La prima riforma che urge nel nostro Paese è la castrazione del premier.

Si diverte e diverte Marcello Veneziani, nel suo odieno editoriale, poi diventa serio - Però lasciatemi dire che tradurre in questione di governo e di priorità nazionale, un brutto risvolto privato che a volte deborda nel pubblico, mi pare eccessivo. Finiamola, per favore. Ma evidentemente neppure lui crede che a questa chiusura e ritorna all’ironia - Ma se proprio volete essere propositivi in materia, allora firmate la petizione per castrare Berlusconi, separando governabilità da sessualità. Se vogliamo un sistema soft procediamo con la castrazione chimica.

Veneziani da fine intellettuale allora trova un testo: il Manifesto della nuova castità di Gabriele Kuby appena edito da Lindau. A cui affidare la chiusura, per dimostrare che infondo il ’Silviotauro insaziabile’ è tanto maggiore nella sua attività sessuale perche tanto maggiore è la sua attività culturale.

Vi rimando a Il Giornale per leggere integralmente l’editoriale di Marcello Veneziani.

Da parte nostra essendo non violenti, aborriamo non poco la legge del taglione, pur riconoscendoci nel passo evangelico che ripetiamo ancora una volta - è meglio per te entrare da solo nel Regno, senza una mano, senza un piede, senza un occhio, che con il mio amico andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile.

E rinnoviamo, che sarà banale dirlo, che c’è veramente poco da ridere, e sarà da uomini piccoli piccoli, che pero’ siamo tanti e abili, e lo ripetiamo a voce alta da questa grande piazza telematica: signor Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si dimetta, per il bene e decoro della nostra Patria, l’Italia

"Poi scelga, liberamente, tra castità e castrazione", come scrive Marcello Veneziani.

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1) Marcerlo Veneziani, giornalista e scrittore, che ha collaborato con Il Messaggero, La Repubblica, La Stampa, il Secolo d’Italia, L’Espresso, Panorama, Il Mattino, La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Gazzetta del Mezzogiorno. Redattore del giornale radio RAI di mezzanotte, prende parte a vari programmi televisivi e da vent’anni collabora come commentatore della RAI. Che ha fonda e dirige settimanali di successo come L’Italia settimanale (1992-1995) – periodo in cui parallelamente dà vita alla Fondazione Italia – e Lo Stato (1998-1999) che poi si fonde con Il Borghese del quale diventa direttore editoriale insieme a Vittorio Feltri. Il sodalizio con Feltri, che inizia con L’Italia settimanale e con L’Indipendente, prosegue poi nel 1994 con Il Giornale, nel 2004 con Libero e dall’agosto 2009 di nuovo con Il Giornale, di cui è attualmente editorialista.

È membro del Consiglio di Amministrazione della RAI durante la XIV Legislatura e membro del Consiglio di Amministrazione di Cinecittà. Svolge attività di conferenziere presso università, istituti e centri di cultura e associazioni sia in Italia che all’estero.


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