Graziano Cecchini: “palline futuriste” a Piazza di Spagna
domenica 20 gennaio 2008 di Francesca Mentella
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Sarà processato per direttissima, ma lui Graziano Cecchini, dotato di notevole pragmatismo sembra non preoccuparsene, affermando piuttosto di aver illuminato con il suo gesto un’Italia sepolta nel buio dei rifiuti.
Cecchini, sedicente artista, già ideatore della beffa futurista a Fontana di Trevi, ha colpito ancora. Stavolta il divertissement, com’è noto, si è manifestato con una saltellante quadricromia di cinquecentomila palline gettate dalla scalinata di Trinità dei Monti. Le immagini hanno fatto il giro del mondo e lui, è ormai famoso.
Tutto calcolato: la multa, l’avvocato, lo sponsor, le televisioni, i giornali. Luca Telese, dalle pagine de Il Giornale, riporta come già la sera prima avesse avvisato con un sms i giornalisti che lo avevano seguito nella “precedente edizioneâ€: “Domani, 8.30, piazza di Spagna, azione futuristaâ€.
Disoccupato, una vita da precario-ribelle vissuta negli ambienti della destra extraparlamentare, afferma di vivere ancora in una casa popolare con mammà . Ma nella contestazione, lui ora preferisce parlare di arte o meglio: di un’operazione artistica che va oltre la protesta, di una performance il cui unico intento è quello di spiegare la bellezza del colore e la dinamica del movimento.

Nelle sue intenzioni si scopre la volontà di destare il sonno di una popolazione rassegnata di fronte alla deriva italica. Dalla scalinata più famosa del mondo lancia la sua contestazione e il suo singolare grido d’allarme, come aveva già fatto con la fontana di Trevi, colorandola di rosso, colore che evoca segnali di emergenza.
Ospite al Maurizio Costanzo Show e a Tetris (La 7, programma condotto da Luca Telese), come le sue palline rimbalza da una trasmissione all’altra.
Tutti hanno acceso i riflettori su di lui e stavolta, si sono scomodati anche i critici d’arte. Con ironia diremmo che si sono venute a delineare due “scuole di pensiero†intorno all’eclatante gesto del performer. Da una parte l’immancabile Sgarbi, che plaude all’iniziativa, dichiarandosi correo e “colpevole per concorso ideologicoâ€, attribuendo al Cecchini lo status di artista, (che tra l’altro questa volta si è preso da solo, senza bisogno di farsi accreditare dalla “critica ufficiale").
Sull’altro fronte troviamo il noto e autorevole critico Achille Bonito Oliva il quale, più cauto, condanna l’uso troppo disinvolto dei monumenti e parla di operazione già vista bollando il gesto come “inutile e vecchio, dovuto ad ignoranza culturaleâ€.
Sicuramente un invito al movimento quello di Cecchini (con una simpatica e metaforica allusione al movimento-giramento delle "palline"..), manifestato in un modo irriverente e trasgressivo, attraverso forme che richiamano velatamente e confusamente le avanguardie. Nulla di nuovo: e qui ci sentiamo di avallare la tesi di Bonito Oliva.
La vera opera d’arte sollecita pensieri e concetti senza mai lasciarsi esaurire da nessun pensiero e da nessun concetto. Con un lavoro di creatività mette in mostra il versante sensibile, l’ immaginazione e soprattutto dà occasione di pensare molto, aggiungendo cose nuove al già detto.
Calcolato, non violento e divertente, il gesto spicca per creatività ma non aggiunge nulla in termini di innovazione. C’è differenza tra l’ opera di genio -che dovrebbe fornire nuove regole all’arte per la comprensione dell’esistente- e la semplice "trovata geniale" ed è proprio qui che, malgrado gli elogi di Sgarbi, simpaticamente si arresta il gesto di Cecchini.
Ma in fondo sentiamo abbastanza vicino questo bizzarro contestatore! Autoproclamandosi artista a Cecchini va almeno riconosciuto un merito: quello di essersi reso conto e di aver messo in evidenza al grande pubblico che l’arte, quella vera e seria, facendosi testimone del proprio tempo, è un potente mezzo per veicolare messaggi importanti.
Per questo Cecchini ci fa simpatia, anche se in fondo, a giudicare dalle sue parole la sua vera passione, più che l’arte, ci sembra la politica: “I politici vengono eletti dal popolo e hanno paura del popolo (girano con le auto blu..). Berlinguer e Almirante giravano senza scorta ed erano tempi in cui fischiavano le pallottole. Oggi fischiano le cazzate e i politici hanno più paura...â€. E’ per questo girano scortati?.. Forse.
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Francesca Mentella
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