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Chi paga per la cancellazione dell’ici? Le donne

Tagliati i 20 milioni di euro faticosamente recuperati per il Fondo alle donne vittime di violenza

mercoledì 4 giugno 2008 di Magda Terrevoli


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A parte le tante dichiarazioni e la esibita disponibilità del nuovo Governo tra i primi tagli, per coprire i mancati introiti per la cancellazione dell’ICI, ci sono proprio i 20 milioni di euro destinati al Piano di prevenzione contro la violenza alle donne. Quei 20 milioni avevano già un preciso impegno di spesa: attivazione numeri verdi, osservatorio per il monitoraggio delle violenze e molestie subite, campagna per il rispetto delle donne, sostegno alle case anti-violenza ed alle associazioni territoriali.

Ed ora? Noi donne siamo sempre state contro la strumentalizzazione a fini politici di questa battaglia ed avevamo chiesto sempre interventi strutturali per un approccio diverso, consapevoli dell’errore di ridurre la questione della violenza sulle donne a fenomeno legato alla sicurezza e all’immigrazione quando il fenomeno è molto più’ complesso e riguarda per lo più’ la violenza familiare.

La violenza sulle donne è una dolorosa e amara questione la cui valutazione e ripugnanza dovrebbe unire, invece che dividere, nel trovare una soluzione adatta e duratura. L’ultima ricerca dell’Eures, dimostra che un omicidio su quattro in Italia avviene in famiglia, tra le mura domestiche. Il 70% delle vittime sono donne, soprattutto casalinghe, uccise quasi unicamente per ragioni passionali o in seguito a liti e difficoltà in famiglia.

I dati sulla violenza a nostra disposizione, indicati dalle ricerche nazionali, confermano che la violenza è un fenomeno trasversale : possono esserne vittime donne di diversa estrazione sociale, economica e culturale, italiane o immigrate; sono coniugate, conviventi, o magari già separate. Molte hanno un’occupazione: sono operaie, commercianti, impiegate, insegnanti, artigiane; rilevante però è anche il numero di donne che possono contare solo su attività precarie o lavori in nero o che sono disoccupate, casalinghe, pensionate. In quasi tutti i casi il maltrattamento avviene all’interno di una relazione stabile: l’autore non è quasi mai uno sconosciuto, è il marito, il compagno, il fidanzato, più raramente il padre o il fratello. Lo stereotipo ancora piuttosto radicato secondo cui le situazioni di violenza contro le donne possano essere ricondotte a problemi di forte disagio socio-economico o psicologico non è confermato dai dati

È quindi materia da affrontare tutte insieme eppure , il tanto decantato clima di dialogo ritrovato, che dovrebbe portare a decisioni comuni, non esiste per questioni tanto importanti che riguardano i diritti umani delle donne.

Vorremmo non vedere più spettacoli come quelli registrati sui giornali di ieri in cui le donne litigavano sul da farsi in una materia che inevitabilmente le riguarda tutte da vicino.

Magda Terrevoli


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