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Il Cavalier Bernini, eccellenza del Barocco romano ci svela un volto nascosto.

Bernini pittore

Conosciuto come scultore, architetto al servizio di grandi mecenati dell’arte e geniale creatore della Roma barocca, viene ora presentato al pubblico nella sua veste di pittore.

mercoledì 17 ottobre 2007 di Francesca Mentella


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Il Cavalier Bernini, eccellenza del Barocco romano ci svela un volto nascosto. Conosciuto come scultore, architetto al servizio di grandi mecenati dell’arte e geniale creatore della Roma barocca, viene ora presentato al pubblico nella sua veste di pittore…

Bernini e la pittura: una tematica complessa, difficile da ricostruire. Si è trattato per anni di un settore piuttosto sfuggente, dai contorni nebulosi che ha creato agli studiosi non pochi problemi nella valutazione cronologica e qualitativa di questo straordinario artista. Bernini, come pittore, lavorava solo per se stesso, senza committenti e senza dover rispettare le esigenze e le aspettative di quella stessa società che lo acclamava come il genio del suo tempo.

Una mostra ospitata a Palazzo Barberini, residenza barocca nata anch’essa dal genio dell’artista, riunirà per la prima volta tutti i meravigliosi quadri-pochi per la verità- dipinti sicuramente dal Bernini. Ribadiamo il "sicuramente" dipinti da Bernini; sì, perché dei circa cinquanta dipinti attribuiti dal 1945 ad oggi al Maestro, solo sedici, secondo Tommaso Montanari, studioso e curatore della mostra, sono autografi.

C’è in effetti una certa "smania" di attribuzione tra gli storici dell’arte, tanto che spesso, opere che appartengono ad allievi vengono erroneamente attribuite al Maestro(e questo non capita solo con Bernini..).

E’ chiaro che l’attività pittorica del Cavaliere, diminuì fortemente a seguito dell’aumento degli incarichi della committenza papale, tanto che nell’età matura si avvalse sicuramente della collaborazione di artisti e allievi. Non bisogna sottovalutare il fatto che Bernini avesse molti collaboratori, dunque, un certo rigore scientifico e una selezione, non può che giovare alla storia dell’arte anche se il mercato dell’arte (collezionisti e mercanti..), inevitabilmente "trema" quando vede sgretolarsi le certezze filologiche dell’attribuzione!

Bernini fu soprattutto un ritrattista. Innanzitutto di se stesso. Nei suoi autoritratti, in controtendenza con quelli della maggior parte dei suoi contemporanei, non c’è autocelebrazione sociale o artistica, ma anzi si ostenta con inconcepibile audacia la trascuratezza dei dettagli. Il suo biografo, il Baldinucci (1682), giudica in questo modo Bernini pittore << E ’l suo dipingere, potiamo dire, che fusse per mero divertimento; fece egli perciò si gran progressi in quell’arte, che si vedono di sua mano oltre a quelli che sono in pubblico, oltre 150 quadri molti de’ quali son posseduti dall’eccellentissime case Barberina e Ghigi […]>> Nella storiografia artistica, viene così messo in luce il carattere principalmente privato delle pitture berniniane e la componente del "divertimento".

Per Bernini, i pittori importanti erano Raffaello, Correggio, Tiziano e Annibale Carracci.Una profonda ammirazione per Poussin, che risale al primo periodo romano di quast’ultimo(1624-40), è documentata nei colloqui con Monsieur Fréart de Chantelou, il collezionista e intenditore d’arte, colui che compose il celebre Journal de voyage du Cavalier Bernin en France, e che su incarico di Luigi XIV, fu ininterrottamente accanto a Gian Lorenz Bernini durante il suo soggiorno in Francia. Appare chiaro invece, come sottolinea il curatore, il profondo legame con Velàzquez e Rembrandt per la sua capacità di rendere la realtà della condizione umana.

Lo stile pittorico di Bernini è da schizzo, da studio di immediatezza del momento, eseguito con colpi rapidi, vibranti che però trasmettono l’anima. Egli dipingeva soprattutto teste, studi di espressione umana captata in un atteggiamento tipico del personaggio ritratto, inserendosi in quel filone introdotto da Annibale Carracci. Anche nella scultura del resto c’era una certa resa figurativa degli stati emotivi, un legame latente con la pittura, basti pensare all’ Anima beata e l’Anima dannata (opere non presenti in mostra ndr) i quali pur essendo scolpiti nel marmo mostrano un approccio sorprendentemente pittorico della fisionomia.

Proprio perché attività privata, Bernini amava dipingere volti anonimi. È come se alla galleria dei ritratti di marmo da lui stesso dedicati ai personaggi pubblici e ai potenti della Roma papale, Bernini volesse affiancare, come pittore, un’altra galleria: questa volta fatta di volti anonimi, ma non meno profondamente vivi, umani, singoli ed irripetibili. E’ in questa sensibilità, moderna e borghese, verso l’uomo che il Bernini pittore si rivela più moderno dello scultore. Ed è in questa sovrumana capacità di conservare vivi per sempre volti e sguardi di esseri umani senza nome che sentiamo grande la pittura di Bernini, degna del genio che lo ha reso immenso..

INFO: Bernini pittore. Dal 19 ottobre al 20 gennaio 2008. Palazzo Barberini, Via Quattro Fontane 13- Roma. Orari: da martedì a domenica 8.30-19.30 (biglietteria 9.00-18.30); biglietto: intero € 5; ridotto € 2,50 (18 - 25 anni); gratuito minori 18 e maggiori 65 anni. Info e prenotazioni: 0632810 Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio


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