E’ meglio scegliere o essere scelti?
venerdì 26 ottobre 2007 di Marco Cascone
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Per quali motivi avviene questo processo? Perché purtroppo, oggi, non appartenere ad un “gruppo” non permette una facile socializzazione ed interazione con ciò che ci circonda.
Tendiamo ad etichettarci, anche se non ce ne rendiamo conto. Questa chiusura porta a fare delle scelte a volte imposte a volte volute, che però forse potremmo evitare se imparassimo a costruire una nostra identità.
La politica non è più un elemento di confronto, non è più un mezzo utilizzato dai cittadini per urlare delle esigenze, ma solo una lunga lista di partiti, differenziati da colori e nomi, pronti a denunciare gli errori altrui, un mezzo potentissimo dove girano tante promesse ma poche evidenti e materiali risposte alla società.
I media, a partire dalla TV, che è la fonte più utilizzata nel nostro paese, fino alla radio e i giornali parlano quasi esclusivamente di ciò che attira l’occhio della gente, per questo motivo si è perso completamente il vero lavoro dell’informazione, ma non solo per interesse del pubblico, anche e soprattutto per scelte socio-commerciali degli stessi divulgatori.
Nelle università come nelle scuole superiori, le divergenze politiche dei docenti condizionano molto spesso la scelta degli argomenti da trattare, ciò comporta un’assoluta chiusura nell’intero planetario culturale.
Il condizionamento, purtroppo, è un’arma da cui dovremmo imparare a difenderci, ognuno dovrebbe imparare a seguire il proprio istinto e lottare nella ricerca di se stesso, decidendo ciò che per la propria crescita è giusto aggiungere al bagaglio culturale, e ciò che invece potrebbe essere deleterio.
Costruire se stessi, però, non vuol dire non appoggiarsi a nessuna forma culturale già esistente, ma cercare di prendere da essa solo ciò che ci sembra giusto; tale lavoro andrebbe fatto su ogni sfumatura di pensiero, poter plagiare come meglio si crede ogni diverso elemento in modo da essere completi.
E’ bello camminare nelle strade di una città grande come Roma e, nel guardarsi attorno, rendersi conto di quanto sia vario questo mondo, di quanti colori è fatto.
Sarebbe ancora più bello se questi colori, rimanendo sempre differenziati, creassero in maniera anche solo periferica delle sfumature.
Con ciò voglio dire che, l’identità è bella ma quando è sana, perché se la costruissimo noi, con il nostro pensiero e non con quello altrui, saremmo anche in grado di accettare gli altri nel loro modo di pensare e di vivere. Ricercare progressivamente, costruire abilmente e con coscienza il nostro “essere”, vuol dire conoscersi e poter affrontare ogni problematica con forza , in questo modo molti giovani potrebbero risolvere problemi legati alle insicurezze.
E’ quindi possibile scegliere di poter essere ciò che si vuole e non identificarsi secondo la richiesta della società, direzionandoci verso un icona singolare perfettamente compatibile con la diversità che, per giusta e sana regola, compone il cromosoma sociale.
Come direbbe Elias Canetti nel suo libro “Il mestiere di vivere”, NESSUNO PUO’ SFUGGIRE DA SE STESSO.
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Marco Cascone
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