“Concerti in Basilica 2009” Basilica di Aquileia ore 20.45
sabato 18 luglio 2009 di redazione spettacolo
Lettori unici di questo articolo: 327
In programma il Miserere di Alessandro Scarlatti, di Benedetto Marcello la Sonata sesta op. 2 in do maggiore per flauto e basso continuo e la Messa del 1711 in canone in do magg. a 4 voci infine di Domenico Scarlatti la Fuga per organo K 58 ed il Magnificat a 4 v. e basso continuo.
Tra la fine del ‘600 e la metà del secolo successivo la vasta produzione di Alessandro e Domenico Scarlatti in tutti i generi musicali costituì uno dei punti fondamentali di riferimento nello sviluppo della musica italiana (in particolare napoletano) e nella conoscenza che dello stile italiano si veniva diffondendo in molti paesi europei. Tra i tempi del primo, e gli anni più significativi del secondo compositore, si colgono molti elementi di continuità (Domenico iniziò i propri studi col padre), ma anche molti segni di novità dovuti sia alla forte individualità del figlio, sia a quel profondo mutamento del gusto musicale che caratterizzò l’Europa della metà del settecento. Questi aspetti si possono cogliere appunto in tutti i generi musicali e anche nel campo della musica sacra che entrambi gli Scarlatti coltivarono, sia pure in misura diversa e in tempi e circostanze differenti. Queste brevi ma significative pagine scarlattiane sono comunque la testimonianza di una continuità generazionale in autori che hanno fatto della composizione e della musica pratica la propria scelta di vita. Con Benedetto Marcello si intende dare una testimonianza coeva assai diversa: dall’ambito napoletano e romano all’ambiente veneto, dalla professione della musica, alla musica come “diletto”. Come è noto, Benedetto Marcello proveniva da una delle più antiche famiglie patrizie veneziane e fu presto investito di cariche pubbliche che occuparono tutta la sua esistenza; ma l’educazione alle arti e in particolare alla musica fecero di lui un prolifico compositore “dilettante” come egli stesso amava definirsi, in tutti i momenti liberi dagli impegni ufficiali. In questo programma, la sonata in do maggiore per flauto e basso continuo è un esempio significativo del gusto veneziano per la sonata solistica diffuso ai primi del ‘700 e qui porta il coro alla tonalità della messa. La Messa del 1711 in canone in do magg. a 4 voci è costruita con elaborata dottrina, con vari tipi di canone nelle diverse parti dell’ordinarium, ma anche con criteri compositivi che si rifanno agli antichi contrappuntisti, in questa messa riesce a farsi largo talora la stessa cantabilità elegante che troviamo nella sonata. Questa messa fu composta nel 1711 per Clemente XI, lo stesso papa cui anche Alessandro Scarlatti aveva dedicato almeno due messe, dette appunto “clementine”, caratterizzate dalla severità del contrappunto, con l’ideale di ripristinare uno stile “osservato” di stampo palestriniano. La messa, nella trascrizione di Sergio Balestracci, si rifà ad un manoscritto della Biblioteca Marciana di Venezia.
Ufficio stampa Studio Pierrepi Alessandrra Canella – Via del Vescovado 79 - 35141 Padova
|
||
Segnala questa notizia su
|
||
redazione spettacolo
Articoli di questo autore
Registrato al Tribunale di Roma n° 358/2007 del 27 luglio 07 Edito da Ass.ne Spazio Agorà CF/IVA 97467680589
Diretto da: Umberto Calabrese
Realizzato da: Alessandro Rossi
web marketing







