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L’Unità verso gli editori di Libero

L’affare sembra concluso, gli Angelucci pronti a rilevare la testata di sinistra

venerdì 21 dicembre 2007 di Paolo Dimalio


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Da Gramsci a Feltri. E’ il destino dell’Unità, storico quotidiano “rosso” che sta per passare alla scuderia Tosinvest dei fratelli Angelucci, editori di Libero e del Riformista.

Nel consiglio d’amministrazione della Tosinvest siede Vittorio Feltri, che con una mano dirigerà Libero, con l’altra amministrerà il giornale fondato da Gramsci. “E’ come se la famiglia Moratti - commenta Roberto Natale (Fnsi) - oltre all’Inter volesse comprare anche il Milanâ€. Feltri non si scompone : “I giornali, come tutto a questo mondo, sono in vendita. Se qualcuno li vuole comperare caccia il grano e se li compra. E’ il mercatoâ€.

A rastrellare pubblicità per l’Unità targata Angelucci sarà la Adv, controllata al 50% da Daniela Santanchè, pasionaria de La Destra di Storace. Antonio Padellaro sembra avere i giorni contati. In pole position per la direzione del quotidiano c’è Antonio Polito, rutelliano doc, ex direttore del Riformista e ora senatore PD. Polito è quello che ad “Anno Zero†giudicò il programma dell’Unione “impossibile da applicare, perchè lungo 280 pagineâ€. Come dire: gli elettori sono stati truffati. Un filo diverso da Padellaro, che non ha mai perso occasione per rinfacciare al centrosinistra le promesse da marinaio sul conflitto d’interessi.

La redazione è sul piede di guerra. I giornalisti temono che con un editore di destra, una concessionaria di destra e un direttore incline all’inciucio, l’Unità possa perdere l’anima. Paure infondate secondo D’alema: “Che l’Unità possa essere trasformata in un giornale di destra - rassicura il ministro degli Esteri - è un’idea troppo sciocca per attribuirla a chiunqueâ€.

Il preliminare d’acquisto è stato firmato il 23 ottobre. L’operazione avrebbe dovuto concludersi in questi giorni, poi è slittato tutto a gennaio. Dopo Libero e il Riformista, con l’Unità gli Angelucci hanno fatto tris. Sono coperti a destra, a sinistra e al centro. Solide maniglie politiche, ai due fratelli, non sono mai mancate.

Ottimi i rapporti con Gianfranco Fini: il fratello Massimo dirige le cliniche di famiglia. Gli Angelucci infatti sono i reucci della sanità romana. L’alleanza è cementata da una piccola partecipazione nella Panigea, la società di Daniela Di Sotto (ex lady Fini) e Francesco Proietti (segretario particolare del leader di An).

Con Berlusconi è stato amore a prima vista. I futuri editori dell’Unità hanno trasformato Libero nel megafono del Cavaliere. Uno dei due fratelli, Gianpaolo, è indagato a Bari per aver passato mazzette all’ex governatore della Puglia, il forzista Raffaele Fitto.

Il feeling coi Ds è splendido. Con l’operazione Beta Immobiliare gli Angelucci comprarono gran parte del “mattone†di Botteghe Oscure e la Quercia ripianò i suoi debiti. D’Alema li ricompensò servendogli su un piatto d’argento il mega-ospedale San Raffaele.

Baffino con gli Angelucci si trova a meraviglia, mentre con Padellaro il rapporto non è mai decollato, per via dello spazio concesso a Travaglio e agli anatemi di Furio Colombo. I maligni dicono che dietro l’affair Unità ci sia proprio D’Alema. Solo malignità.


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