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Ha un punto di domanda il titolo del libro scritto dall’ex deputato del PCI

Il Nucleare di Chicco Testa

Ma si nota la svolta, dopo "vent’anni" non è la stessa cosa, ma non è neanche la stessa persona

lunedì 31 marzo 2008 di Roberto De Giorgi


Lettori unici di questo articolo: 1982
Se hai condiviso una battaglia epocale con una persona, non riesci a capire la svolta se in quello che facevi e credevi, crescevi e costruivi la tua esperienza di vita. Con Chicco Testa ho partecipato alle iniziative contro il nucleare nel decennio che ha preceduto il referendum del 1987.

Conservo ancora l’agenda del 1980. Il 13 novembre di quell’anno alle 6,44 del mattino, arrivava a Taranto Chicco Testa, che aveva avuto l’incarico dal PCI nazionale di seguire la nascita della nuova Lega Ambiente. Proveniva dalla federazione giovanile ed era un trentenne allampanato ed un po’ incerto. Mi chiese: " devi darmi una mano a muovermi in questa organizzazione per me nuova" Quando parlava muoveva gli occhi velocemente sincronizzando il movimento delle palbebre a quello delle labbra. Un tic nervoso che ben si sposava con l’aria che girava in città.

Si parlava in città di una ipotesi di costruire una centrale elettrica a carbone. Dopo il raddoppio dell’italsider quella scelta appraviva come folle. Ma in quegli anni era più dura di oggi la corteccia cerebrale degli idioti. Si partiva da lì, per costruire l’associazione. Chicco Testa seduto, in piedi Klaus Patzwa, foto roberto de giorgi 1981

Avevo già messo su un gruppo di tecnici italsiderini nell’Arci-Ambiente. Era la cellula che avrebbe dovuto replicarsi e crescere. Una anno dopo, a Rimini, la delegazione di Taranto era più numerosa di quella di Bologna.

La battaglia sul nucleare investì la Puglia con l’individuazione del sito di Avetrana che mi costò una incazzatura con D’Alema

Cosa si puo dire di una persona che conosci? Che almeno ci hai condiviso qualcosa. Con Chicco abbiamo condiviso tutto questo, la scoperta del Pollino che conquistavamo con Giorgio Braschi, i campeggi ecologici insieme. le cene, il cinema visto di corsa a Bari prima di prendere il treno. Eppure ci divideva il futuro, all’epoca non potevamo saperlo.

Chicco è finito a far parte di quella casta che ti fa passare da un incarico all’altro, senza un giorno di ferie. Con questo ritorno al nucleare, anche se posto sul livello di domanda, è tutta una esperienza govanile che crolla.

Siamo pronti ad una nuova battaglia? Oppure, come dice lo stesso Testa, oggi un 54% sarebbe favorevole? Il dibattito è già aperto.


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