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“Mandiamo i bamboccioni fuori di casa” tuona Padoa Schioppa

mammoni per necessità, con pochi euro al mese non si può vivere da soli

lunedì 8 ottobre 2007 di Guido Laudani


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In Italia ci sono circa sei milioni di giovani tra i 20 e i 30 anni che vivono in casa con i genitori, anche perché il 70 per cento di quelli che hanno un lavoro (il più delle volte precario) non hanno la possibilità, anche volendolo, di vivere da soli. Inoltre un terzo dei ragazzi più grandi non ha nessuna intenzione di lasciare mamma e papà, spesso per gli stessi motivi Molte le spiegazioni: è comodo avere chi ti lava i panni, ti stira gli abiti, ti fa da mangiare, ti pulisce la stanza, e il tutto a costo zero.

E’ anche vero che i ragazzi (e parlo di quelli fortunati) che hanno un lavoro, difficilmente superano i mille euro di stipendio al mese. Il lavoro poi è spesso precario, pagato poco, con totale incertezza sulla sua durata e continuità. Il problema è quindi nella mancanza di opportunità lavorative qualitativamente dignitose per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro.

A Roma è quasi impossibile trovare non dico una casa, ma anche una stanza in un appartamento a meno di 400 euro al mese, più le spese condominiali. La casa per viverci da soli, anche il monolocale, si affitta dei 600 euro in su se si è fortunati a trovare un’occasione dopo estenuanti ricerche su Porta Portese. Bisogna poi mangiare, pagare le bollette, vestirsi e fare tutte quelle spese che il risicato stipendio non riesce mai a coprire integralmente.

Per fortuna ora arriva il super-ministro dell’economia Padoa Schioppa che affronta il problema per le corna: per prima cosa striglia questi mammoni fannulloni, chiamandoli “bamboccioniâ€, poi li aiuta concretamente offrendo pochi spicci, troppo pochi per sopravvivere dignitosamente fuori di casa. “Mandiamo i bamboccioni fuori di casa†tuona il ministro, aprendo il portafoglio e dando un qualcosa che assomiglia più a un’elemosina che a un aiuto concreto.

Evidentemente Padoa Schioppa vive distaccato dalla realtà, ignora la sociologia della famiglia e soprattutto non campa con mille euro al mese. Inoltre il ministro non ha capito che non è con i proclami (a quando la deportazione dei bamboccioni, allontanati in modo coatto dal condominio dei genitori?) ma con gli aiuti concreti che si può aiutare una generazione che spesso è “bambocciona†per necessità.

Giustamente alcuni esponenti del governo hanno riportato il problema al livello politico: Fabio Mussi, ministro dell’università, ha rilevato che l’autonomia dei giovani non va predicata con i proclami ma va resa possibile con giusti interventi. Paolo Ferrero, ministro della solidarietà sociale, ha puntato il dito sulla precarietà come causa dell’incertezza dei giovani. Anche Rosy Bindy ha detto di non apprezzare l’uscita del suo collega, visto che il problema non è l’immaturità dei giovani ma la loro precarietà. Walter Veltroni infine ha rilevato la necessità di aiutare i giovani nella ricerca di opportunità lavorative.


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