Ambiente
Energia. Le centrali nucleari non servono. Intervento al Senato
Intervento della senatrice Donatella Poretti, parlamentare Radicali-Pd
venerdì 10 luglio 2009 di Donatella Poretti
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Segue il testo dell’intervento pronunciato in Aula al Senato durante la discussione del Ddl 1195- B, Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonche’ in materia di energia.
Nessun pregiudizio, nessun preconcetto sta alla base della nostra contrarieta’ al
provvedimento in esame, in particolare per la parte riguardante il nucleare e la
delega al Governo su cui vorrei soffermarmi. Alle richieste di confronto che da oltre
un anno stiamo avanzando, alle perplessita’ che la scelta del nucleare sia quella
piu’ conveniente, nessuna risposta, ma solo annunci propagandistici, e misure
illiberali che impongono scelte impedendo un confronto su costi e benefici.
Questo decreto stabilisce che dopo la sua approvazione il Governo avra’ sei mesi per
predisporre la normativa necessaria, per localizzare i siti su cui sorgeranno le
centrali, decidere i sistemi di stoccaggio e di deposito dei rifiuti radioattivi. I
siti dichiarati di "interesse strategico nazionale" e sottoposti a segreto
di Stato e controllati dai militari. La tipologia degli impianti sara’ decisa dal
Cipe. Per costruirli e farli funzionare bastera’ un’unica autorizzazione che verra’
rilasciata dal ministro dello Sviluppo economico, d’accordo con i colleghi
all’Ambiente e alle Infrastrutture. Una partita di giro all’interno di Palazzo Chigi.
Si istituisce l’Agenzia per la sicurezza nucleare, composta da un presidente e
quattro membri nominati dal presidente della Repubblica su proposta del presidente
del Consiglio, senza neppure darle la parvenza che sia una agenzia indipendente. In
pratica il Governo chiede ed esige un mandato in carta bianca, per fare come meglio
crede, s
enza
bisogno di consultare il Parlamento, ne’ tanto meno gli enti locali... alla faccia
del federalismo.
Non e’ un caso che il nucleare e’ fermo da tempo la’ dove le preoccupazioni e il
controllo dell’opinione pubblica hanno piu’ peso e dove l’energia e’ un affare del
mercato; invece continua ad andare avanti in Cina, in India, in Russia, dove il
controllo democratico o non c’e’ oppure e’ molto piu’ fragile e dove le centrali
vengono pagate con i soldi dello Stato. Nel complesso il nucleare e’ in declino, e la
Iea -International Energy Agency- calcola che nel 2030 la quota di elettricita’
prodotta nelle centrale atomiche si ridurra’ dall’attuale 16 al 9-12%.
Si dice che la scelta nucleare serva a diminuire la nostra dipendenza di fonti
energetiche (petrolio) dall’estero, un falso. Vediamo perche’:
la tecnologia nucleare e’ di importazione, cioe’ estera (Francia), e la Francia con
il suo 78% di produzione elettrica nucleare consuma piu’ petrolio della Germania.
Perche’ se e’ vero che la Francia ci vende energia elettrica nelle ore morte (e’
sovracapacitata), nelle ore di punta la compra dalla stessa Germania.
il combustibile (uranio) e’ estero (il 58% delle riserve sono in Canada, Australia
e Kazakhstan). Il premio Nobel Carlo Rubbia mette in guardia sulla poca
disponibilita’ dell’uranio a livello mondiale e di conseguenza il prezzo e’ soggetto
a speculazioni, come e peggio del petrolio. Se la dinamica sara’ la stessa che
l’uranio ha seguito dal 2000 ad oggi, aumentando di venti volte da 7 a 130 dollari
per libbra -ha spiegato il fisico premio Nobel- il prezzo potrebbe arrivare a 500, ed
il costo dell’elettricita’ nucleare schizzerebbe da 40 a 65 euro per Megawatt, un
livello insostenibile. Si aggiunga il problema della disponibilita’: le riserve
conosciute valgono non piu’ di una trentina d’anni, per due terzi il mercato dipende
dalle forniture militari, e il piu’ grande impianto di estrazione, quello di
CigarLake in Canada, tarda ad entrare in esercizio.
Ancora tra i vantaggi di questa scelta ci si dice che "Il nucleare dovra’
produrre un quarto dell’energia elettrica del Paese (25%)", ma si finge di
dimenticare che la produzione elettrica italiana rappresenta il 18% del nostro
fabbisogno energetico complessivo, l’82% del quale (carburanti, etc.) va
essenzialmente ai trasporti.
L’obiettivo del 25% del ministro Scajola, rispetto al 18% di produzione elettrica,
significa che il nucleare sara’ il 4,5% del fabbisogno di energia elettrica.
L’alternativa c’e’ ed e’ quella di puntare sull’efficienza energetica, la piu’ grande
fonte di energia a detta di tutti gli esperti. Significa evitare gli sprechi. La via
e’ quella di un mix di energie rinnovabili: efficienza energetica, solare, eolico e
quant’altro la tecnologia odierna possa offrire. E poi la ricerca. Un recente studio
(The case for investing in Energy productivity) dell’istituto McKinsey, uno dei piu’
accreditati a livello mondiale, spiega come con l’efficienza energetica nella costruz
ione di edifici si possa coprire il 4% del nostro consumo nazionale. La stessa cifra
delle centrali nucleari. Questa sarebbe la strada da percorrere. E lo si puo’ fare da
subito, spendendo molto meno.
Infine, non possiamo non porci il problema tutt’altro che marginale della sicurezza e
delle scorie, in un Paese in cui non si riesce neppure a smaltire la spazzatura. Dopo
il referendum del 1987, non siamo ancora riusciti a liberarci delle vecchie scorie
stoccate in luoghi non adatti come a Saluggia o che sono rimaste nelle vecchia
centrale. A Caorso (Pc), per esempio, sono state trasferite in speciali piscine.
Vogliamo ricordare la storia di Scanzano Jonico (Basilicata)? Tutti d’accordo, un
decreto del Governo, organismi tecnici, Arpat (Agenzia per l’ambiente), Enea, Sogin e
dai sindacati Cgil-Cisl-Uil, poi la sollevazione popolare e i rifiuti radioattivi
sono stati mandati in Francia al modico costo di 250 milioni di euro, pagati dal
contribuente. Ancora notizie giornalistiche ci parlano della Basilicata come luogo
individuato per lo smaltimento delle scorie. Auguri.
Noi non abbiamo neanche un Piano energetico nazionale per avere un quadro della
situazione e delle scelte per il futuro. Senza questo, le date di cui parliamo
restano numeri senza senso.
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Donatella Poretti
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