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Paul Gauguin artista di mito e sogno

A Roma dal 6 ottobre 2007 al 3 febbraio 2008

sabato 13 ottobre 2007 di Francesca Mentella


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Nella storia dell’arte ci sono stati pochi artisti che, come Gauguin hanno cercato di scoprire e capire il mondo. Viaggiatore instancabile, spirito curioso, contestatore, profondamente deluso dalla modernità, la fuggì, trovando riparo nell’autenticità di popoli lontani, tra quelle ragazze indigene dei mari del Sud che tanto amava rappresentare…

Nella storia dell’arte ci sono stati pochi artisti che, come Gauguin hanno cercato di scoprire e capire il mondo.

Viaggiatore instancabile, spirito curioso, contestatore, profondamente deluso dalla modernità, la fuggì, trovando riparo nell’autenticità di popoli lontani, tra quelle ragazze indigene dei mari del Sud che tanto amava rappresentare.

Gauguin non visitò mai l’Italia, ma fa "idealmente" tappa a Roma, con le sue opere in mostra al Complesso del Vittoriano.Questa retrospettiva –importante perché mai realizzata nella Capitale- ripropone l’artista al pubblico sotto una nuova luce.

La tesi scientifica di questa mostra, infatti, mette in evidenza il debito di Gauguin verso la tradizione classica della Roma antica, sia in termini concettuali, quando continua ad inseguire nel suo peregrinare dalla Bretagna ai Mari del Sud, la mitica Età dell’Oro cantata da Ovidio e da Virgilio, sia in termini figurativi, quando inserisce nei suoi quadri figure e pose ispirate al mondo antico. L’artista nutriva la sua cultura con i classici, leggeva Virgilio -ne fa esplicito riferimento in alcuni scritti e lettere- e possedeva fotografie di antichi monumenti. Ma in tutto questo, Gauguin rimane un classicista sui generis.

La sua Età dell’Oro non era quella delle veneri di Cabanel e di Bougereau, né quella di Puvis de Chavannes, con i suoi boschi sacri e il suo Parnaso; le sue donne indigene, robuste, con i piedi grandi e gli uomini..allampanati e goffi, privi di espressione, non evocano affatto antichi eroi! Tuttavia, non c’è dubbio che la sua fantasia attingesse a questa nostra cultura, che sicuramente accese la sua immaginazione e offrì sostegno alle sue energie creative, come appunto sostiene il curatore della mostra Stephen Eisenman.

Il rapporto che unisce Paul Gauguin al nostro Paese non è immediato, il primitivismo e l’esotismo tipici dei suoi quadri, sono infatti lontani dalla nostra tradizione. Sicuramente più apprezzato in Francia, il suo valore artistico è stato riconosciuto tardi in Italia, a lungo impermeabile a fenomeni come impressionismo o post impressionismo.

Una lettura organica della personalità dell’artista, ce la fornì negli anni tra le due guerre lo storico dell’arte Lionello Venturi, il quale sosteneva giustamente, che l’importanza data da Gauguin al colore puro, così comunicativo ed emozionale, era alla base del suo successo nell’arte contemporanea. Nessuno, tuttavia, si era accorto prima di quanto Gauguin fosse interessato all’arte italiana. Nel manoscritto Diverses choses egli si sofferma sull’arte di Giotto, ma sappiamo che conobbe e amò anche altri maestri italiani come Cimabue, Beato Angelico, Botticelli, Raffaello, e le sue esotiche Veneri, sdraiate e trasposte dalla sua fantasia, avevano certamente apprezzato gli esempi già celebri di Giorgione e Tiziano.

Aggiungerei (con un pizzico di orgoglio) che l’opera di Gauguin è certamente "contaminata", com’è giusto che sia, da riferimenti al mondo classico e da diverse suggestioni iconografiche della migliore tradizione figurativa italiana, ma non meno di tanti altri artisti, che guardarono l’arte dei loro predecessori italiani come un faro e come un grande pozzo da cui attingere.

La mostra, che si prefigura di sicuro richiamo popolare, come tutte le mostre organizzate in questo spazio, è frutto del fattivo sforzo del curatore Stephen Eisenman, del prestigioso comitato scientifico, (tra questi Richard Brettell) e degli organizzatori, che hanno superato abilmente difficoltà logistiche, portando a Roma le opere di Gauguin sparse per il sistema museale mondiale e difficilmente cedibili dai musei prestatori (se non altro, perché il Complesso del Vittoriano non è dotato di una propria collezione, potenziale di scambio per mostre internazionali).

Al di là di ogni interpretazione storico critica, il consiglio è dunque quello di godere dell’artista e delle sue opere.

Capolavori provenienti da importanti musei pubblici e collezioni private di tutto il mondo in mostra al Vittoriano, come a dire: Gauguin amò il mondo, ora il mondo gli renderà omaggio..

Info: Paul Gauguin artista di mito e sogno. Roma - Complesso del Vittoriano, Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali). Da sabato 6 ottobre 2007 a domenica 3 febbraio 2008. Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana

Organizzazione e produzione: Comunicare Organizzando; catalogo: Skira. Costo del biglietto: € 10,00 intero; € 7,50 ridotto. Orario: dal lunedì al giovedì 9.30 -19.30; venerdì e sabato 9.30 - 23.30; domenica 9.30 - 20.30. Per informazioni: tel. 06/6780664


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