Internet è dunque un sistema di comunicazione a metalinguaggio: con un clic si cambia ‘libro’. Il fatto che la maggior parte dei siti Internet siano chiusi alla retrocomunicazione indica che il sistema viene usato ancora in modo primitivo.
Io, che sono nato nel 1948, avverto di essere di una generazione a spartiacque, costretta ad usare il computer per scrivere (per il fatto che le macchine da scrivere non vengono più prodotte), ma restia all’uso di Internet. E questo è un problema per il Governo in carica, fatto per lo più da gente più vecchia di me, rimasta alla comunicazione lineare [vedi la figura fatta da Levi con la sua idea di ordine].
[Curioso il fatto che la parola ME TA linguaggio si chiarisca subito con l’aiuto del sumero: linguaggio -luogo (TA) del ME, il nome che dà nome a tutti i nomi-].
E’ metalinguaggio in psicologia l’analisi transazionale (AT), che ben conoscono i pubblicitari. In un loro spot non vi diranno –compra questo dentifricio!-, ma –Guarda che bella donna!- che sta usando proprio quel dentifricio.
Vuoi che sia così deficiente?
No, ma quando passerai davanti allo scaffale del supermercato con una pletora di dentifrici anonimi la tua mano correrà proprio su quello che usava la donna dello spot.
Vuoi che si spenda tanto in pubblicità per nulla? In Italia la pubblicità televisiva è controllata dal piccoletto, che dunque paga i pubblicitari. Dietro un surplus di paga devono avergli insegnato l’AT. Possiamo dunque riassumere la comunicazione politica oggi in Italia così: un Governo che va a comunicazione lineare ha all’opposizione una comunicazione a metalinguaggio.
Mi sento come Charlot, in Tempi moderni , bendato a girare sui pattini al supermercato, che fila e rifila il bordo aperto al piano di sotto: cade? Non cade!
Il piccoletto grida: -Cadrà !-. E non gli serve dir altro.
Chi fu l’inventore del metalinguaggio? Virgilius Maro, sacerdote etrusco. Filava una trama che tutti conoscono e raccontava il contrario con i nomi. Apuleio, che abbiamo appena visto in Amore e Psiche, faceva lo stesso, dopo 200 anni circa: raccontava favole a tutti e ne spiegava il senso con i nomi, solo agli gnostici. Ci hanno gabbato entrambi.
Ed il piccoletto? Bah!
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Carlo Forin
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