Agorà Magazine
la Web-TV di Agorà gratuita sul tuo sito
by ComingSoon.it

Emilio Vedova alla Galleria Nazionale D’Arte Moderna di Roma

lunedì 8 ottobre 2007 di Barbara Martusciello


Lettori unici di questo articolo: 3108
La mostra Emilio Vedova. 1919 - 2006 è a Roma dal 7 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008 per poi spostarsi dal 25 gennaio al 20 aprile alla Berlinische Galerie di Berlino, città dove l’artista visse un lungo e importante periodo agli inizi degli anni Sessanta.

Questa grande mostra alla Gnam rappresenta un ideale compimento di un progetto ipotizzato da Emilio Vedova e Palma Bucarelli nel lontano 1964, mai realizzato, nonostante tra i due professionisti ci fosse di un rapporto di stima iniziato dagli anni Quaranta e coltivato nel tempo ma mai consacrato con un’esposizione personale. Emilio Vedova Eppure, la Galleria aveva già puntato sull’artista, acquistando la sua prima opera nel lontano 1941 (una Natura morta del 1939) e poi nel 1947 la Natura morta sul mare del 1946 e nel 1956 Crocifissione contemporane. Quando, nello stesso anno, quest’opera appartenente al Ciclo della Protesta -giudicata blasfema dalle istituzioni, dal mondo accademico e della politica ma anche da parte della critica- viene esposta nella sala personale alla Biennale di Venezia, la Bucarelli scrive: "... una delle migliori espressioni dell’arte drammaticamente intensa e umana di questo artista e che fosse opportuno assicurarla alle nostre raccolte". Gli acquisti di Scontro di situazioni e del plurimo Le mani addosso negli anni Sessanta sono testimonianza del legame mantenutosi vivo e profondo negli anni tra la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e l’opera del maestro.

Realizzata in collaborazione con la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, da cui provengono la maggior parte delle opere, e magnificamente curata da un’infaticabile Angelandreina Rorro e da Alessandra Barbuto, questa mostra è anche –come sottolinea il Direttore generale della Darc, Pio Baldi– un ideale ponte "Roma, Berlino, Venezia" ma anche di collaborazione fattiva tra "Gnam e Maxxi": quest’ultima, un’istituzione (dalla quale proviene la Barbuto), che, anche nel suo nome –acronimo di Museo del XXI secolo– si occupa od occuperà di produzione e creatività più attuale, che Vedova ha, in effetti, fatto in tempo a sperimentare.

La retrospettiva nasce già dal 2004 con un Vedova (che è morto nel settembre 2006) ancora battagliero, tanto da aver creato a volte qualche frizione con il team della Gnam; ma, ci tranquillizza la Soprintendente Maria Vittoria Clarelli, "quando la posta è alta, e qui lo è stata e lo è, è normale che ciò possa avvenire" ma "come segno di passione e desiderio che tutto risulti perfetto".

Effettivamente, perfetta la mostra lo è sotto ogni profilo: importante occasione di approfondimento dell’opera dell’artista veneziano e doveroso omaggio anche a un uomo eticamente impegnato; il Ministro Francesco Rutelli a questo proposito ha sottolineato: "Vedova è persona rara nel panorama del Novecento italiano: il suo coinvolgimento politico e civile fa parte integrante del suo lavoro", esplicitamente assunto nelle sue opere "tanto da caratterizzarlo e valorizzarne il linguaggio".

Vedova, nato nell’agosto 1919 a Venezia, era figlio di operai, autodidatta come artista, disegnatore accanito già negli anni Trenta, duri e difficilissimi, che l’artista non ha mai dimenticato come non ha fatto con gli anni bui della guerra e del fascismo. Aderisce al Partito Comunista anche per questo (primavera del 1948), ma ha presto uno scontro con Guttuso sulla necessità di essere o meno "neorealisti" nell’arte, e con Togliatti che su "Rinascita" bollò il suo Uragano come pittura inaccettabile… Ma Vedova non "molla" e giunge via via anche a riconoscimenti ufficiali, agli inviti alla Biennale di Venezia e ad importanti mostre e kermesse internazionali come l’expo di Montreal, nel 1967, dove stupì tutti con la sua visionaria installazione con proiezioni e musica: un accoglimento di ricerche cinetiche e optical e un’apertura a esperienze ambientali e allestitive di cui in mostra c’è una riproposizione.

