"Salva l’Italia!" la petizione del Pd non convince tutti
mercoledì 6 agosto 2008 di Guido Laudani
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Goffredo Bettini, coordinatore dell’iniziativa politica del Pd, giustifica in parte questa scelta perché “è naturale e anche doveroso che le cariche istituzionali, e soprattutto i presidenti delle Regioni come Antonio Bassolino, collaborino lealmente con il Governo nazionale per risolvere i problemi delle loro comunità.
Ma oltre ad un piano prettamente istituzionale c’è, a mio avviso, la libertà politica di esprimersi sulle scelte generali e dannose che si stanno compiendo nel Paese”.
Laconico il leader del Pd Walter Veltroni, per il quale “ognuno fa ciò che la sua coscienza gli dice”.
Si pone ora per il Pd un problema che è contemporaneamente di immagine e di credibilità: come sia possibile che in un momento in cui si deve dare l’idea di forza e unità a tutto l’elettorato (quello proprio e anche quello di centro-destra), alla proposta di una forte mozione ci sia qualcuno all’interno stesso del partito che dica “no grazie”. Il ruolo istituzionale di Bassolino e Cacciari è evidente, ma questo non basta a giustificare il loro diniego.
Verosimilmente la petizione “Salva l’Italia!” alla fine non ha la forza e la tensione politica e morale che ci si aspetta, ma assomiglia più al solito elenco che ogni opposizione fa di quanto di negativo viene attuato e proposto dal governo. Delusione politica all’interno del Pd, con qualcuno che rimane a bocca amara perché ci si aspettava di più (e meglio)?
Testo integrale della petizione “Salva l’Italia!”: “Salva l’Italia!”. S’intitola così la petizione che il Partito Democratico ha promosso e che partirà dal fine settimana per concludersi il 25 ottobre, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal partito.
La petizione ha al centro due questioni: la difesa delle regole democratiche contro le forzature e le leggi sbagliate del governo; la lotta per far ripartire l’Italia, cominciando da stipendi e pensioni.
Il governo si occupa del Premier e ignora stipendi e pensioni. Siamo preoccupati per l’Italia. Il nostro è un Paese fermo, che non cresce.
Milioni di famiglie italiane sono e si sentono sempre più povere, soprattutto quelle a reddito fisso spendono troppo per vivere e fanno fatica a far quadrare i conti alla fine del mese.
Invece di pensare a come uscire da questa crisi, invece di tutelare i risparmi e il potere d’acquisto dei salari e degli stipendi degli italiani, invece di impegnarsi a garantire la loro sicurezza, il governo Berlusconi si preoccupa solo delle vicende personali del premier, riportando il Paese al tempo dei conflitti istituzionali, delle leggi ad personam e della confusione tra interessi privati e cosa pubblica.
Il governo contro i diritti, la giustizia, la Costituzione • Il primo provvedimento del governo è stato il tentativo, fallito grazie alle opposizioni, di salvare Rete4 dalle sentenze europee. • Il governo vuole introdurre il reato di immigrazione clandestina. In questo modo centinaia di migliaia di persone, irregolari per colpa della legge Bossi-Fini ma che già lavorano come badanti, colf e operai, rischiano di essere consegnate all’illegalità. • Per i bambini rom non integrazione e scuola, ma impronte digitali e schedatura. • Il governo vuole togliere alle indagini sulla criminalità la possibilità di usare lo strumento prezioso delle intercettazioni telefoniche. • Avanzando la proposta di bloccare per un anno i processi per i cosiddetti “reati minori” (crimini odiosi come l’estorsione, l’usura, il furto, lo stupro, lo sfruttamento della prostituzione, il traffico di rifiuti, vari casi di omicidio colposo)
il governo ha dimostrato che pur di fermare un singolo processo in cui è imputato Silvio Berlusconi è pronto a sfasciare la macchina della giustizia e ad impedire che gravi reati siano perseguiti e chi ne é accusato possa difendersi.
Per la stessa ossessiva preoccupazione, ha imposto al Parlamento di approvare in pochi giorni il “Lodo Alfano”, costituzionalmente discutibile, che sottrae in maniera automatica il Presidente del Consiglio a qualsiasi tipo di processo giudiziario che dovesse riguardarlo.
• Anche il Parlamento è sotto attacco: su una manovra di finanza pubblica di portata triennale il governo ha dimostrato l’evidente volontà di comprimere i tempi della discussione, cambiando in corsa le regole del gioco ed espropriando di fatto le Camere delle loro prerogative. Il governo contro le famiglie • Il governo non ha destinato un solo euro all’aumento di stipendi, salari e pensioni. • Avevano promesso di tagliare le tasse invece aumenteranno ancora dello 0,2%: 7 miliardi di euro l’anno, circa 350 euro l’anno in più a famiglia. • Parlano tanto di togliere ai ricchi per dare ai poveri ma il prelievo su banche, assicurazioni e imprese del settore energetico finiranno per pagarlo i cittadini con l’aumento dei prezzi. E in più i soldi che entrano allo Stato non verranno spesi per chi ha bisogno: solo 200 milioni per la “card” agli anziani (due euro al mese per chi ha una pensione inferiore a 1000 euro) sugli annunciati 5 miliardi di entrate. • Invece di eliminare gli sprechi e riorganizzare le pubbliche amministrazioni, il governo taglia infrastrutture, sicurezza, scuola,sanità e Mezzogiorno. • Per gli investimenti 10 miliardi in meno. • Per la sicurezza, dietro la demagogia di 3 mila militari nelle strade delle città, ridotte le risorse per i corpi di Polizia, con un taglio di quasi 30 mila uomini e donne nell’arco della legislatura. • Per la scuola 8 miliardi di euro tagliati e 150 mila tra personale non docente e insegnanti in meno. • Per la sanità altri 8 miliardi di tagli alle Regioni, che saranno costrette a reintrodurre i ticket su farmaci e prestazioni. Non è questo il governo che il Paese merita. Non sono queste le scelte di cui gli italiani hanno bisogno. Non è così che l’Italia avrà crescita e giustizia sociale.
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Guido Laudani
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