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Ilva Taranto: i cittadini preparano un referendum per chiuderla

Epilogo di una stagione di manifestazioni, convegni, riflessioni e marcie avanti ed indietro. Anche qui i medici in prima linea.

venerdì 2 novembre 2007 di Roberto De Giorgi


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Il comitato Taranto Futura ieri ha presentato la proposta per l’avvio di un referendum da proporre ai tarantini con una domanda tosta: " volete voi che l’Ilva, responsabile principale dell’inquinamento chiuda? "

L’avv. Russo che presenta l’iniziativa dice che la gente deve sapere, perchè non è giusto che si continui a tacere. Manca per motivi di lavoro, il Dott. Mazza, ematologo che fa parte del comitato e che nei giorni scorsi ha mostrato i dati che riscontrano sui bambini i sindromi acuti del fumatore incallito, per via dell’aria avvelenata. Se la sostenibilità ambientale significa aver cura di quelli che verranno dopo di noi, a Taranto la frittata è fatta.

Sarà forse tale percezione del danno che ha portato alla rassegnazione i residenti. Così si spiega come alle marcie ed ai cortei sull’ambiente vengano soprattutto dai paesi piuttosto che dai quartieri attaccati alla fabbrica di acciaio più grande di Europa. Una città silente e rassegnata che bisogna svegliare. Al di là della risposta al quesito referendario, il referendum, che tra l’altro è solo consultivo, può svegliare i tarantini, costringerli a discutere tra italsiderini e commercianti, nei Bar e nelle scuole.

Non è un discorso peregrino di lunatici e non è un gruppo di qualunquisti mentecatti. L’avv. Russo tira fuori la sentenza del Consiglio di Stato che ha dato ragione alla Regione Liguria per la chiusura dell’Area a caldo dell’Ilva di Genova. Allora quale deve essere il sentimento dei tarantini non devono incazzarsi se tutta quella produzione a caldo è finita qui? E perchè non c’è una analoga risposta delle istituzioni e della politica?Quelli che amministrano in Liguria e a Cornegliano, insieme ai cittadini parlano una lingua sola.

Un secondo quesito referendario, come seconda opzione, riguarda proprio questa possibilità e cioè solo la chiusura dell’area a caldo e quindi lo smantellamento di ciminiere e agglomerato.

Il Presidente Napolitano a Taranto ha chiesto scusa del suo peccato. Tutti erano d’accordo negli anni ’60 a creare questo stabilimento delle partecipazioni statali, poi regalato al privato. Erano talmente convinti che non sentirono le ragioni di urbanisti di tutta Italia che a Taranto, nel 1973, fecero un convegno contro il raddoppio dello stabilimento. Sbagliarono pure il layout, l’avessero fatta al contrario ciminiere e polveri sarebbero state a 7 km dall’abitato e non a 200 metri.

Come giustamente dice l’Ing De Marzo ora l’Ilva rischia di non avere l’autorizzazione integrata ambientale. Questa iniziativa di convolgimento dei cittadini può essere utile per costringere l’azienda a far qualcosa, altrimenti è l’Europa che chiederà, in assenza di autorizzazione, la sua chiusura.

I bambini sono scesi in campo con il loro pediatra dott. Merico e domenica scorsa c’è stata una grande manifestazione. Anche per loro questa città vuole risposte.


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