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I nodi della politica

Dini, Prodi e i sette punti capitali

Ti attacco, cosi non cadi, anzi più ti attacco più sistemiamo le caste.

mercoledì 2 gennaio 2008 di Umberto Calabrese


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In una lettera al ’Corriere della Sera’ il leader dei liberaldemocratici Lamberto Dini, firmata anche dal senatore Natale D’Amico, articola in sette punti le sue richieste al governo. E premette: "Il presidente del Consiglio manifesta un ottimismo basato su una valutazione dell’attuale stato dell’economia e della qualità del nostro vivere civile del tutto distorta. Capita a chi è incaricato di alte funzioni politiche di perdere la precisa cognizione della realtà.

In questi casi richiamarlo a un fattivo realismo è un preciso dovere civico’.

1) "Una decisa azione per la riduzione della spesa pubblica" ad esempio tagliando "il 5% dei lavoratori pubblici".

2) "Il ridimensionamento delle persone che vivono di politica" ad esempio con abolizione delle province.

3) "Una riduzione fiscale per i contribuenti, secondo un percorso graduale ma annunciato in partenza".

4) "La rinuncia alle centinaia di programmi inconcludenti nei quali vengono disperse le risorse europee dei fondi strutturali, che lasciano il Meridione nella penosa situazione in cui si trova".

5) "Realizzazione del sistema nazionale di valutazione dei risultati scolastici, per legare ogni incremento reale delle retribuzioni degli insegnanti a livello e dinamica della preparazione scolastica degli allievi".

6) "Riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione feriale dei termini processuali" contro i ritardi della giustizia.

7) "Ridimensionamento del ruolo della politica nella gestione della sanità pubblica".

Prodi fa subito sapere che:"Sono tutti spunti di riflessione, suggerimenti di cui terremo conto. Abbiamo una serie di riflessioni già compiute, che metteremo a confronto. Ma non è che una verifica al giorno tolga i problemi di torno...".

Anche in questi sette punti, che sembrano più una estrema richiesta di non rottura, che un ultimatum. Lamberto Dini, suggerisce delle scelte populiste che sa bene, Romano Prodi, non può attuare. Ma Romano Prodi, li prende come spunto di riflessione per il vertice? Che significa?

Aboliamo le Province, operazione altamente popolare, un atto concreto.

Recita uno dei sette punti.

Peccato che proprio l’Ulivo, e poi il Governo Berlusconi, abbiano dato ad un Ente quasi inutile, delle competenze per renderlo utile.

E quindi, mi domando? un po’ alla Andreotti, vuoi vedere che penso male e faccio peccato ma ci indovino?

Quindi se eliminiamo le Province, e quindi i cittadini non scelgono più i propri rappresentanti, le strade, l’acqua e l’ambiente, per non parlare delle scuole e del demanio tutte competenze della Provincia, solo per fermarmi ai macro settori, chi le amministra? Vuoi vedere che ti fanno delle Agenzie o Autority a nomina partitica, che assorbono personale e funzioni e così, noi cittadini, non solo non ratificheremo più le scelte dei partiti, ma non avremo più il controllo dei politici di professione, che verranno nominati in tutta tranquillità e siccome non ci saranno partitini a fare "ricatti", i segretari dei grandi partiti avranno "mani libere".

Quindi sempre, facendo molti peccati, prossimamente don Francesco, il mio Parroco sarà molto impegnato. Vuoi vedere? Anzi lettori di Agorà Magazine, provate voi ad analizzare i sette punti degni di riflessione, per vedere se possiamo ipotizzare Agenzie ed Autority per ogni punto.

Forse scopriamo che non c’è bisogno del referendum né di nuove leggi elettorali meglio nominare che fare primarie vere, e mettersi nel gioco democratico con i cittadini, che magari non mi votano?

E siamo solo al secondo giorno, del vecchio anno nuovo!


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