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La spazzatura è sempre li

Berlusconi torna a Napoli oggi

Ora scendono anche gli Alpini per affrontare l’emergenza

martedì 1 luglio 2008 di Redazione Ambiente


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"ACERRA: IL GOVERNO CON L’ESERCITO GETTA LA DEMOCRAZIA NELLA SPAZZATURA" dice in un comunicato Ambiente Futuro, " Ho una certa difficoltà a comprendere quali" interessi strategici nazionali" si nascondano nei cantieri dell’inceneritore di Acerra, tali da giustificare il presidio di 60 soldati della Brigata Bersaglieri Garibaldi" si domanda il prof Federico Valerio di Genova

Il 28 giugno reparti dell’esercito (intervento umanitario?) hanno preso possesso dell’inceneritore di Acerra dimostrando che sui territori campani ormai si vive un clima da “sospensione della democrazia”( in proposito su www.ambientefuturo.org vedi intervento di Tommaso Esposito).

Questa ostentazione di “muscoli” è però del tutto incapace di avviare qualsiasi effettiva soluzione alla tragedia dei rifiuti che continuano minacciosamente (con la calura in corso) a stazionare “AI BORDI DELLE STRADE”. In realtà il tentativo (puerile, se non fosse in gioco la democrazia) è quello di (tentar) far vedere che “tutto è sotto controllo” e che le soluzioni verranno da li’ a poco

“grazie” all’impegno diretto del “premier”. Ma i soldati ad Acerra RIESCONO SOLO AD UMILIARE UNA CITTA’ FERITA DA ANNI E PUNITA CON UN IMPIANTO POSTO SOTTO SEQUESTRO DALLA MAGISTRATURA, REALIZZATO (ma che dopo quattro anni non è –per fortuna- ancora terminato) senza alcuna valutazione di impatto ambientale da un consorzio di imprese sotto processo “per truffa ai danni dello Stato”. ALTRO CHE ESERCITO A GUARDIA DI INCENERITORI E DISCARICHE! Le soluzioni per venir fuori davvero dal disastro sono altre e per fortuna molto più congeniali alla democrazia: OCCORRE METTERE AL BANDO GLI IMBALLAGGI PLASTICI INUTILI (che senso ha autorizzare l’”usa e getta” nei bar e nei supermercati quando ai bordi delle strade ci sono rifiuti che aumentano di ora in ora!)… SUBITO, CON ORDINANZE DEI SINDACI, CON MOTIVAZIONE SANITARIA (visto che le plastiche a “cielo aperto” favoriscono la possibilità di incendi). OCCORRE INIZIARE SUBITO IL PORTA A PORTA CON IL SISTEMA DEI DUE CONTENITORI A PARTIRE DALLA RACCOLTA DELLA FRAZIONE ORGANICA PUTRESCIBILE. OCCORRE REALIZZARE IMMEDIATAMENTE IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO PARTENDO DA PICCOLI IMPIANTI MODULARI DA REALIZZARE NELLE CAMPAGNE. IN CITTA’ E NELLE AREE INDUSTRIALI OCCORRE REALIZZARE PIATTAFORME DI SELEZIONE DEI MATERIALI SECCHI (CARTA, METALLI, VETRO, PLASTICHE) DANDO LAVORO A CENTINAIA DI DISOCCUPATI. A fronte di questi semplici ma capillari interventi in grado di portare in pochi mesi tutto il comprensorio napoletano oltre il 50% di RD INVECE si continua a “partorire mostri” come nel caso della decisione della Sindaca Jervolino (ma cosa hanno fatto di male i napoletani a meritarsi la “coppia Bassolino-Jervolino!) che vuole realizzare l’inceneritore ad Agnano in piena area BAGNOLI ancora quasi tutta da bonificare. FARE CIO’ SIGNIFICA NON VOLER FAR NIENTE DI VERAMENTE CONCRETO. Crediamo che tutto l’ormai ampio movimento per rifiuti zero italiano, che in questo anni si è enormemente diffuso DEBBA CONCENTRARSI SU NAPOLI PER CONTRIBUIRE A VENIR FUORI DAL DISASTRO IN CORSO. INFATTI COME PIU’ VOLTE GAIA INTERNAZIONALE HA AFFERMATO, DALLA SITUAZIONE DISASTROSA DELLA CAMPANIA SI PUO’ VENIR FUORI SOLO ADOTTANDO IL MASSIMO DI INNOVAZIONE. E l’innovazione, nel campo della gestione dei rifiuti poggia sul coinvolgimento forte e diffuso dei “comuni cittadini”e della “società civile”. Non è un caso che, se c’è un dato positivo collaterale al disastro campano è proprio IL RUOLO SEMPRE PIU’ ATTIVO CHE LA SOCIETA’ CIVILE NAPOLETANA STA ASSUMENDO NELL’INDICARE SOLUZIONI BASATE SULLA PARTENZA QUI ED ORA DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA. L’AUTORITARISMO IMPOTENTE MA PERICOLOSO DI BERLUSCONI-BASSOLINO-JERVOLINO NON E’“PARTE DELLA SOLUZIONE DEL PROBLEMA” MA IL PROBLEMA VERO, CHE APPUNTO LA SOCIETA’ CIVILE CON L’AIUTO DI TUTTO IL “MOVIMENTO RIFIUTI ZERO (e non solo) DEVE POTER RISOLVERE RIPRISTINANDO DEMOCRAZIA E CAPACITA’ DI AUTOGOVERNO. Il prof Federico Valerio interviene sull’impianto di Acerra: " Una fredda e razionale valutazione di quello che succederà all’interno di questo impianto è che 1.000 chili di "monnezza", di cui circa 250 chili sono fatti di acqua (umidità media di un rifiuto urbano: 22-25%), componente principale dei circa 300 chili di scarti di cucina dei napoletani presenti in quei 1.000 chili e i restanti 700 chili, fatti prevalentemente di imballaggi di cellulosa, plastica, metalli e vetro, per definizione inerti, saranno trasformati grazie alla "termovalorizzazione" in 200 chili di rifiuti tossici ( le ceneri) e in 300 grammi di inquinanti altrettanto tossici immessi in atmosfera (polveri fini, ossidi di azoto, ossido di carbonio, metalli pesanti..) insieme a 44,4 nanogrammi TEQ di diossine*.

Questo significa che un inceneritore è una macchina che trasforma in composti tossici, scarti che al peggio puzzano e che l’energia che questi impianti producono è nettamente inferiore a quella necessaria per produrre, a partire dalle rispettive materie prime ( minerali, alberi, petrolio..), i beni termodistrutti.

Definire "stupida " questo tipo di scelta mi sembra il minimo.

Ma ovviamente, l’interesse strategico esiste, e sono gli elevati guadagni garantiti per i costruttori e per i gestori di questi impianti, e pagati generosamente con danaro sborsato, a loro insaputa, da tutti gli italiani.

E grazie all’emergenza, il bottino è ancora più sostanzioso, in quanto sia Prodi che Berluscono hanno reintrodotto, per gli inceneritori campani, i lauti benefici dei certificati verdi a tutta l’energia elettrica prodotta.

Che questi interessi debbano essere garantiti dall’esercito, fatto di professionisti pagati con le tasse di tutti gli italiani per tutt’altri compiti, è un fatto inquietante che ci fa tornare indietro di oltre un secolo, quando era l’esercito che interveniva a tutela dei padroni delle ferriere, contro una classe operaia fruttata che reclamava i suoi sacrosanti diritti.

* la stima delle emissioni si basa su misure effettuate sui tre inceneritori attualmente operativi in Austria


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