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Dai fatti di Napoli esce una desolante Italia improvvida nel gestire le proprie scorie

Rifiuti: attacco a Pecoraro Scanio dagli inceneritoristi

giovedì 10 gennaio 2008 di Roberto De Giorgi


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Noi saremmo ambientalisti del no, fuori moda, dopo i fatti di Napoli. Viene fuori una cultura strana, che sembra imporre a medici e scienziati che pensano alla salute dei cittadini affinchè facciano un passo indietro, a moderarsi come dice Rutelli ( quello che vorrebbe mettersi un inceneritore nel proprio giardino)

Non ci stiamo a cadere nella trappola del ragionamento emergenziale. Un asse strategico del ghota dell’alta finanza che gestisce gli affari delle grandi opere, quelle stesse che nella Impregilo hanno creato il dramma di Napoli, senza lasciare un impianto di trattamento degno di questo nome, stanno concentrando l’attacco al Ministro per l’Ambiente per aver detto troppi NO.

E’ vero semmai il contrario. Il diffuso movimento ambientalista ha sempre criticato i Verdi tacciandoli di incoerenza. per non aver portato fino in fondo le battaglie, come sulla beffa dei contributi elegargiti a petrolieri ed inceneritoristi dai fondi per il rinnovabile. Fatti e misfatti che ci vedono sul banco degli imputati nell’Europa civile.

Il problema è che sulla gestione dei rifiti non si puo’ fare demagogia, nè polemica politica. Perchè, come ha sempre insegnato Giorgio Nebbia, i rifiuti sono merci e vanno trattati col senno della scienza ed un pizzico di coscienza.

Come accade a tante città italiane, amministrate dal centro sinistra o dal centro destra, la gestione dei rifiuti è regolata dalla separazione in casa delle singole frazioni, tenendo conto che dal punto di vista scientifico ( e quindi non politico) il 97% dei rifiuti solidi urbani è classificabile e quindi riportabile al suo status di materia.

Rispetto a questo, il contributo energetico che puo’ derivare dal recupero è di gran lunga superiore a quello prodotto dalla combustione e diventa una risorsa per tutti, per le imprese ( ad es. una cartiera risparmia materia prima ed il 90% di energia), il Comune che riceve contributi dalla filera Conai ed i cittadini che possono pagare meno tasse.

Se una istituzione decente si muove su questa linea, i cittadini non hanno ragione di incazzarsi per rifiuti maleodoranti. Se lo scarto alimentare lo togliamo dalle buste di plastica ( dove l’assenza di aria provoca marcescenza) si inertizza senza odore e senza disagio sociale.

Se la frazione residua si gestisce a freddo ( che altro non è che un impianto con tecnologie appropriate a separare l’inseparabile, a recuperare ancora frazioni riciclabili ed a trattare organico sporco stabilizzandolo) si va nella direzione del rispetto dell’ambiente.

Peooraro ha la colpa di aver parlato troppo in questa direzione, di aver organizzato il Patto per il Clima. Un pezzo troppo forte, che ha, come alleato, un pezzo dell’America che sta cambiando. Fa paura. Ecco perchè.

Ho scritto un pezzo tecnico e sono finito in politica. Ma non ci posso far niente. E’ il clima che si respira.


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