Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni
sabato 8 dicembre 2007 di Francesca Mentella
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"Venerata religione, estasi mistica, concitata eloquenza, malinconico e compulsivo erotismo, percezione della storia, violenza e dramma nelle umane passioni. Ecco ciò che occupa i quadri di Cagnacci. Questo universo magmatico, tumultuoso e già moderno, nessuno come lui, nel suo secolo, è riuscito a metterlo in figura". Le parole del Professor Paolucci, curatore della mostra (fresco di nomina per il prestigioso incarico della Direzione dei Musei Vaticani), esprimono al meglio la poetica di questo artista inquieto e litigioso, capace di passioni violente e scosso da profonda spiritualità , continuamente errante.
Da Rimini a Bologna, la città di Ludovico Carracci e Guido Reni, poi a Roma dove risulta abbia soggiornato due volte, la seconda in compagnia di Guercino: occasioni che egli mise a frutto nella successiva pittura sacra, segnata da una forte impronta caravaggesca. Nel 1642, anno della morte di Reni, è invece a Forlì, dove prese accordi per la decorazione della cappella del duomo e della cupola, quest’ultima mai realizzata. Seguì Venezia nel 1649, dove i biografi ce lo descrivono in compagnia di una modella, una giovane donna, una delle tante amanti che poi si compiaceva di rappresentare. Tutti lo ricordano come l’artista che meglio ha saputo trasporre sulla tela la morbida sensualità del seno femminile. I volti e i corpi sono quelli delle donne che lui amava, per questo motivo i suoi quadri sono intrisi di erotismo e profonda passione.
E così, mistica e sensuale, la sua Maddalena penitente con la gola palpitante, rapita d’amore mistico, ascende al Cielo. L’artista non rinuncia a rappresentare Maria Maddalena con le caratteristiche di una donna qualsiasi:capelli fulvi, gambe scoperte come d’avorio, ancora vagamente erotiche. Maria Maddalena: una santa, una penitente, ma anche una donna che ha molto amato.Del resto, diceva Pascal, "La fede abbraccia numerose verità che sembrano contraddirsi".
Venezia, la città sull’acqua, lo ospitò per dieci anni.Contrassegnata da un clima libertino, qui ricevette molte commissioni da parte di nobili veneziani. Si procurò i favori di una committenza ricca e disinibita realizzando nudi femminili, ma qualche letterato(il Boschini) presto stigmatizzò la monotonia dei soggetti da lui praticati.
La mostra forlivese non si limita solo a presentare la produzione pittorica di Cagnacci, ma intende mettere in evidenza il dialogo costante che egli seppe intrattenere con altri protagonisti della pittura del suo tempo, muovendosi tra i due poli del naturalismo caravaggesco e dell’idealismo reniano.
Fu a Roma che il Nostro scoprì Caravaggio e i caravaggeschi rappresentanti del “vero visibileâ€, maestri eccelsi della brutalità del vero. Caravaggio mette in scena il vero più vero del vero: capolavori come la Medusa e il Sacrificio di Isacco conservati nelle pubbliche collezioni fiorentine (Uffizi, Galleria Palatina) ne sono splendidi esempi.
C’è poi l’altra fonte d’ispirazione del Cagnacci ossia la devozione, la dolcezza e la grazia di Guido Reni, l’artista che, memore della lezione di Raffaello, non rinuncia alla purezza classica e anche nel dramma, riesce a rendere più dolce il dolore.
Il Seicento è un secolo pieno di contraddizioni. Il Seicento scopre il vero visibile ma anche il vero psicologico, le estasi mistiche, ma anche il vero degli affetti e delle passioni, così profondamente umane. Cagnacci fa proprio questo: vive le inquietudini e la complessità del suo secolo senza rinunciare alla dialettica tra l’anima e il corpo, tra la spiritualità e la fisicità . Ci vive in questa dialettica e la rielabora a modo suo, senza essere discepolo di nessuno, nella teatralità della gloria barocca, tra Caravaggio e Guido Reni, splendidi rappresentanti di due opposte concezioni.
Aveva trent’anni il Cagnacci quando Pietro da Cortona affrescava il soffitto di Palazzo Barberini. Sarebbe stato felice di sapere che la mostra a lui dedicata, la più grande monografica in Italia, è stata presentata proprio qui, in questo gran teatro del mondo, prima di aprire i battenti a Forlì.
Il vero senso della mostra, chiosa Paolucci, sta nel sottotitolo che non è tale ma è una vera e propria tesi. Certo, dal punto di vista critico è un azzardo mettere a confronto Cagnacci con Guido Reni, Lanfranco o Caravaggio. Tuttavia, del Seicento egli fu protagonista, non testimone o semplice comprimario e per dimostrare che il rapporto è paritario, il curatore ha raccolto le opere migliori dei migliori artisti del Seicento. Poco importa se la critica l’ha sottovalutato. La sua presenza fittissima in collezioni private, da sempre, non ha offuscato la sua grandezza, anzi, la sua maestria e il suo valore sono grandi e lo dimostrano i prezzi delle aste da Sotheby’s e la presenza, imprescindibile, dell’opera sua nelle migliori collezioni del Seicento.
"E’ del poeta il fin la meraviglia" recitava il Marino e visto che ut pictura poesis, anche il Cagnacci rese meravigliose le sue Cleopatre, le sue Maddalene, e tutte le sue donne..
INFO:Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni. Forlì, Museo di San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro, 20gennaio-22giugno 2008.
Info e prenotazioni: www.guidocagnacci.com; mostra: Tel: 199.199.111; orario di visita da martedì a venerdì: 9.30-19.00; sabato, domenica, giorni festivi, 4 febbraio, 24 marzo e 2 giugno: 9.30-20.00; la biglietteria chiude un’ora prima. Lunedì chiuso. Biglietti intero € 9.00
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Francesca Mentella
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