"Morituri" racconto n° 1
martedì 25 novembre 2008 di Maria Teresa Cerrato
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MORITURI
Allevo ratti. Non piccole cavie o topi. Voi non potete capire quanto siano intelligenti e curiosi. Ne avrò ormai una trentina. Li addestro a combattere. Non giocano, non mostrano affetto, sono imponenti, diffidenti. Devono sapere chi è il più forte. Sanno che io procuro loro il cibo. Quando non ho più soldi per il macellaio, di notte vado in cerca di animali vivi. Esseri inferiori, prede, vittime. Li stordisco con una bastonata e li getto in un sacco. Mi aspettano tutti vicino alla porta. Mi compiaccio nel vederli dilaniare in pochi secondi quelle bestie impaurite, che strattono sbrigativamente, per offrirle alla loro voracità. Naturalmente non ho amici, neanche ho mai avuto una fidanzata.
Di giorno faccio il commesso in un negozio di stoffe. Srotolo continuamente percalle, seta, cotone… Il direttore del negozio è molto soddisfatto di me. Mai una lamentela, mai un ritardo. Mai una parola fuori posto.
Poi un giorno arriva lei. Alta, magrissima, capelli biondi sciolti, vestiti lunghi e larghi, scuri. Carnagione diafana. Parla poco e sottovoce.
Buongiorno, sono Giuseppe.
Piacere, io sono Ottavia.
Ci diamo la mano, la sua è leggera, delicata. Lavoriamo insieme per mesi, ogni tanto la accompagno sotto casa. Lei non ha genitori, come me.
Sa, mio padre è morto sul Carso e mia madre, qualche mese dopo, di crepacuore. Sono cresciuta in un orfanotrofio.
Ottavia mi piace, molto. Sogno, fantastico, Chissà? Forse lei potrebbe capire.
Poi un giorno mi dice che deve assentarsi dal lavoro per qualche settimana.
Le posso lasciare le chiavi dell’appartamento? Conosco solo lei.
I miei pensieri corrono. Questa fiducia un giorno diventerà altro? O forse lo è già.
Mi bagnerebbe i fiori, per cortesia. Io parto domattina, le scriverò per dirle del mio ritorno.
Ah, i fiori… Nella notte, entro silenziosamente nella sua casa. Ho con me i ratti migliori, quelli più aggressivi e violenti. Io mi sono cambiato, lavato, ho cambiato odore. Non mi riconoscono, digrignano i denti. Apro la gabbia. Richiudo la porta senza fare rumore. Anche io, dentro, con loro. Con lei.
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Maria Teresa Cerrato
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