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Partito Democratico: la linea politica di Walter Veltroni

PD: partito degli elettori e non delle tessere, a forte vocazione maggioritaria e di governo

mercoledì 31 ottobre 2007 di Guido Laudani


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Walter Veltroni, da leader del Partito Democratico, ha capito quanto sia fondamentale trovare l’identità politica del partito stesso e ne ha indicato la sua vocazione sicuramente maggioritaria e la convinzione di diventare la prima forza politica del paese (recenti sondaggi danno al PD una potenzialità del 38,5 per cento dei voti) e quella che probabilmente lo governerà, se possibile senza alleati scomodi o ingombranti.

Il PD quindi non cercherà alleanze con formazioni che hanno una percentuali irrisoria di consensi, ma che poi possono condizionare pesantemente le scelte politiche del partito maggioritario. Un’altra caratteristica di questa nuova forza politica e che per essere a vocazione maggioritaria deve necessariamente avere una forte leadership e una guida unica. Non per nulla si sono subito sentite forti contestazioni di alcune membri del nuovo partito, quali la Bindi e Parisi, delusi per questo modo di decidere dall’alto.

Il PD è stato paragonato alla vecchia Democrazia Cristiana, con le sue correnti, con la sua destra, il suo centro e la sua sinistra, con le alleanze tra i gruppi per delineare una maggioranza e una minoranza all’interno del partito, e questo modo di vedere il Partito Democratico sta facendo fare una lunga serie di commenti e supposizioni che invece non hanno nulla a che fare con questa nuova forza politica.

Quando a Milano Prodi ha parlato di partito degli iscritti, Veltroni ha indicato invece un partito di “cittadini elettoriâ€, come le primarie del 14 ottobre avevano già chiaramente indicato. Il PD può quindi essere anche un partito senza iscritti, intendendo che l’iscrizione a una forza politica non è, come in passato, condizione fondamentale per partecipare alle scelte politiche.

L’altro vero problema è quello della legge elettorale e di come si voterà: Veltroni sull’argomento è stato molto chiaro: “far cadere il governo e andare al voto con questa legge sarebbe un atto irresponsabileâ€. Non poteva essere più netto l’appoggio al governo di Romano Prodi. Una nuova legge elettorale sarà quindi necessaria a breve, ma anche da solo il PD non ha paura di presentarsi agli elettori.

In poche settimane questa nuova “cosa†politica, nata da ex-comunisti liberatisi dalla loro rigida ideologia e da ex-democristiani senza più identità, sta rivoluzionando fortemente il modo di vedere e concepire la politica e il fare la politica. Non molti però se ne sono accorti, anche nei centri di potere.

Basti pensare a quanto recentemente avvenuto alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, dove con 22 voti favorevoli e 22 contrari, ma con i voti di Mastella e di Di Pietro allineati a quelli della Casa delle Libertà, è stata bocciata la proposta di legge per istituire una commissione di inchiesta sul G8 di Genova. Un incidente di percorso della maggioranza?

Forse, ma piccole forze, piccole incomprensioni, la possibilità di subire piccoli ricatti, in un’ottica di gestione del potere come quella proposta del Partito Democratico di Walter Veltroni non sarebbero esistite.


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