Lettera semplice al Divino Presidente Silvio Berlusconi
sabato 18 luglio 2009 di Sandro Cordeschi
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Egregio Presidente Silvio Berlusconi,
leggo sui quotidiani, indipendenti, per carità, che Sua Grazia sta cercando casa nella mia Città, per il mese d’agosto. Non per vacanza, s’intende, nessuno sarebbe tanto scemo da voler trascorrere le vacanze all’Aquila in questo momento, ma per lavoro. Lei sa quanto è preziosa per noi la Sua presenza, preziosa quanto l’acqua e il gas che non tornano nelle case vuote, o come le pietre che reggevano quelle cadute. Lei dice bene, anzi lascia intendere con arguzia, che l’occhio del Padrone… A buon intenditor, beato lui.
Metto allora umilmente a disposizione non la mia abitazione in città, troppo modesta e per la verità un poco rischiosa, comunque indegna di Vostra Grazia, ma la mia casa di campagna, senza chiedere nulla in cambio, si capisce. L’onore è già profitto sufficiente. Si tratta di una dimora ampia e ben formata, costruita alla fine del 1800 dai miei accorti avi, con i proventi della pastorizia, dall’evidente valore architettonico e storico. Il lavoro l’ha innalzata, il lavoro l’ha resa viva, proprio come piace a Lei. E’ stata inoltre sede di un Comando tedesco durante il secondo conflitto mondiale e anche questo la nobilita ai Suoi occhi. Di lì, inoltre, il mio silenzioso e coraggioso nonno partiva, per portare aiuti ai rifugiati antifascisti sui monti. Alcune stanze sono arricchite da dipinti religiosi di un eccellente artista del ‘900, di un frate, che era mio zio paterno, d’accordo, mica Giotto, però qualcosa valeva. La biblioteca conta molti volumi, a soddisfare la Sua onnivora cultura, alcuni dei quali risalgono al 1600. Tra di essi, le opere di Goethe scritte con la grafia gotica e l’intera storia del Fascismo, elaborata durante il Ventennio. Certo, sono tutti un poco impolverati, ora, ma le garantisco che troverà ogni cosa lucida e al suo posto, come se nulla, nulla fosse accaduto. C’è un po’ di tutto, insomma: come direbbe Vostra Grazia, esperto di detti popolari, un colpo al cerchio, uno alla botte (e uno alla cupola).
La casa è in buone condizioni, se si eccettuano alcune crepe non più larghe di qualche centimetro sulle pareti e sulle volte. D’altra parte, gli eccellenti tecnici della Protezione Civile l’hanno classificata “B”, anche se poi, a mia specifica richiesta, hanno rifiutato di dormirci dentro. Io francamente, se non avessi un figlio piccolo di cui mi sento responsabile, ci dormirei quasi tranquillamente. A parte i fantasmi, che però sono piuttosto rispettosi.
Aspetto quindi una Sua risposta, Lei così democratico, Lei così Liberal-Popolare e mi prostro alle Sue scarpe (con o senza tacco).
Devotamente Suo,
Sandro Cordeschi
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Lettera semplice al Divino Presidente Silvio Berlusconi18 luglio 2009, di Marco Longo
una lettera che avevo pensato di scrivere in modo simile io stesso, in quanto fortunato proprietario di una casa simile (fortunato soprattutto perché classificata A, nonostante i segni evidenti del sisma) a Rocca di Mezzo, dove vivo almeno tre giorni la settimana da circa quarant’anni (pur essendo romano, ma dunque per due terzi abruzzese ormai) e dove faccio base dal 7 aprile per prestare il mio aiuto volontario come psichiatra e psicoanalista, lavorando in molti campi e partecipando tra l’altro alla ricostruzione dei servizi psichiatrici aquilani (si vedano i miei reportages pubblicati su Psychomedia.it, nell’area "Psichiatria e Psicologia dell’Emergenza" http://www.psychomedia.it/pm/modpsy/emergendx.htm)
ed è proprio questo il punto, sua grazia troverebbe nella casa molte stanze, mobili e letti antichi sufficientemente degni di lui, soffitti dipinti e pavimenti lavorati a tappeto ecc, ma anche un clima di evidente affaticamento, per il duro lavoro svolto in questi mesi, ascoltando e confortando la gente nei campi(ng), registrando la paura e il dolore filtrato tra la rabbia dei loro denti (e delle loro "dentiere"), sostenendo il crescendo rossiniano di un clima di esasperante controllo poliziesco nell’ultimo mese prima del G8, vedendo rifare le strade, le aiole, i muri delle caserme, ecc per far venire meglio le riprese televisive dei sacri cortei, riflettendo sulle aspettative, speriamo non illusorie, artatamente accese nella gente dalle sue mirate promesse di rapida ricostruzione, durante il periodo elettorale e tuttora (in attesa anche delle elezioni provinciali di novembre), meditando sulle disillusioni rispetto ad una vera, per quanto difficilissima, senza dubbio, ricostruzione del centro (20 insediamenti intermedi in legno, si dice ora ... intermedi per sempre, si teme anche), e così via
eppure l’entusiasmo del leader sono certo gli consentirebbe sonni tranquilli, mentre io veglierei con mille domande non espresse, temendo solo le solite enfatiche e sorridenti risposte
Marco Longo
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