Lo spirito dell’arte. Opere contemporanee dalla collezione di Carlo Cattelani
giovedì 13 dicembre 2007 di Francesca Mentella
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“Amate la bellezza. Non solo la bellezza dei corpi, che potrebbe far dimenticare quella dello spirito, né solo quella dell’arte, ma la bellezza interiore di atteggiamenti nobilmente umani e, soprattutto, la bellezza eterna di Dio, da cui discende ogni bellezza creata: di Dio che è bellezza di ogni bellezzaâ€. Questo passo di Sant’Agostino probabilmente sarebbe piaciuto molto a Carlo Cattelani (1931-1999).
Profondamente cattolico, egli è stato uno dei collezionisti più importanti nel panorama dell’arte contemporanea e sicuramente il più originale: la sua attività spicca nel panorama italiano per l’acutissimo intuito con cui si accostò all’arte e per la maniera in cui seppe coniugare questa passione con il suo credo religioso.
Parallelamente alle esperienze dell’Espressionismo Astratto e della Pop Art, continuò a portare avanti l’interesse per l’arte italiana ed europea, osservando con attenzione gli sviluppi e gli slanci più innovativi di correnti quali l’Informale, l’Arte Povera, l’Optical Art.
Guardava all’arte come un linguaggio ancora in grado di parlare di spiritualità , capace di usare tutti i mezzi della realtà contemporanea, anche i più estremi e contraddittori, per svelare il lato più nascosto della nostra esistenza.
A dieci anni dalla sua scomparsa, una mostra curata da Angela Vettese, traccia il percorso di un uomo ribelle a qualsiasi dettame nel sistema dell’arte, sprezzante del suo valore meramente economico anche se di questo consapevole, ben informato e mai ingenuo: non fu certo per cattiva informazione che decise di vendere i suoi Rothko e le tele degli artisti pop comprate in America, ma fu per seguire l’idea che l’arte contemporanea possa riprendere il suo ruolo di linguaggio spirituale, anche quando ha contenuti scabrosi. Soprattutto in questi casi: Dio secondo Cattelani, assiste la nostra esistenza nella quotidianità ed esercita la sua provvidenza su noi uomini in quanto esseri di carne, peccatori e per questo bisognosi del bello, del buono e di tutte le manifestazioni del pensiero, in parole e immagini che siano in grado di elevarci. (Pensiero questo dal gusto vagamente neoplatonico e di botticelliana memoria..).
Arte e religiosità . Un rapporto ovvio se si pensa alla storia dell’arte antica. La maggior parte dell’iconografia artistica, eccezion fatta per soggetti storici o legati alla mitologia, appartiene alla storia della religione, della Bibbia e dei Vangeli. Un legame strettissimo, quasi banale, che ha visto tra i mecenati e i maggiori collezionisti d’arte, personaggi insigni della gerarchia ecclesiastica. Non c’è stato artista, che non sia stato legato o in qualche modo “aiutato†da personaggi appartenenti alla Chiesa cattolica. Un esempio efficace si può trovare proprio in Caravaggio, artista solo in apparenza sganciato dal potere della Chiesa ed evidentemente entrato nelle grazie del cardinal Del Monte, il quale gli offrì sostegno e committenza.
In un modo o nell’altro, il legame tra religione e arte appare nel tempo come un file rouge che però si spezza improvvisamente se si pensa all’arte contemporanea. Sono davvero poche le opere d’arte che mettono in mostra il rapporto con il trascendente, gli artisti che se ne occupano ci sono, ma appare un settore di nicchia, o comunque legato al privato. Segno dei tempi forse, dell’allontanamento progressivo tra Chiesa e società oggetto di continue discussioni, e oggi, ingerenza più ingerenza meno, del relativismo culturale sempre più presente nella contemporaneità .
L’anima di una collezione, la sua peculiarità , si capisce dalla caratteristiche dell’anima che le ha raccolte: dal collezionista che le ha dato la vita. Per Carlo Cattelani collezionare arte non è un questione di possesso, non è un semplice investimento economico, ma un percorso personale e spirituale, una sorta di iniziazione ad un religiosità sempre più profonda. Ciò che contraddistingue l’interesse di questo collezionista è l’apertura all’ecumenismo: non si tratta di una raccolta di sola arte cattolica, ma di ogni tipo di religiosità :dal protestantesimo di Wolf Vostell e Daniel Spoerri al buddismo di Nam June Paik, all’ebraismo di Philip Corner. Partecipe e solerte stimola i vari artisti a misurarsi con tematiche religiose assicurando la massima libertà espressiva.
Il sogno di questo collezionista era poter dare alla Chiesa un suo museo d’arte contemporanea: certo non con opere modellate sulla pratica devozionale, senza potere di elevazione dello spirito e al limite del kitsch, come giustamente osserva Angela Vettese.
L’arte deve spiegare il mondo e con esso Dio: Cattelani avrebbe aspirato a questo. Poco importa quale risposta si dà , se l’opera è laica blasfema o addirittura eretica. Come sottolinea la curatrice della mostra, le opere di Herman Nitsch, che lui ammirava, mostrano l’unione tra carne e spirito, essenza della spiritualità cristiana.
Sulla croce stette un uomo colto da disperazione, urlante e piagato, essere divino si, ma con tutti i limiti della corporeità . Questa natura veramente umana di Cristo è ciò che, ancora oggi e anche nella Chiesa sembra restare inaccettabile e che invece Cattelani voleva far emergere prepotentemente. Un aspetto meraviglioso in fondo, che avvicina l’uomo a Dio e che edulcora anche il senso del peccato. Perché Dio si è fatto uomo proprio come noi..
Info: Lo spirito dell’arte. Opere contemporanee della collezione di Carlo Cattelani. 20 dicembre 2007- 24 febbraio 2008. Castello di Formigine (MO), Piazza Calcagnini. Sabato e domenica 10.00-13.00 e 15.00-19.00; giovedì su prenotazione; 26 dicembre e 1 gennaio 15.00-19.00; ingresso gratuito. www.comune.formigine.mo.it ; cultura@comune.formigine.mo.it
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Francesca Mentella
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