L’incredibile vicenda di Europa 7 e Rete 4 (ultima parte)
lunedì 11 febbraio 2008 di Paolo Dimalio
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Il condono definitivo per Rete 4 è la legge Gasparri. Il meccanismo è semplice. Basta modificare le soglie antitrust et voilà : Rete 4 non è più “eccedente†e può tenersi le frequenze, con buona pace di Europa 7.
La Gasparri conferma il limite del 20% delle frequenze avallato dalla Corte. Ma lo spalma sulla tv analogica e digitale. Il problema è che il digitale terrestre ancora non esiste. Niente paura: le Gasparri impone alla Rai di costruire due reti entro il 1 gennaio 2004. Una rete digitale trasporta 5 canali. Significa che al 31 dicembre 2003, quando scade l’ultimatum per Rete 4, i canali televisivi via etere saranno 21 (11 analogici e 10 digitali). Ma anche se la Rai costruisse una sola rete, al Cavaliere andrebbe di lusso. Basta che tra analogico e digitale si arrivi a 15 canali terrestri (cioè via etere). Il 20% di 15 infatti è 3. E 3 sono le reti Mediaset, di colpo perfettamente in regola con l’antitrust. La legge Gasparri è un capolavoro. I costi enormi delle reti digitali cadono tutti sulla Rai, cioè sui contribuenti. Sono i denari pubblici a salvare Rete 4.
Lo stesso escamotage viene applicato per i tetti pubblicitari. La Maccanico stabiliva il limite del 30%. La Gasparri lo abbassa addirittura al 20%. Ma allarga a dismisura la torta pubblicitaria. Il 20% infatti non va calcolato sul mercato televisivo, bensì sul Sic (Sistema integrato delle comunicazioni) che mescola Tv, stampa, cinema, libri, musica, fino ai cartelloni stradali. Il Sic mette in regola Mediaset e le spalanca margini di crescita enormi. D’incanto, il monopolio berlusconiano diviene legale. Ma la Gasparri fa molto di più. Posa una lapide sulle speranze di Europa 7 e congela il duopolio Raiset sine die.
La parola magica è “digitaleâ€. Una frequenza analogica trasporta un solo canale televisivo. Una digitale, come si è visto, ne trasporta 5 (grazie alla compressione del segnale). Nell’era dei bit, quindi, c’è posto per tutti. Che senso ha perder tempo con l’analogico? Meglio rottamare il passato e sgombrare il terreno al digitale terrestre. Così la Gasparri mette definitivamente in soffitta il Piano delle frequenze (analogiche), che Di Stefano attende dal ’98. E stabilisce un principio molto semplice: solo chi trasmette in analogico può costruire una rete digitale. Morale: il digitale terrestre non scalfirà il duopolio Raiset. E comunque, nell’attesa che i bit decollino, tutto resterà come prima. Rete 4 con le sue frequenze, Di Stefano a mani vuote.
Anche l’Ulivo ha fatto la sua parte. Ad affossare il Piano nazionale delle frequenze, che avrebbe consentito ad Europa 7 di partire, inizialmente è una legga del centrosinistra: la n. 66 del 2001. Poi la Gasparri ci mise su una pietra tombale.
Il provvedimento è bocciato dal presidente Ciampi, che nel dicembre 2003 rifiuta di firmarla rispedendola in Parlamento. Per un attimo, Fede & Soci rischiano davvero di finire sul satellite. Ma solo per un attimo. La vigilia di Natale, a sette giorni dall’ultimatum della Corte, “Sua emittenza†vara il “decreto salva Rete 4â€. Poi una maggioranza blindata approva la Gasparri, praticamente identica al testo bocciato da Ciampi.
Le speranze di Di Stefano sono al lumicino. Il sogno di una tv lontana dai partiti e al servizio dei cittadini definitivamente infranto. Per anni si è schiantato contro un muro di gomma. I partiti lo hanno osteggiato, la grande stampa ignorato.
La scossa arriva dal Vecchio continente. Dopo una serie di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, il caso Europa 7 approda sul tavolo Ue. Il 18 luglio 2007, il commissario alla concorrenza Neelie Kroes boccia senza appello la Gasparri, colpevole di favorire le vecchie emittenti nel passaggio dall’analogico al digitale terrestre. La Gasparri, secondo l’antitrust europea, “concede vantaggi ingiustificati agli operatori analogici esistentiâ€, sbarrando l’ingresso alle nuove antenne. Eurolandia chiama in causa proprio Europa 7. Sotto accusa la norma che “prolunga, sino alla data dello switch-off [la fine dell’analogico], le autorizzazioni per continuare le trasmissioni analogiche terrestri da parte di operatori che non hanno ottenuto la concessione analogica. Tale disposizione - si legge nella relazione Ue - attribuisce a questi operatori un chiaro vantaggio, a danno di altre imprese, in particolare di quelle che, come Europa 7, hanno una concessione analogica ma non possono fornire servizi di trasmissioni analogiche terrestri per mancanza di frequenzeâ€. Il messaggio è chiaro. Dice la Gasparri: finchè ci sarà l’analogico, chi non ha la concessione può continuare a trasmettere su frequenze che non gli spettano. E quando l’analogico andrà in pensione, solo chi ha le frequenze avrà diritto alle reti digitali. Per le leggi italiane, Di Stefano non ha scampo.
Dopo la scomunica della Commissione europea, dal Vecchio continente arriva un altro macigno sulla Gasparri e Rete 4. Il 31 gennaio 2007 la Corte di Giustizia europea condanna con parole di fuoco il sistema delle concessioni in Italia. “Tale regime – si legge in una nota diffusa a Bruxelles - non rispetta il principio della libera prestazione di servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionatiâ€. Per i giudici del Lussemburgo, il regime transitorio che ha permesso a Rete4 di trasmettere senza concessioni è contrario al diritto comunitario.
L’Europa ha emesso il suo verdetto: lo Stato ha derubato Europa 7 delle frequenze che gli spettano, consegnando la refurtiva a Rete 4. La Corte di giustizia è giunta a questa conclusione malgrado le resistenze dell’Avvocato generale dello Stato italiano, spedito in Lussemburgo dal governo Prodi a perorare la causa della Gasparri. “Legge vergognaâ€: così la bollò l’Unione in campagna elettorale, promettendo solennemente di abrogarla. Ad urne chiuse, la folgorazione sulla via di Arcore. La legge “salva Rete 4†è intatta, e il centrosinistra l’ha pure difesa dinanzi ai giudici europei. E’ l’ultimo omaggio della “banda Prodi†a “Sua emittenzaâ€. Basta ricordare la legge Maccanico e il cavillo-truffa che espelle Rete 4 dall’etere senza dire quando. L’ “abilitazione speciale†del Ministro Cardinale. La cancellazione del Piano Nazionale delle frequenze con la legge n. 66 del 2001. Il silenzio assordante sul caso Europa 7.
Dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea, Di Stefano ha chiesto due cose: un maxirisarcimento e che il maltolto gli sia restituito. L’Italia invece rischia una multa da 400 milioni di euro al giorno, se la Gasparri non viene abrogata e le leggi italiane in materia televisiva non si adegueranno alle norme comunitarie. Pagheranno i contribuenti, s’intende. Ora la palla passa al governo, cioè con buone probabilità a Berlusconi. Che se tenesse alle casse pubbliche come alle sue tasche, gareggerebbe per il Nobel.
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Paolo Dimalio
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