Il progetto espositivo ripercorre cronologicamente per sezioni tutte le tappe del lavoro di Vedova: dagli esordi ai primi dipinti ancora figurativi ma con un senso dello spazio, della luce, dei volumi che insegue Rembrandt e Tintoretto, il Barocco e l’Espressionismo.

Se i Pastelli del 1945 e i dipinti del periodo geometrico della seconda metà degli anni Quaranta esprimono l’incalzare delle travagliate vicende storiche che si intrecciano con le altrettanto complesse vicende umane e artistiche (l’esperienza della Nuova Secessione, poi Fronte Nuovo delle Arti, la partecipazione, nel 1948, alla prima Biennale del Dopoguerra), è nei lavori degli anni Cinquanta che l’artista si allontana dal lessico precedente orientandosi verso una nuova sperimentazione.

Vedova cerca un dinamismo del segno pittorico sulla superficie pittorica che –passando per le grandi tele ad angolo del 1959– anticipa l’invenzione dei Plurimi. Questi che, secondo Argan, "non sono scultura nè pittura ridotta all’oggetto" bensì "pittura strutturalmente nuova, condotta su molti piani, con molte eventualità di visione", rappresentano, infatti, il momento di massima pienezza della ricerca di Vedova.

In mostra ci sono anche: i Carnevali, concentrato di gestualità e dinamismo, legati a Venezia e alla sua identità più sfavillante e mutevole; alcuni dei lavori teatrali (con una fertile collaborazione con il compositore Luigi Nono in un rapporto tra le arti intenso e fecondo); grandi opere degli anni Ottanta (i cicli Da dove..., Non dove, Emerging, Di Umano), cromaticamente prepotenti, evocative e simboliche

I famosi Dischi, che Vedova inizia nel 1985, dove "la pittura franta e lacerata del periodo più maturo prova a varcare il limite della perfezione della forma tonda" sono esposti in un site specific, che privilegia la visione d’insieme, sottolineandone il carattere installativo, come è evidente anche nell’opera ... in continuum che, composta da un numero variabile di dipinti su tela, si adatta allo spazio che di volta in volta la ospita.

Esposto per la seconda volta –dopo il 1998 al Castello di Rivoli– il ciclo dei Bozzetti per uno spazio coglie le riflessioni di un decennio e trova la sua più significativa espressione in Chi brucia un libro brucia un uomo, divenuto poi opera nel 1993 in forma di sfera nata dall’intersezione fra più dischi. Legata alla tragedia della guerra dei Balcani e ai bombardamenti nei quali andarono bruciati preziosi codici, questo lavoro è emblema commovente di un legame con l’arte e la cultura, espresso anche attraverso preziosissime pagine di diario.

Il catalogo, ben fatto, con un ottimo regesto e un corredato di foto d’archivio preziosissime, pubblicato in due edizioni (italiano/inglese e tedesco/inglese), dà conto di tutte le opere e delle sezioni della mostra, anche di quelle esposte solo in una delle due sedi.

La mostra Emilio Vedova 1919-2006 è visitabile dal 7 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008 alla Gnam, Viale delle Belle Arti 131, Roma - Info: www.gnam.arti.beniculturali.it

Ingresso per disabili: via Gramsci 73 Orario Da martedì a domenica dalle 8.30 alle 19.30 - Chiuso lunedì - Ingresso Intero 9 €, ridotto 7 €; informazioni Biglietteria: 0632298221; Visite guidate: 0632298451.


Home page | Contatti | Mappa del sito | Area riservata | Statistiche delle visite | visite: 6140098

Registrato al Tribunale di Roma n° 358/2007 del 27 luglio 07 Edito da Ass.ne Spazio Agorà CF/IVA 97467680589
Diretto da: Umberto Calabrese
Realizzato da: Alessandro Rossi

web marketing

     RSS it RSSCreatività RSSArte RSSMostre   ?

Creative Commons License