Federica Squarise: sciacalli in Internet lucrano sulla tragedia
mercoledì 16 luglio 2008 di Dafne Cola
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Spesso purtroppo alle tragedie si somma altro dolore. E questo perché l’avidità della gente a volte non trova confini. Degli avvoltoi, perché solo così possono essere chiamati, hanno ben pensato di lucrare su un tale lutto facendo partire sul web una raccolta fondi per la famiglia Squarise, in particolare per le spese legali. Pochi euro che sommandosi a tanti altri “pochi euro” diventano moltissimi. Si sa che per tragedie del genere la solidarietà della gente si dimostra grande. Si sente di aver potuto fare qualcosa, anche se piccolissima. Peccato che non fosse vero. Quel fiume di pochi euro è andato a ingrassare le tasche di qualcuno che nella solidarietà vede solo la possibilità di un insulso guadagno. E’ l’avvocato della famiglia, Aldo Pardo, a denunciare l’accaduto.
In tutto questo almeno vanno avanti le indagini: Victor Diaz Silva, detto El Gordo, ha confessato di aver ucciso Federica, la giovane padovana scomparsa la notte fra il 30 giugno e il 1 luglio e ritrovata morta lunedì pomeriggio in un giardino pubblico a due passi dal centro di Lloret de Mar. L’ha uccisa soffocandola con una maglietta. Un attimo prima, Federica aveva urlato di smetterla, ha disperatamente lottato per divincolarsi, è svenuta. Respirava ancora quando, imbottito d’alcol e droga, El Gordo è stato preso dal panico e in un raptus di follia violenta ha spento la giovane vita. Questa la confessione resa dall’uruguaiano (28 anni) al giudice di Blanes, Maria Teresa Ferrer, che dopo averlo ascoltato per ore, lo ha spedito in carcere con l’accusa di omicidio aggravato da aggressione sessuale. Anche se quest’ultima, ha insistito Victor, non è stata consumata.
Nonostante la confessione e la desecretazione degli atti però sono ancora molti gli elementi da chiarire: dove sia stata uccisa esattamente Federica e quando sia stata abbandonata nel giardino a Lloret de Mar, chi sia il ”testimone protetto”, se ci siano stati o meno dei complici, di chi sia l’auto nel cui bagagliaio l’omicida abbia infilato il corpo o abbia proprio consumato il delitto… Non risulta infatti che Victor ne avesse una.
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Dafne Cola
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