L’Uomo Privato di Emidio Greco si misura con il pubblico alla Festa del Cinema di Roma
venerdì 26 ottobre 2007 di Enza Beltrone
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Tommaso Ragno interpreta l’Uomo Privato, professore universitario di Diritto. Quarantenne affascinante, intelligente, ironico, professionalmente e socialmente accreditato, uomo di spessore intellettuale che perde il contatto con la vita quotidiana e con la naturalezza delle debolezze umane: quali i sentimenti.
Vive una vita da single seduttore, tante amanti e una ragazza per la quale nutre un sentimento vero che lo spaventa al punto da decidere di interrompere bruscamente e senza spiegazioni la relazione. La discussione tra l’uomo e Silvia – Myriam Catania – è violenta e pacata nello stesso tempo. Il professore asettico, composto e risoluto, comunica freddezza e distacco al pubblico quasi fosse parte non integrante della pellicola.
L’uomo rinuncia a tutto, denigra gli altri e mette il suo privato - se stesso - al di sopra di ogni cosa. Fa vita mondana e assieme ad alcuni colleghi è impegnato nell’organizzazione di un Convegno d’interesse Internazionale. Mentre svolge abitualmente le sue lezioni universitarie.
Uno studente – Giulio Pampiglione – che è ossessionato dalla figura del suo professore, tanto da pedinarlo, spiarlo e fidanzarsi con Silvia dopo la separazione. Questo personaggio riesce a ribaltare la volontà del protagonista. Da uomo privato diventa oggetto d’indagine. I suoi comportamenti, le sue abitudini, i gusti e gli spostamenti sono ormai violati.
Soltanto dopo il suicidio del giovane studente la verità troverà la via della conoscenza e tingerà di giallo la trama. Il destino si serve della casualità per incrinare il perfetto sistema di regole studiato a salvaguardia dell’eccessivo individualismo dell’uomo privato. Un semplice foglio di carta con il suo nome, indirizzo e numero di telefono diventa indizio probatorio e diventa sospettato per la morte del giovane suicida.
Da quel momento il professore vede la sua vita capovolgersi e sfuggirgli di mano. La sua credibilità frantumarsi. Ciò che aveva sempre controllato adesso non ha senso. Attraverso la forza maniacale del suicida rivede i suoi comportamenti e ne comprende i limiti, oltre a sentirsi tradito da se stesso e da quella “aristocrazia intellettuale†che non rimane imparziale agli eventi. Per comprendere lo studente e il mondo di quei giovani che aveva sotto gli occhi tutti i giorni durante le lezioni si reca a una festa. I ruoli si ribaltano nuovamente, adesso il detective è il professore. L’osservatore esterno che per la prima volta guarda i ragazzi che si siedono dinnanzi alla sua cattedra per seguire le lezioni. Sono vivi!
Il film racconta di un uomo che vive una vita di solitudine e insegna: “il diritto non esiste in sé, è inafferrabile se si astrae dalla vitaâ€.
La valenza comunicativa del film è forse troppo forzata e spesso distante. L’interpretazione talvolta esasperata e teatrale. Come nel caso di Vanessa Gravina, che interpreta una giornalista, alla quale spettano molti minuti di monologo apparentemente poco funzionale alla struttura filmica.
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Enza Beltrone
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