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Internet, bavaglio alla democrazia nel disegno del Governo

Internet. Gentiloni: "Un errore da correggere"

dal blog del Ministro Paolo Gentiloni

lunedì 22 ottobre 2007 di Umberto Calabrese


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Il popolo della rete si prepara a manifestare. Invia e mail, scrive articoli, firma petizioni on line. Il Ministro delle telecomunicazioni, scrive che ha fatto "un errore da correggere". Ho scelto di pubblicare interamente il suo scritto e di lasciare a Voi lettori il commento.

Vista la reazione del popolo di internet, e mail, articoli e petizioni, dal suo blog il Ministro Paolo Gentiloni ci dice che:

"il disegno di legge sull’editoria, proposto dalla Presidenza del Consiglio e approvato una settimana fa in Consiglio dei Ministri, va corretto perchè la norma sulla registrazione dei siti internet non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive.

Naturalmente, mi prendo la mia parte di responsabilità -come ha fatto anche il collega Di Pietro nel suo blog- per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri.

Pensavo che la nuova legge sull’editoria confermasse semplicemente le norme esistenti, che da sei anni prevedono sì una registrazione ma soltanto per un ristretto numero di testate giornalistiche on line, caratterizzate da periodicità, per avere accesso ai contributi della legge sull’editoria.

Va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per i giornali, ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog Ho sempre sostenuto questa tesi, sia in parlamento che nei dibattiti pubblici (anche martedi scorso, rispondendo a una domanda di Fiorello Cortiana).

Il testo, invece, è troppo vago sul punto e autorizza interpretazioni estensive che alla fine potrebbero limitare l’attività di molti siti e blog. Meglio, molto meglio lasciare le regole attuali che in fondo su questo punto hanno funzionato.

Riconosciuto l’errore, si tratta ora di correggerlo. E sono convinto che sarà lo stesso sottosegretario alla Presidenza Levi a volerlo fare".


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