La Terra perde la sua pelle, al Sud avanza il deserto
martedì 11 settembre 2007 di Francesco Pacienza
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Un dato che negli ultimi anni sta emergendo in maniera allarmante è quello relativo alla progressiva desertificazione della Terra con particolare attenzione ai dati riguardanti le Regioni del Sud Italia. A rischio sarebbe il 52% del territorio italiano e soprattutto Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, inclusa la Costa Smeralda, e Sicilia. Ma cosa si intende per desertificazione? La definizione di desertificazione comunemente adottata a livello internazionale è: "il degrado delle terre aride, semiaride e sub-umide secche attribuibile a varie cause tra cui le variazioni climatiche e le attività umane". In base ad un criterio di produttività biologica, la Conferenza delle Nazioni Unite sulla Desertificazione, tenutasi a Nairobi nel 1977, adottò una definizione di desertificazione come "riduzione o distruzione del potenziale biologico del terreno che può condurre a condizioni desertiche". Un suolo viene definito desertificato quando registra una presenza di sostanza organica inferiore all’1%; viene definito in via di desertificazione con una presenza di sostanza organica inferiore al 2%.

Quindi la correlazione esistente tra desertificazione ed attività umane, intese come agricoltura intensiva piuttosto che come sfruttamento senza limiti delle risorse del suolo, è molto stretta e si basa esclusivamente sulle ripercussioni che determinate attività umane hanno e producono sull’ambiente. Le variazioni climatiche sono una conseguenza di massicce immissioni di CO2 e gas serra nell’atmosfera, CO2 che proviene non solo dagli insediamenti industriali ma anche da pratiche sbagliate utilizzate nel tempo nell’agricoltura o nelle attività silvo-forestali: la bruciatura degli scarti delle potature o l’uso massiccio di concimi chimici ed antiparassitari, per esempio. Inoltre l’impoverimento della sostanza organica del suolo è uno dei fattori scatenanti per la perdita della capacità produttiva dei suoli agrari. Già nel luglio 1999 le Linee Guida riconoscevano la validità di alcune delle norme già esistenti per la gestione del territorio e delle risorse idriche per la lotta contro la siccità e la desertificazione; individuavano la necessità di promuovere il coordinamento tra i vari organi dello Stato per raggiungere l’obiettivo di prevenire e mitigare i rischi di degrado del territorio, specie nelle regioni dell’Italia del Sud e nelle isole. Nonostante l’Italia sia stato il secondo Paese europeo mediterraneo ad adottare il PAN per la lotta alla siccità e alla desertificazione e avesse stabilito le politiche e le misure da attuare da parte dello Stato, delle Regioni e delle Autorità di Bacino per combattere la desertificazione e la siccità in Italia; esse hanno prodotto risultati insoddisfacenti tanto da far scattare l’allarme sulla desertificazione di queste aree. Nonostante nel PAN fossero stati adottati quattro settori di intervento quali la protezione del suolo, la gestione sostenibile delle attività produttive ed un progressivo riequilibrio del territorio; nonostante tutto ciò il Sud Italia presenta una larga area del suo territorio a rischio desertificazione.
Un grosso contributo alla lotta alla desertificazione potrebbe derivare dall’uso del compost nell’agricoltura. Infatti, il compost, rivestirebbe un ruolo essenziale nella conservazione della qualità dei suoli: nei confronti dei paesi del centro e del nord europa si sottolinea il ruolo particolare dei paesi mediterranei: gran parte del territorio italiano è assimilabile per le peculiarità pedoagronomiche e climatiche a Spagna e Grecia; è estremamente importante per l’Italia "gestire la risorsa sostanza organica"; il compost, quale fonte di sostanza organica, potrebbe rappresentare un elemento chiave per l’attenuazione di tali fenomeni. Decenni di agricoltura intensiva e concimi chimici hanno fatto diminuire drasticamente la sostanza organica naturalmente presente nei terreni. Gli scarti di cucina, se raccolti in modo differenziato, insieme a sfalci verdi e ramaglie possono essere efficacemente trasformati in fertilizzante organico.
Tra i vantaggi della fertilizzazione organica, c’è anche il contributo alla riduzione dei gas serra responsabili dei mutamenti climatici. Infatti, la materia organica presente nel terreno permette di trattenere al suolo il carbonio evitando che venga disperso in atmosfera.
Secondo l’autorevole parere del Prof. Sequi, dell’Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante del Ministero delle Risorse Agricole e Forestali, Membro del Comitato Scientifico di APAT “basta uno 0,14% di materia organica in più nei terreni agricoli per trattenere al suolo una quantità di carbonio pari alle emissioni italiane di un anno†.
Giova ricordare come produzioni di pregio come la viticoltura, la frutticoltura, l’agricoltura biologica in molti distretti agricoli che si trovano già in stato di pre-desertificazione, come avviene nel Sud Italia, trarrebbero enormi benefici dall’impiego di sostanza organica.
La Comunicazione sulla Strategia per il Suolo, recentemente emanata da parte della Commissione Europea, sottolinea fortemente il ruolo della fertilizzazione organica, sia per la lotta alla desertificazione che per promuovere il “sequestro†di carbonio all’interno del suolo, contribuendo alla lotta al “cambiamento climaticoâ€. Infine ribadiamo con forza che l’impiego di sostanza organica è uno strumento di primaria importanza per fermare tali processi, grazie alo sviluppo delle attività biologiche, alla migliore ritenzione idrica, alla prevenzione dei fenomeni di erosione, ecc.
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| 10 novembre 2009 | Milena
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Francesco Pacienza
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La Terra perde la sua pelle, al Sud avanza il deserto18 giugno 2009, di PippoHo letto con interesse e preoccupazione l’articolo.Sono di Monopoli ed ho un fazzoletto di terra di circa due ettari.Da più di dieci anni ovvero da quando conduco io il terreno non ho usato più disserbanti e l’erba viene sfalciata e lascio riprodurre piante autoctone ..i residui delle potature in parte li faccio tritare e spargere sul terreno ed in parte ne faccio balle per il forno a legna e, siccome sono tante, le lascio a "marcire" sul terreno e vi assicuro che il terreno è ricco di sostanze organiche.Non faccio praticare la macinatura delle pietre(pratica devastante)Quest’anno le ciliegie dei vicini erano piene di vermi e le mie no. Il vecchio contadino pensa sia dovuto alla mia pratica di far restare il terreno "incolto" così facendo gli insetti trovano alimento per terra e non su gli alberi...che il contadino si sta ravvedendo rispetto alle sue pratiche di coltivazione intensiva e uso indiscriminato di disserbanti e altre schifezze
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