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Manifestazione del 20 ottobre: solo il Papa e la Sinistra radicale difendono i precari?

Epifani vieta le bandiere della Cgil e Prodi teme un indebolimento del governo

venerdì 19 ottobre 2007 di Nunzia Auletta


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Dopo il tira e molla, il pressing, le tensioni ed il referendum, tutti d?accordo sul protocollo tranne i precari. Per loro il contratto di 36 mesi rinnovabile una sola volta non rappresenta un’opportunità di maggiore stabilità ma una strada più diretta alla disoccupazione permanente o al lavoro nero.

Benedetto XVI lancia il monito e definisce la precarietà “una emergenza etica e sociale” ed aggiunge: “Quando la precarietà non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso”. Come dare torto al Papa, che dimostra una comprensione della società italiana che sicuramente sfugge al ministro Padoa Schioppa, con la sua infelice battuta sui “bamboccioni”.

La precarietà non è più un fenomeno marginale, dal momento che quasi 4 milioni di lavoratori italiani possono contare unicamente su qualche forma di contratto a tempo determinato. Non è nemmeno un fenomeno transitorio, teso a favorire la mobilità dei lavoratori e la flessibilità per le aziende, visto che il 94% dei lavoratori a tempo determinato lavorava per la stessa azienda anche l’anno precedente.

La precarietà è il limbo in cui si trovano non solo i giovani al primo accesso al mercato del lavoro, ma anche i lavoratori maturi che per qualche motivo hanno perso il tanto agognato “posto fisso” e che si trovano in ricatto costante da parte di datori di lavoro poco scrupolosi, svendendo la propria esperienza e competenza per necessità di sopravvivere.

Un popolo scomodo, che non fa gola ai sindacati, che smaschera la faccia non “politicamente corretta” delle imprese, ma tuttavia un popolo di cittadini con pari diritti e pari dignità.

Per loro non ci sono le bandiere del sindacato, per loro non ci sono i proclami della Confindutria. Rimane solo il Papa, con il suo monito morale e la sinistra radicale, rappresentata dal ministro Ferrero, che si strappa le vesti ed annuncia di non condividere il protocollo firmato dal governo di cui forma parte. Contraddizioni della politica!


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