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“Speculazioni d’artista. Quattro generazioni allo specchio”

Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese di Roma dal 26 giugno al 4 ottobre 2009 e promossa dal Comune di Roma

giovedì 9 luglio 2009 di Guido Laudani


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Lo specchio come simbolo, decorazione, riflesso di verità o inganno è il protagonista della mostra “Speculazioni d’artista. Quattro generazioni allo specchio” ospitata al Museo Carlo Bilotti dal 26 giugno al 4 ottobre 2009 e promossa dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, e dalla Sovraintendenza ai Beni Culturali.

All’origine della civiltà, in oriente come in occidente, lo specchio è stato l’oggetto rituale e sacro per eccellenza: lo Specchio magico proteggeva dai malefici e consentiva di leggere il presente, il passato e il futuro. Dai negromanti e dagli sciamani veniva usato per evocare morti e fantasmi. Alighiero BoettiLa mostra vuole essere un tentativo di offrire allo spettatore, attraverso una selezione di opere di artisti che hanno operato “coscientemente” con lo specchio dagli anni Sessanta ad oggi, una lettura di questo affascinante strumento in tutte le sue diverse valenze e declinazioni, siano esse di carattere simbolico, estetico, concettuale, percettivo e psicologico. Saranno presenti circa trenta artisti, ognuno di loro con un’opera: Festa, Kosuth, Pistoletto, Paolini, Buren, Fabro, Mari, Alviani, Lavier, Patella, Pisani, Boetti, Anselmo, Arcangeli, Levini, Salvatori, Viale, Dynys, Piscitelli, Donzelli, Centenari, Favelli, Pietroniro, Sabato, Hermanin,Van Oost, Gordon, Collishaw e Leandro Erlich, che per il Museo Carlo Bilotti ha creato appositamente una nuova installazione.

La decisione di privilegiare nella mostra gli anni Sessanta ha una motivazione molto semplice, dal momento che - tranne i due casi isolati degli antesignani Juan Gris con l’opera “Lavabo” del 1913 dove uno Michelangelo Pistolettospecchio veniva immesso direttamente sulla tela a rappresentare una tranche de vie e Marcel Duchamp con l’opera il “Grande Vetro” del 1915-23, dove lo specchio veniva utilizzato per sperimentare un gioco tra la terza e la quarta dimensione ovvero l’infinito - gli specchi, intesi come medium artistico, fanno la loro comparsa solo nei primi anni Sessanta. Ma le ragioni per le quali una serie di artisti, di differenti schieramenti (dai concettuali ai cinetici, dai pop ai pauperisti), iniziano a realizzare opere con lo specchio negli anni Sessanta sono da ricercare in primis nel nuovo corso della ricerca artistica di quegli anni, seguito all’esaurirsi della vena informale con la conseguente ripresa di certe tecniche appartenenti alle prime avanguardie del Novecento, quali Cubismo e Futurismo ma soprattutto Dadaismo e Surrealismo che erano state soppiantate dall’esclusivismo Informale per tutti gli anni Quaranta e Cinquanta.

Guilio Paolini

“Speculazioni d’artista. Quattro generazioni allo specchio” a cura di Augusta Monferini, Maria Grazia Tolomeo e Alberto Dambruoso dal 26 giugno al 4 ottobre 2009 al Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese di Roma (da martedì a domenica con orario: 9.00 - 19.00; lunedì chiuso) www.museocarlobilotti.it

Referenze fotografiche: foto logo: Bertrand Lavier - Bagatelle, 1990 courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia Alighiero Boetti - Specchio cieco, 1975. Collezione Gianfranco Gorgoni, New York. foto: Gianfranco Gorgoni Michelangelo Pistoletto - Broken mirror, 1978. Collezione privata, foto: Paolo Pellion Giulio Paolini - Caleidoscopio, 1976. Collezione dell’artista, foto: Paolo Mussat Sartor, Torino


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