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Intervista ad Antonella Modàffari Bartoli, scrittrice e pittrice

giovedì 16 luglio 2009 di Sabrina Falzone


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Antonella Modàffari Bartoli nasce a Reggio Calabria, ma negli anni ’50 si trasferisce ancora bambina, con i genitori, in Piemonte, quindi a Luino (Lombardia) dove ha la sua formazione artistica e personale. Attualmente vive a Cocquio Trevisago (VA) e lavora a Varese. www.arcadiadecorazioni.net

1) Quando sorge in lei l’esigenza di trasferire su tela il suo universo interiore? Molto presto. Sono nata in un piccolo paese della Calabria, una terra ricca di vegetazione e di colori. Non andavo ancora a scuola, non sapevo nulla di arte e di poesia, ma scoprii che dai petali dei fiori, si poteva ricavare un’acqua colorata e con questa iniziai a colorare tutti i fogli di carta che trovavo in giro. Ma non mi bastava e seduta sul tronco di un vecchio ulivo, guardavo il mare ed il cielo sognando di poterlo toccare, quando sarei stata in grado di costruire una scala alta abbastanza. Credo di avere iniziato già allora ad inventare forme e parole da accostare in un gioco che continua tuttora.

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Antonella Modaffari Bartoli: aurora 200x180

2) Secondo lei c’è un filo conduttore tra la sua attività di scrittrice e quella di pittrice? Quali sono gli aspetti comuni e quali, invece, le differenze nel suo modo di esprimersi? Il filo conduttore è il bisogno di esprimersi. L’arte è come l’amore: si impone. Possono passare mesi, magari anni, in cui rimani in una specie di letargo, poi improvvisamente qualcosa bussa dentro di te e devi farlo uscire non importa se su di un foglio di carta oppure su una tela. Sempre comunque hai davanti una superficie bianca che pian piano vedi animarsi, prendere vita. Mi è anche capitato di fare delle mostre di pittura e poesia. La differenza tra il dipingere e lo scrivere è di ordine pratico: puoi scrivere dovunque, ma per dipingere occorre avere l’attrezzatura a portata di mano: tele, pennelli, colori, matite, carta ecc...

3) Le sue opere d’arte sono intrise di mitologia classica. Cosa rappresenta per lei il mito? Da sempre l’uomo ha avuto bisogno di rivolgersi al soprannaturale. Quando non riusciva a dare una spiegazione logica alle cose, agli eventi, per farsi capire comunicava per simboli. Ecco, il Mito è un modo per parlare un linguaggio che tutti possano comprendere, anche quando non conoscono la stessa lingua. Ho sentito parlare molto presto del Mito: la nonna mi raccontava le storie della mitologia greca come fossero delle belle favole. Mito in fondo vuol dire racconto. E penso che gli Dei ora che non abitano più né in cielo né in terra, si siano rifugiati dentro di noi, perché in ognuno di noi alberga la speranza di un pizzico di immortalità.

4) S’ispira ad alcuni modelli in particolare per la sua pittura ad olio? E per la letteratura? Per quanto riguarda la pittura ad olio, mi hanno sempre affascinata i surrealisti, i simbolisti e i metafisici. Proprio perché si avvicinano al mio modo di essere e perché intrisi di mistero e magia: non hanno confini. Trasformare la realtà per adattarla al mio pensiero mi arricchisce, mi conduce fuori dagli schemi preordinati e dalle gabbie che una certa cultura da sempre vuole imporre. Per quanto riguarda la letteratura, ho sempre amato molto soprattutto gli scrittori dell’Ottocento francese. Ma anche quelli italiani della stessa epoca. Per la poesia invece, mi ispiro ad Eugenio Montale e gli ermetici in genere.

5) Per quali ragioni rappresenta spesso figure femminili sulle sue tele? Perché sicuramente conosco meglio la figura femminile di quella maschile, soprattutto nell’anima. Conosco i conflitti e le lotte che le donne devono affrontare ancora adesso per farsi riconoscere. Le donne artiste esistono da sempre, sono andate avanti per centinaia di anni in sordina, prima di poter esporre le loro opere ed essere riconosciute come tali. Eppure ce ne sono state di bravissime: per citarne alcune: Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana, Rosalba Carrera e tante altre...

6) Ritiene che l’arte figurativa possa ancora continuare a trasmettere significati e messaggi profondi nella cultura contemporanea? Perché?Io credo che tutto quello che trasmette emozione, ha ragione di esistere. La pittura figurativa spesso si avvicina al bello. E l’arte è anche bellezza, estetica. Credo che abbia ragione di esistere finché qualcuno si ferma davanti ad una tela e la osserva e vuole capire, qualunque sia il messaggio che trasmette allo spettatore. Qualunque sia il messaggio che l’artista ha voluto trasmettere. In fondo la pittura che viene più osservata criticata ed amata dal vasto pubblico da centinaia di anni, è quella figurativa. Può continuamente riproporsi purché esca dal banale e dall’ovvio. In ogni caso, prima di essere un buon pittore astratto, devi essere un buon figurativo.

7) A quale opera da lei realizzata è maggiormente legata dal punto di vista emotivo? Ai ritratti delle mie figlie quando erano adolescenti.

8) Nei suoi romanzi quali tematiche vengono sfiorate o approfondite? La narrazione può dare a chi la legge la sensazione di ritrovarsi in quello che lo scrittore narra, che è il suo modo di concepire la vita ma che si rivolge ad un universo. Lo scrittore deve saper parlare un linguaggio universale. Esprimere quei concetti e quei sentimenti che tutti vorrebbero poter esprimere ma che non sempre riescono a fare attraverso una forma artistica come la scrittura, la poesia, il teatro, il buon cinema ecc. Solitamente prediligo i temi sociali e di costume, l’amore e le problematiche esistenziali e culturali della nostra epoca.

9) Se le chiedessero di scegliere tra la carriera di scrittrice e quella di artista per quale strada sarebbe più propensa? Non potrei fare a meno né dell’una né dell’altra. Entrambe mi sono necessarie per vivere, per non dover sopravvivere. Sinceramente non mi sono mai posta il problema, ho sempre pensato che finché sarò in grado di esprimere l’una, potrò farlo anche con l’altra. L’arte non è come lo sport che dà una carriera brillante e immediata, ma di breve durata. L’arte la puoi coltivare a lungo. Anzi credo sia uno stimolo di vita.

10) Può raccontarci i suoi progetti per il futuro?Sto lavorando ad una raccolta di favole. Mi diverte molto scrivere per i bambini. Infatti ho scritto per loro anche delle canzoni. Una di queste dovrebbe pubblicarla la casa discografica Warner Chappel, che ha comprato i diritti. E poi altri romanzi, altre poesie. Nell’immediato sto lavorando anche ad una sceneggiatura per un cartone animato tratto da una mia favola inedita. E naturalmente alla pittura.

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