“Mandiamo i bamboccioni fuori di casa” tuona Padoa Schioppa
lunedì 8 ottobre 2007 di Guido Laudani
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E’ anche vero che i ragazzi (e parlo di quelli fortunati) che hanno un lavoro, difficilmente superano i mille euro di stipendio al mese. Il lavoro poi è spesso precario, pagato poco, con totale incertezza sulla sua durata e continuità . Il problema è quindi nella mancanza di opportunità lavorative qualitativamente dignitose per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro.
A Roma è quasi impossibile trovare non dico una casa, ma anche una stanza in un appartamento a meno di 400 euro al mese, più le spese condominiali. La casa per viverci da soli, anche il monolocale, si affitta dei 600 euro in su se si è fortunati a trovare un’occasione dopo estenuanti ricerche su Porta Portese. Bisogna poi mangiare, pagare le bollette, vestirsi e fare tutte quelle spese che il risicato stipendio non riesce mai a coprire integralmente.
Per fortuna ora arriva il super-ministro dell’economia Padoa Schioppa che affronta il problema per le corna: per prima cosa striglia questi mammoni fannulloni, chiamandoli “bamboccioniâ€, poi li aiuta concretamente offrendo pochi spicci, troppo pochi per sopravvivere dignitosamente fuori di casa. “Mandiamo i bamboccioni fuori di casa†tuona il ministro, aprendo il portafoglio e dando un qualcosa che assomiglia più a un’elemosina che a un aiuto concreto.
Evidentemente Padoa Schioppa vive distaccato dalla realtà , ignora la sociologia della famiglia e soprattutto non campa con mille euro al mese. Inoltre il ministro non ha capito che non è con i proclami (a quando la deportazione dei bamboccioni, allontanati in modo coatto dal condominio dei genitori?) ma con gli aiuti concreti che si può aiutare una generazione che spesso è “bambocciona†per necessità .
Giustamente alcuni esponenti del governo hanno riportato il problema al livello politico: Fabio Mussi, ministro dell’università , ha rilevato che l’autonomia dei giovani non va predicata con i proclami ma va resa possibile con giusti interventi. Paolo Ferrero, ministro della solidarietà sociale, ha puntato il dito sulla precarietà come causa dell’incertezza dei giovani. Anche Rosy Bindy ha detto di non apprezzare l’uscita del suo collega, visto che il problema non è l’immaturità dei giovani ma la loro precarietà . Walter Veltroni infine ha rilevato la necessità di aiutare i giovani nella ricerca di opportunità lavorative.
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Guido Laudani
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“Mandiamo i bamboccioni fuori di casa” tuona Padoa Schioppa9 ottobre 2007, di Monica R.Mi piace sempre vedere entrambi i lati della medaglia, Oppure se preferite mi piace essere di vedute aperte, soprattutto mi piace cercare di capire perché una persona, in particolare un Ministro possa uscirsene così con un parola tanto particolare “bamboccioni”. Rispetto a tutta la critica rivoltagli, quando ho sentito parlare di bamboccioni ho collegato questo termine ad un particolare ragazzo/uomo di quasi trentanni, che ho quotidianamente sotto gli occhi, e che non rappresenta certo un bell’esempio ne per i giovani e meno ancora per gli adolescenti. Uomo (non definisco ragazzo uno che ha oltre 20 anni) di 28 anni circa, che vive con la mamma e il papà. I genitori provvedono a tutto, spesa, bollette, lavori domestici e soprattutto pulizie dopo che il bamboccione ha fatto in casa i festini con gli amici. Quando i genitori sono in vacanza, chiedono ad una vicina di occuparsi del giardino, perché il bamboccione, pur essendo a casa, non si deve affaticare. Il bamboccione ha impiegato 6-7 anni per prendersi un diploma, nel frattempo ha fatto la patente, e i genitori gli hanno comperato una bella auto, per potersi recare a scuola (scomodi i mezzi pubblici, alla faccia del PM10). Nei primi 6 mesi ha sfasciato 2 macchine, da solo, (curva fatta diritta, e palo non visto), dopo di che gli hanno preso una piccola utilitaria. Oggi, dopo circa 10 anni che ha la patente, non ha ancora imparato a parcheggiare l’auto nel garage, per cui l’auto è perennemente in strada ad occupare il suolo pubblico, e ad invogliarne l‘uso anche solo per una piccola commissione (non ho mai visto questo bamboccione andare in giro a piedi e nemmeno in bicicletta). Raggiunto il diploma, il bamboccione non poteva certo abbassarsi a fare il servizio militare, troppa fatica. Il lavoro intendiamoci, solo quello su misura, dato che è diplomato non poteva fare certi lavori, quindi finalmente è arrivato il lavoro ad hoc: dalla tarda mattina del lunedì al primo pomeriggio del venerdì. (quattro giorni di lavoro settimanale). E i genitori ??? i genitori continuano a mantenere “er pupo”. Padre, credo invalido (visto che ha un adesivo di portatore di handicap apposto al vetro dell’auto), lavora ancora oggi, forse in nero, come manovale; lo stesso la madre, fa occasionali lavori di manovalanza. Quello che mi inorridisce non è il fatto che il Ministro Padoa Schioppa definisca un tal soggetto bamboccione, QUELLO CHE MI INORRIDISCE E’ PENSARE DI DARGLI DEI SOLDI PER L’AFFITTO DI UNA CASA!!! Io credo che il Ministro si riferisse a questi soggetti apostrofandoli “bamboccioni”, perché personalmente collego il termine bamboccione solo a questo tipo di soggetto sopradescritto. Penso ad un mio conoscente, che come tanti giovani, già prima dei trentanni ha lasciato la casa patriarcale, e si è preso un monolocale in affitto a 400 euro al mese, nonostante il lavoro precario, che gli da un’entrata mensile di circa 1.000 euro, e non lo ritengo certo un bamboccione. Ben contenta sarei a sapere che parte delle tasse che pago vanno ad aiutare questi giovani coraggiosi. Sono fermamente contraria invece ad aiutare economicamente i bamboccioni con il denaro pubblico, perché devono essere loro a darsi da fare per primi, ad osare, ad avere coraggio, e i genitori insegnare loro come si vive, ammesso che questi genitori ne siano all’altezza!!!
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