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Decreto rifiuti: ecoballe e discariche non a norma pericolose per la salute dei cittadini

Le balle di rifiuti sono l’eco-pacco di Napoli

Intanto in Germania i rifiuti non vengono bruciati ma trattati a freddo e riciclati

venerdì 30 maggio 2008 di Roberto De Giorgi


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Mentre l’europarlamentare Guidoni chiede all’Europa di intervenire sul decreto rifiuti, quaranta magistrati napoletani esprimono giudizio di incostituzionalità del decreto. Una notizia apparsa sull’Ansa e poi sparita la ricuperiamo sul Der Spiegel, la monnezza napoletana non viene bruciata ma differenziata nell’impianto a freddo della Sassonia. Sulle balle non certo ecologiche indaga la magistratura. Bell’inizio del decisionismo berlusconiano.

Le eco-balle della campania non sono mai state sincere. Anzi, il fatto stesso di avvolgere la spazzatura voleva essere un sistema di occultarne il contenuto. Il cdr.......una altra cosa. Ne parelremo in un capitolo del libro la trappola dei rifiuti.

Una notizia circolata il 21 maggio, nel pomeriggio dell’agenzia Ansa e poi risultata introvabile creando interesse e sconcerto nel mondo ambientalista: anche se il prof Federico Valerio la giudicava verosimile, avendo visitati gli impianti tedeschi.

Ora la recuperiamo sui giornali tedeschi. Non facciamo altri commenti, per il momento.

Der Spiegel" mette l’accento sugli affari tedeschi "con la sporcizia di Napoli" e rivela che i treni con i rifiuti provenienti dalla Campania hanno come destinazione Bremerhaven e Lipsia. "Mentre all’inizio i treni erano diretti a Duesseldorf e Hameln", scrive lo "Spiegel", "adesso i rifiuti provenienti dal Golfo di Napoli arrivano piu’ lontano, sulle coste del Mare del Nord e in Sassonia". Michael Schneider, portavoce della Remondis, la piu’ grande azienda privata tedesca per il trattamento di rifiuti, si e’ limitato a confermare che ogni giorno arrivano in Germania "molto meno di mille tonnellate". Schneider ha aggiunto che nell’inceneritore di Bremerhaven vengono trattati rifiuti di ogni tipo che arrivano assolutamente mescolati, dalle scarpe sportive agli avanzi di spaghetti. "Per il nostro modernissimo impianto non e’ affatto un problema", spiega il manager, "poiche’ ricicliamo tutto con un bassissimo tasso di emissioni nocive". Anche Guenter Lohmann, presidente della societa’ sassone per il trattamento dei rifiuti (Wev), conferma che non ha alcun problema nel trattare la raccolta non differenziata dei rifiuti partenopei. I rifiuti trasportati con i convogli provenienti dalla Campania finiscono nella discarica di Croebern, alle porte di Lipsia, dove nel 2005 entro’ in servizio il piu’ grande impianto tedesco per il riciclaggio biomeccanico delle immondizie, anche se la maggior parte dei rifiuti trattati sono quelli perfettamente differenziati provenienti da Lipsia e dalla regione circostante. Lo "Spiegel" scrive che nella citta’ sassone si fregano quasi le mani per gli arrivi di rifiuti dalla Campania, che contribuiscono a far girare a pieno ritmo il gigantesco impianto. "Oltre all’aspetto finanziario, noi consideriamo anche quello della prestazione di un aiuto", ha tuttavia aggiunto il manager. Il portavoce di Remondis, Michael Schneider, ha invece definito "una definitiva sciocchezza" la notizia diffusa in Italia che l’azienda intenda costruire un nuovo impianto ai confini con il Lussemburgo per trattare i rifiuti provenienti dal napoletano, considerati dal manager "un problema temporaneo"

Umberto Guidoni, europarlamentare Pdci, ha presentato un’interrogazione prioritaria alla Commissione europea per chiedere se le misure del decreto rifiuti rappresentino un elemento di pericolosità per la salute dei cittadini. Il decreto prevede infatti di mantenere nella stessa discarica "rifiuti non pericolosi" con "rifiuti pericolosi", nonché di bruciare ecoballe non a norma con il conseguente rischio di diossina. Così, Guidoni chiede alla Commissione di attuare immediate verifiche tecniche nei confronti delle misure prese dal Governo italiano a tutela dei cittadini italiani ed europei interessati.

di seguito il testo integrale dell’interrogazione

Lo scorso 23 maggio il governo italiano ha emesso un decreto legge relativo a misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania. In tale decreto si legge all’articolo 9, comma 2: "gli impianti di cui al comma 1 sono autorizzati allo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.12.12; 19.05.01; 19.05.03; 20.03.01;19.01.12; 19.01.14; 19.02.06; presso i suddetti impianti è inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.01.11; 19.01.13; 19.02.05, nonché 19.12.11, per il solo parametro "idrocarburi totali", provenienti dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti urbani, alla stregua delle previsioni derogatorie previste dall’articolo 17". Questo significa che nelle discariche per rifiuti urbani si potranno smaltire anche scarti individuati dai codici CER 19.01.11; 19.01.13; 19.02.05, classificati come rifiuti pericolosi. Quindi, in strutture attrezzate per rifiuti non pericolosi, si potranno, a dispetto delle leggi vigenti in Europa e nel resto d’Italia, stoccare fanghi contenenti sostanze pericolose, ceneri pesanti e scorie ancora farcite di sostanze pericolose, ceneri leggere comunque miscelate con sostanze pericolose.

Il decreto prevede poi che i 7-8 milioni di ecoballe che giacciono in Campania siano bruciati nel termovalorizzatore di Acerra e nei quattro termovalorizzatori che si intende costruire nella regione. Secondo la Procura di Napoli, il trattamento obbligatorio cui deve essere sottoposta la spazzatura nella prima fase del ciclo di smaltimento, e cioè separazione dell’umido dal secco e tutti gli altri processi che portano alla stabilizzazione del rifiuto, veniva certificato ma non eseguito. Questo significa che nelle discariche sono finite tonnellate di immondizia inquinante, che produce percolato, e che la regione Campania sarebbe piena di ecoballe inquinanti e pericolose per la salute.

Considerando la pericolosità di mantenere nella stessa discarica "rifiuti non pericolosi" con "rifiuti pericolosi" e di bruciare ecoballe non a norma con il rischio di diossina, non ritiene la Commissione di dover attuare immediate verifiche tecniche nei confronti di questo decreto per garantire la salute dei cittadini delle aree interessate?

Considerando che i rifiuti menzionati sono stati "esportati" nel resto d’Europa, non ritiene la Commissione europea di dover verificare l’attendibilità delle certificazioni per escludere che i rifiuti presentino le stesse caratteristiche di quelli su cui indaga la Procura di Napoli?

 


articolo Der Spiegel sulle ecoballe napoletane

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