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Sfratti vaticani: inquilini sotto assedio (prima parte)

A roma 35.000 persone sotto sfratto. Molti vivono in appartamenti di enti ecclesiastici.

venerdì 2 novembre 2007 di Paolo Dimalio


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Vaticano ed enti ecclesiastici possiedono a Roma un palazzo su quattro. Un patrimonio immenso, visto che il mattone ormai vale più del petrolio. Per farlo fruttare a pieno c’è un solo ostacolo da rimuovere: sfrattare i vecchi inquilini, che pagano affitti ben al di sotto dei valori di mercato.

Nadia Evangelista e Nancy Elseberg da anni vivono il calvario dello sfratto. L’incubo iniziò nel 2000, con l’abolizione dell’equo canone. Fu in quel momento che i mercanti rientrarono nel tempio.

Nancy ha 72 anni e una vita da cantante lirica alle spalle. Trent’anni fa lasciò gli Stati Uniti per trasferirsi a Roma, in un piccolo appartamento in Via Giulia, a due passi da Campo de Fiori. L’intero stabile appartiene al Pontificio Collegio Armeno. In 40 anni Nancy non ha mai sgarrato. Ha sempre pagato il dovuto. I preti armeni vogliono sfrattarla non per morosità, ma per finita locazione.

Nello stabile di via Giulia non è l’unica a rischiare la casa. Uno degli inquilini, stremato dalle pressioni dei porporati, si è già trasferito. Dorme fra due guanciali invece Roberto Sciò, il facoltoso inquilino titolare dell’albergo vip il Pellicano a Porto Ercole. I porporati per lui hanno un occhio di riguardo. Anni fa Sciò decise che il suo appartamento gli andava stretto. I preti Armeni provarono in tutti modi a sfrattare il suo vicino, ma non ci riuscirono. Allora gli dimezzarono la casa. Tirarono su un muro: metà passò a Roberto Sciò; l’altra metà dell’appartamento restò al povero inquilino, che all’improvviso si trovò bagno e cucina nella stessa stanza. Poco dopo morì.

Nancy ha provato a trattare. Nei limiti delle sue tasche, ha accettato un aumento del canone d’affitto. Troppo poco, per i “palazzinari†in tonaca. Così martedì 30 ottobre l’ufficiale giudiziario ha bussato di nuovo alla sua porta, consegnandole l’ennesimo avviso di proroga. Una boccata d’ossigeno per Nancy, che temeva l’arrivo della forza pubblica. Fino al 13 dicembre nessuno la caccerà di casa. Poi tre giorni di fibrillazione. Dal 16 dicembre fino all’epifania invece tornerà a dormire sonni tranquilli, poiché vige il blocco degli sfratti. A Natale, si sa, sono tutti più buoni. Perfino i preti armeni.

Mercoledì 31 ottobre l’ufficiale giudiziario ha fatto tappa in via della Polveriera, a pochi metri dal Colosseo, dove sorge uno stabile del Pontificio Collegio Maronita “Beata maria vergineâ€. I Maroniti hanno messo sotto sfratto gran parte degli inquilini. Tra loro c’è Nadia Evangelista, disabile. Per lei gli immobiliaristi col collarino hanno chiesto l’uso della forza pubblica. Giusto per far capire cosa s’intende per carità cristiana.


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