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Relazione sull’attribuzione della “Città ideale”

Giorgio Mangani dall’Univpm alla Sorbona:

Comunicato Univpm

venerdì 14 marzo 2008 di Università


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La cosiddetta Città ideale della Galleria Nazionale delle Marche al Palazzo Ducale di Urbino è una delle più note icone delle Marche, ma non se ne è mai capito bene né il significato né identificato l’autore (l’attribuzione più comune è a Luciano Laurana).

Questa specie di “mistero†è stato ora svelato da un geografo e storico della cartografia, docente a contratto dell’Università Politecnica delle Marche (Facoltà di Economia “Giorgio Fuàâ€), Giorgio Mangani, che è stato chiamato a illustrare la sua “versione dei fatti†all’Università di Parigi IV, nota come la “Sorbonaâ€, nel corso di un seminario internazionale dedicato a “Meditazioni cosmografiche nel Rinascimentoâ€, con una relazione dal significativo titolo “Città per pregareâ€.

La tesi di Mangani parte dalle analisi compiute nel 2006 da Gabriele Morolli, storico dell’architettura all’Università di Firenze, per la mostra dedicata a Leon Battista Alberti nel 2006, da lui proposto appunto come possibile autore del dipinto. Ma la novità sta nel fatto che la tavola era probabilmente parte di un “lettuccio†ducale, una specie di divano, luogo della meditazione silenziosa analoga a quella praticata nel famoso “studiolo di Federico†urbinate.

“La tecnica della meditazione antica, rilanciata nel XV secolo da umanisti come Alberti – sostiene Mangani - utilizzava infatti figure di architettura e di città (chiamate “palazzi della memoriaâ€) per aiutare la riflessione silenziosa. Ogni palazzo raffigurato veniva cioè utilizzato per fissare e separare dagli altri un pezzo di ragionamento e per questo motivo era una caratteristica decorazione di studioli, camere da letto e cori monastici, tutti luoghi deputati alla meditazioneâ€.

Ricollegando con la tavola urbinate questo utilizzo pratico delle figure urbane alle idee di Alberti, che aveva sostenuto la priorità e l’importanza del “progetto†di architettura come atto meditativo e mentale precedente il progetto esecutivo, gli studi di Mangani consentono di capirne oggi la funzione, pratica e intellettuale, e di confermare la comune sensibilità esistente tra Alberti e il duca Federico, suo amico, tramandate dalla tradizione e, infine, di proporre un significato meno vago e più storicamente preciso della famosa definizione del palazzo ducale di Baldassarre Castiglione, cortigiano del duca, che aveva definito il palazzo di Federico “una città in forma di palazzoâ€. Il palazzo non era dunque solo un edificio, ma qualcosa di più: era un “palazzo della memoriaâ€, cioè uno strumento utile per ragionare e leggere silenziosamente, come amava farsi rappresentare il duca nelle sue pose ufficiali.

Giorgio Mangani insegna Geografia economica e politica all’Università Politecnica delle Marche di Ancona. E’ stato Fellow del Center for the History of Cartography della Newberry Library di Chicago, ha insegnato nelle Università di Urbino, Bologna, Bergamo; lavora in campo editoriale. Si occupa di storia del pensiero geografico, di storia della cartografia e di teoria del paesaggio. Tra i suoi lavori: Il “mondo†di Abramo Ortelio. Misticismo, geografia e collezionismo nel Rinascimento dei Paesi Bassi (Modena 1998, rist. 2006); Cartografia morale. Geografia persuasione identità (Modena 2006); Topica del Paesaggio («Bollettino della Società Geografica Italiana», 3, 2005).


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