Obama: governo e movimento di base
martedì 9 dicembre 2008 di Emanuela Medoro
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Passando da questo punto di partenza alla costruzione di un governo, il presidente eletto Obama ha, per esempio, voluto che Bill Clinton dichiarasse pubblicamente le sue fonti personali di finanziamento per non cadere in casi di incompatibilità con i suoi principi, prima di nominare Hillary segratario di stato.A questo proposito un sondaggio Gallup sostiene che questa scelta ha un largo consenso fra gli americani, 69%, mentre un articolo del NYTimes la critica in quanto Hillary non ha nessuna esperienza di mediazione, soprattutto fra stati in guerra, e non conosce nessuna lingua straniera. Inoltre l’articolo riporta una serie di fatti del passato della Clinton che indicherebbero una tandenza alla continuità con le vecchie politiche piuttosto che la realizzazione dei cambiamenti promessi da Obama in campagna elettorale.
Ed ora, iniziando a realizzare uno dei punti fondanti del suo programma, garantire a tutti l’assistenza medica, il presidente eletto fa appello alla sua rete di volontari, per discutere, avanzare proposte e sostenere il cambiamento nella società, anche fra tutti i dimenticati che non si sono espressi mai. Un recente sondaggio Gallup sulle cure mediche sostiene che la maggior parte degli americani, il 73%, crede che il sistema sanitario ha grossi problemi ed il 54% pensa che il governo dovrebbe garantire a tutti l’assistenza medica. Ma, al tempo stesso, l’83% ritiene che la qualità delle cure mediche ricevute sia eccellente o buona, ed il 67% dice lo stesso sulla copertura di spesa. Dunque la materia è veramente complessa ed irta di trabocchetti, mettere insieme qualità e quantità è sempre difficile, per questo si richiede un largo consenso. Ed ecco la funzione del grassroot movement, o movimento di base, rete di volontari, spesso per la prima volta impegnati in politica, che operano affinchè il cambiamento sia accettato, ben visto e sostenuto da larga parte della popolazione.
A questo scopo David Plouffe, direttore della campagna, diffonde online un appello a tutti i sostenitori del presidente eletto per organizzare o partecipare ad incontri per discutere su ciò che è stato fatto, e ciò che si deve fare. “Le vostre idee saranno prese in considerazione per programmare il futuro”, scrive D.Plouffe.
Dunque la caratteristica che distingue fin da ora il governo Obama è l’idea del cambiamento fatto con una larghissima partecipazione popolare alla politica cui si accompagnano oculate scelte per il governo del paese, scelte che affiancano personaggi di provata esperienza politica a giovani dal curriculum importante. Il tutto progettato per un vastissimo piano di investimenti pubblici e sgravi fiscali per le classi medie per rilanciare il lavoro e l’economia. Non è semplice da realizzare, ci vorrà una buona combinazione di intelligenza, saggezza e forte volontà popolare.
A commento di tutto questo riporto un pensiero di William Ayers, Professore di Pedagogia alla University of Illinois di Chicago, preso dal NYTimes: “La demonizzazione, il peccato di associazione, e la politica della paura non hanno vinto, non questa volta. Speriamo che non accada mai più. E speriamo che si possa ora affermare che nella nostra società terribilmente articolata (wildly diverse) parlare ed ascoltare il più gran numero di persone non è un peccato ma una virtù.”
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Emanuela Medoro
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