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Alpinismo

La Vita e la Morte. Dedicato a Karl Unterkircher

L’alpinista altoatesino Karl Unterkircher da ieri è disperso sul Nanga Parbat (8.125 m).Unterkircher è caduto in un crepaccio durante la scalata della parete Rakhiot. Le speranze di recuperare l’alpinista di 38 anni via sono quasi nulle.

giovedì 17 luglio 2008 di Aldo Di Biagio


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E’ curioso come la distanza tra queste due parole possa, invece, spesso rappresentare un concetto unico. Vita e morte che si fondono in un gesto. Vita e morte che rappresentano una scelta che si rinnova ogni giorno.

L’alpinista è così. Affronta la montagna che per lui è la Vita consapevole che potrà dargli la Morte. Non può vivere senza di Lei ma per Lei è consapevole di poter morire.

E’ solo, l’alpinista, quando affronta la parete e sa che, se sarà lei a vincere, resterà solo. L’alpinista è così altruista che non vorrà mai che un’altra vita possa essere sacrificata alla montagna, quando oramai quello che poteva essere fatto è stato fatto.

Forza, dignità e coraggio. Sono queste le sue risorse. Risorse semplici. Forse d’altri tempi. Risorse che si trasmettono tra le persone che vivono e muoiono per la montagna.

La mano che trova un appiglio. Il piede ben piantato che ti permette di salire di un altro po’. Uno sguardo ai tuoi compagni mentre sei, allo stesso tempo, solo con te stesso e percepisci la misura dei tuoi limiti con quella voglia di superarli che non ti passa mai. Uno sguardo in alto e un respiro profondo. E se per caso non ce la fai vuol dire che la legge della montagna ha stabilito che doveva andare così.

Vita e Morte non sono solo due parole ma rappresentano l’essenza di chi ha scelto questa strada. Una strada di gioia e di sofferenza.

Una strada che corre verso il cielo e ti permette di sfiorarlo.

Ho conosciuto Karl Unterkircher durante la sua salita del K2. Mi colpì la sua serenità nel momento in cui la fatica rendeva difficile qualsiasi movimento anche a chi, come me, sarebbe rimasto al campo base.

Nel momento in cui sembrava impossibile poter andare avanti lui non era né preoccupato, né affaticato.

Eri sorridente Karl perché sapevi che quella era casa tua. Sapevi già che per gli uomini come te esiste un solo destino. Che la montagna è tua ma tu gli appartieni. Sapevi già che, comunque fosse andata, non sarebbe mai finita perché vita e morte sono la stessa cosa.

Quel tuo sorriso lo vedo ancora. Quel tuo sorriso l’ho capito adesso.


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