Emilio Vedova e la pittura nella terza dimensione
giovedì 25 ottobre 2007 di Chiara Carolei
Lettori unici di questo articolo: 4584
Il suo gesto artistico –pittorico, ma non solo– si sviluppa seguendo la linea dell’accadimento e dell’immediato, senza possibilità di ancorarsi alla storia passata: un furore che ha qualcosa di futuristico, senza però trovare nel futuro la soluzione degli emblemi del presente. Ma anche lì, nella presa di coscienza dei fallimenti della storia che hanno chiuso le porte verso il futuro, esiste in Vedova una forte apertura verso ciò che è fuori, che è intorno, che può esistere negli spiragli di una battaglia che è più quotidiana che di trincea.
E’ proprio in questa apertura che si instaura un rapporto tra l’energica gestualità di Vedova e lo spazio circostante: nascono così i Plurimi degli anni Sessanta, di cui fanno parte i Diari assurdi di Berlino del 1964.
La pittura si dilata, ma nel suo estendersi verso lo spazio fisico circostante non prende a prestito gli elementi di cui esso si compone, ma mantiene un’autonomia che apre un dialogo di intimità, estendendosi in frammenti che si ergono tridimensionalmente, proiettandosi in quella terza dimensione sconosciuta alla pittura, ma mantenendosi sempre integra nei suoi fondamenti pittorici di bidimensionalità, senza mai scimmiottare la scultura.
Aveva forse bisogno di uscire dai limiti della tela il gesto dirompente, di trovare un interlocutore che fosse esterno a sé per non implodere. Si erige in Plurimi legati tra loro da cerniere che legano e quindi chiudono, ma che sono fessure di apertura, come porte potenziali che possono spalancarsi come implicito movimento, non già nella storia passata e nemmeno nelle possibilità nel futuro, ma nel tempo che qui e ora si ripercuote nella pittura in creazione.
Lo spettatore non-spettatore, così come lo definisce lo stesso artista, si trova di fronte ad apparizioni pittoriche, che dell’apparizione hanno l’improvviso ma non l’evanescenza.
Se è vero che la pittura informale nasce come intima proiezione di un io che si riversa sulla tela, non si può fare di questa partenza un finale schematicamente ristretto e definito. Qui esiste un passaggio che può accogliere un altro pensiero, che certamente è ancora azione e pulsione, ma che si apre intorno a chi si imbatte in queste presenze.
Un’antologica dell’artista è attualmente in corso alla Gnam di Roma dal 7 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008 per poi spostarsi dal 25 gennaio al 20 aprile alla Berlinische Galerie di Berlino, città dove l’artista visse un lungo e importante periodo agli inizi degli anni Sessanta.
|
||
Segnala questa notizia su
|
||
Registrato al Tribunale di Roma n° 358/2007 del 27 luglio 07 Edito da Ass.ne Spazio Agorà CF/IVA 97467680589
Diretto da: Umberto Calabrese
Realizzato da: Alessandro Rossi
web marketing







