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Art Therapy in Italia

I più recenti aggiornamenti nella fotografia e l’esperienza pilota di un gruppo di operatori a Roma.

domenica 30 dicembre 2007 di Marco Ancora


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Gli scambi fra le scienze della psiche ed il mondo delle immagini sono antichi quanto l’uomo. Eppure una psicoterapia che utilizzi i media dell’arte quale sistema primario di comunicazione non appare prima del dopoguerra, in Europa; e dovranno passare ancora molti anni prima che, soprattutto in Inghilterra ed in Francia, questo nuovo approccio figlio della psicologia clinica e dell’analisi del profondo diventi fertile di risultati. Nel confronto per esempio con lo psicodramma secondo Moreno, o all’opposto con terapie occupazionali pi?entate al pragmatismo che all’elaborazione formale, questo metodo di avanguardia rivela subito una propria originalità.

E tuttavia oggi si ritiene che le sue reali potenzialità siano ancora assolutamente sottostimate; e che forse la classe medica, pur con eccezioni assai rilevanti, preferisca servirsi di strumenti più conformisti, e non connotabili come esplorazioni in campi arcani, che oltretutto richiedono un bagaglio di competenze quasi raddoppiato.

All’interno di questo articolato sistema psicoterapeutico si colloca la pratica fotografica. Qui l’immagine prodotta non è valutata quale espressione d’arte in sè, ma semmai come una costruzione metaforica, e quindi nei termini di metacomunicazione fra l’Autore e gli Altri, terapeuti compresi. A volte essa consente di esprimere l’indicibile, quel che il messaggio verbale non saprebbe formulare; e senza sottostare alle censure difensive o ai meccanismi di rimozione che chiunque frappone nei confronti del proprio subconscio.

Da tre anni a Roma è in corso una sperimentazione in questo senso presso il Centro "Opera Don Calabria –Albero Blu" che agisce in collegamento e si trova nel territorio della ASL RM E. Qui vengono assistiti giovani portatori di situazioni di diversa abilità psichica, di varia diagnosi e livello. Le attività applicate sono, fra le altre, laboratorio di ceramica, del vetro, di pasticceria. E qui opera un Gruppo di lavoro specializzato in fotografia, facente capo agli Operatori Marco D’Eramo e Miriam Miraldi.

Ne parliamo con Donatella Castiglione Humani, docente di fotografia e referente tecnica del Progetto. D: Perchè la fotografia?

R: Perché è un’attività immediatamente fruibile. Chi volesse suonare ilpianoforte, o anche dipingere, dovrebbe sottoporsi ad un apprendistato più o meno lungo prima di ottenere risultati interessanti. Al contrario, la fotografia oggi si avvale di tecnologie talmente evolute che chiunque, con una fotocamera non particolarmente ambiziosa, può realizzare lavori per qualche verso considerevoli. Inoltre, la semplicità di uso delle fotocamere che sono state scelte per quest’Esperimento Pilota consente agli Assistiti di produrre fotogrammi significativi; ovviamente con la collaborazione costante degli specialisti che coordinano il Progetto, e che lavorano sulla creazione/percezione del fotogramma interpretandone il processo creativo, in questo caso, come l’espressione di un bisogno.

D: Come operate, nel concreto?

R: I gruppi, di 6-10 persone accompagnate dagli operatori, realizzano Fotosessions in piazze o altri siti di particolare significato, che a Roma certo non mancano; o in alternativa in luoghi del litorale romano, oppure in campagna. Queste uscite guidate si alternano con gli incontri settimanali in sede, dove si proiettano le immagini così realizzate, che vengono discusse con la partecipazione di tutto il gruppo. Ciò che per i fotografi è solitamente il prodotto finito, cioè il fotogramma, in questo contesto è mero punto di partenza per il lavoro di gruppo, di presa di consapevolezza.

Con gli scatti più interessanti si allestiscono periodicamente delle mostre; è stato fatto anche un calendario, e ora pensiamo di pubblicare un piccolo album.

D: I vantaggi di quest’intervento?

R: Sono duplici, diagnostico e terapeutico. Le foto scattate dal singolo Assistito durante le giornate dedicate alle Fotosessions vengono poi sottoposte al vaglio collettivo degli psicologi, oltrechè del gruppo: ed emergono sempre informazioni utili per la valutazione del singolo soggetto, e del suo percorso personale. Infatti, altro è affrontare una biografia nel reale, altro è trovarla proiettata per immagini che, svincolate dal divenire nel tempo, consentono all’Operatore un esame diverso e più libero.

Oltre a rendere possibile l’analisi di questi dati, l’atto del fotografare è gradito e motivante per persone che soffrono per esempio di stati depressivi o di altre sindromi; passando dall’agire al pensare, esso le incentiva a lavorare insieme e migliora il loro vissuto di realtà e la loro capacità rapportuale. Che è poi l’obiettivo di quest’indagine sulla relazione d’aiuto a mediazione artistica.

D: Quali sono i punti di forza, e le criticità del fare fotografia intesa come terapia?

R: Non parlerei di criticità vere e proprie; ma è chiaro che l’intera operazione ha un senso solo se è incardinata in un progetto terapeutico ben più ampio, e adeguatamente strutturato sia sotto il profilo medico che psicologico.

Nella presente iniziativa considero un punto di forza la convergenza operativa di più Istituzioni qualificate: il fondamentale lavoro del "Don Calabria" è affiancato dalla Scuola Medica Ospedaliera che fa capo agli adiacenti Ospedale "Cristo Re" ed Università Cattolica: gli specializzandi del Corso di Psicoterapia fanno tirocinio affiancando i professionisti del Centro, ed apportano un utile contributo. D’altra parte, il mio ruolo è di valorizzare gli aspetti creativi dell’attività fotografica degli Assistiti; e i miei studenti di fotografia fiancheggiano a loro volta sia l’attività in uscita che le sedute presso il Centro. Questi "osservatori", psicoterapeuti e fotografi, offrono una presenza estremamente discreta, per non interferire con il personale lavoro di ricerca interiore dei ragazzi; ma il loro intervento sembra essere apprezzato.

D: Gli sviluppi ulteriori che sperate per questo Progetto Pilota?

R: Penso che il plusvalore del nostro lavoro sia il confronto fra le esperienze. E’ grazie a questo che possiamo arricchire, per esempio, i criteri di decodifica delle immagini prodotte. Ancora, ci stiamo sempre più spostando dal considerare gli scatti singoli all’analizzare intere serie tematiche, anche numerose, assemblate per ogni singolo Assistito. La chiave di lettura per l’Operatore, e la gratificazione per il soggetto, se ne avvantaggiano molto.

Infine, è allo studio un Progetto di lavoro fotografico dedicato alle persone HIV positive; e lo immaginiamo realizzabile sia per piccoli gruppi, che per individui o per famiglie. Chiaramente, questa iniziativa porrà questioni di enorme delicatezza per la sua gestione; ma, disponendo di collaborazioni interessanti, saremmo fiduciosi di poterne trarre altrettante soddisfazioni.

Informazioni e sedi: info@operadoncalabria.it ; info@baat.org; www.artiterapie.net; APIART Associazione Professionale Italiana Arte Terapeuti, Via Barbeira 13, Bologna.

ndr: per maggiori informazioni sull’arteterapia è possibile anche consultare il sito www.centrostudiarteterapia.org


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