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Ida Gerosa: Arte e Musica, il suono della Computer Art

Al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, in Piazza Santa Croce in Gerusalemme a Roma

mercoledì 28 novembre 2007 di Barbara Martusciello


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Ida è la signora della Computer Art: “una degli innovatori del linguaggio artistico in Italia”, come recita l’Enciclopedia Italiana Treccani, dove figura nel capitolo "Nuovi linguaggi". Non è cosa da poco, considerando quanto il nostro paese sia ancora indietro rispetto ad altre realtà internazionali sia per quanto concerne la ricerca tecnologica e scientifica, ancor più se rapportata all’arte, sia nell’accogliere degnamente e valorizzare il lavoro e i primati delle donne. Lo sa bene, Ida, che negli anni Settanta ha affrontato questi problemi e si è impegnata durante le lotte femministe per l’affermazione dei diritti delle donne e della parità con gli uomini anche nel campo della cultura e della creatività…

Ha iniziato da giovanissima praticando disegno, pittura, mosaico, incisione… insomma: l’arte con tecniche più tradizionali. Ha però intrapreso anche studi di Piscologia basati, non a caso, sui temi della percezione visiva.

Poi la svolta: per due anni, dal 1984 al 1986, ha seguito un’innovativo stage d’arte con l’elaboratore –insomma: il computer– al Centro scientifico IBM di Roma durante il quale ha collaborato per dar vita al primo programma grafico a colori del mondo usando il Sistema IBM 7350. Con lo stesso programma ha concentrato poi la sua ricerca d’arte realizzando immagini al computer.

In quei primi anni Ottanta i dispositivi informatici non erano ancora sofisticati come lo sono oggi né godevano di una pari diffusione e agilità d’utilizzo, quindi le difficoltà incontrate dall’artista sono state notevoli ma hanno rappresentato anche “una sfida, l’avventura†e “l’ebbrezza di cimentarsi con il nuovo ma percependolo già come futuroâ€, come lei stessa ha detto in un nostro incontro di qualche tempo fa.

Negli anni Novanta lavora con un software per lei completamente nuovo –TDI della Thompson, con un Risc/6000– e dal 1997 con 3DStudio Max (su un Pentium), sistema complesso che, però, permette una maggior duttilità d’uso e, quindi,creativa, tantoda permetterle, anche, la realizzazione di animazioni.

Spesso, il rapporto degli artisti “tecnologici†con mezzi e linguaggio scientificamente e tecnicamente innovativi, tende a marcarne una certa “freddezza†e l’effetto sintetico e straniante delle immagini derivanti; in Ida l’effetto è di profondo “caloreâ€, di empatia e quasi riflessivo intimismo da cui derivano opere che tradiscono un certo lirismo e l’interesse per la natura –di qualsiasi genere e specie, però! – e per una sorta di “allargamento della percezione†di storica memoria virato verso la resa di un unicum vitale, dell’atmosfera, dell’ambiente in cui viviamo o vivremo. Un complesso sistema che emerge chiaramente nelle sue installazioni e nei lavori che coniugano, come in questa mostra ma non solo, immagini e musica elettronica.

Proprio partendo da qui, e considerando fortemente il luogo dell’attuale evento, Ida Gerosa ha lavorato site specific per concretizzare una rappresentazione visiva dell’armonia generata dalla musica. “Attraverso le immagini create al computer è possibile ascoltare la voce dell’arte –Il suono della Computer Art, appunto– sprigionando una sorta di energia che si traduce in racconti che esaltano le emozioni dell’essere umano di sempre. È un suono che trasmette l’eco della nostra essenza, del nostro pensiero che così diventa libero di vagare nel silenzio (sonoro)â€.

Nella prima sala espositiva, preceduta da uno spazio in penombra che accoglie sulle pareti immagini fluttuanti di note in movimento, Ida Gerosa ha reso un pentagramma appena luminoso sul quale sono alloggiate grandi sfere bianche che rimandano alle note: su queste appaiono immagini fisse intermittenti.

Anche nel corridoio ritorna il pentagramma, che accompagna nell’ultima sala. Qui lo spazio è circolare, a simboleggiare una sfera, qui “cuore di una nota musicaleâ€; tramite molte proiezioni diverse, che si spostano velocemente da una parte all’altra, di breve durata, Ida Gerosa riesce a restituire le sensazioni che si provano ascoltando la musica, quelle particolari note che si sentono per lo spazio espositivo (di Enrico Cosimi). E’ proprio Cosimi, musicista e professore di Musica Elettronica, a dirci che comporre usando “lo strumento elettronico†è per la nostra artista “una sfida che, ormai da parecchi anni, si rinnova periodicamente; le peculiarità del mezzo espressivo grafico, la potenzialità comunicativa che non si limita a proporre immagini, ma suggerisce un complesso lavoro introspettivo, diventa un terreno operativo su cui è facile adagiare articolate costruzioni sonoreâ€.

La mostra, a cura di Manuela Annibali e con la collaborazione di Francesca Angelici, è in Piazza Santa Croce in Gerusalemme, 9/A: è in corso sino al 29 novembre 2007 con i seguenti orari: dal martedì alla domenica dalle 16.30 alle 19.30. E’ promossa dal Museo Nazionale degli Strumenti Musicali e dal MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapieza Università di Roma; ha il Patrocinio del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali, della Provincia di Roma e del MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano. E inoltre sponsorizzata da Studio Effetti Ottici Aldo Frollini e dallo studio ottico Vasari. info: 06 7014796 - info@museostrumentimusicali.it


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