Le promesse del biotech - Quinta Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza
martedì 22 settembre 2009 di Roberto Arleo
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"Lo studio del DNA ci ha svelato l’unitarietà del mondo vivente: non c’è sostanziale differenza nella struttura “biologica” di un uomo, un filo d’erba e un elefante. Di conseguenza, se tutti i geni degli esseri viventi sono simili, possiamo trasferirli da un organismo all’altro per guarire le malattie, migliorare il cibo, vincere la fame, proteggere meglio l’ambiente. Le tecnologie che ci permettono di realizzare tutto questo si chiamano “biotecnologie” e racchiudono le promesse più concrete della “Rivoluzione del DNA “. Grandi speranze, per esempio, suscitano le ricerche di Chris Bowler, direttore di Biologia delle piante all’École Normale Supérieure di Parigi. Studiando il genoma dei microrganismi che compongono il plancton degli oceani, Bowler ha scoperto che alcuni geni sono responsabili della fissazione del carbonio e dell’azoto, della formazione di gas sulfureo e di molti altri processi critici per la stabilità della vita sul pianeta. La conoscenza di queste proprietà dei microrganismi marini e la possibilità di controllarle geneticamente potranno contribuire a risolvere molti problemi climatici e ambientali. Parallelamente Enrica Galli, microbiologa e direttrice del Dipartimento di
Scienze Biomolecolari e Biotecnologia all’Università di Milano, ha tracciato un quadro delle prospettive derivate dallo studio dei microrganismi che popolano il suolo: 4000 specie diverse tra batteri, funghi, alghe e protozoi. La diversità metabolica che caratterizza queste comunità microbiche è una risorsa importante per applicazioni biotecnologiche di grande utilità per l’uomo e per l’ambiente. Per esempio, alcuni microrganismi possono essere utilizzati per rimuovere sostanze tossiche in ambienti inquinati, per ottenere biocarburanti sostenibili da fonti energetiche rinnovabili e per prevenire la contaminazione ambientale attraverso lo sviluppo di pesticidi e polimeri biodegradabili. Sfruttando la diversità genetica, la genomica, le biotecnologie e l’approccio transgenico, abbiamo oggi anche la possibilità di creare nuove generazioni di colture che si adattino meglio all’ambiente circostante, siano più resistenti e producano raccolti più abbondanti. Michael Bevan, direttore del John Innes Centre di Norwich (Regno Unito), è uno dei pionieri di questi studi, mirati a combattere la fame e la sete nel mondo rispettando i criteri di sostenibilità ambientale ed economica. Bevan spiega come le applicazioni della genomica delle piante rende possibile ottenere colture che crescono anche in carenza di acqua e che si difendono da sole dai parassiti, e sviluppare piante per la produzione di biocarburanti. I geni sono anche la piattaforma di studio per la nutrigenomica, la scienza che indaga come combinare il profilo genetico individuale con i cibi, per arrivare a un’alimentazione protettiva per le principali malattie o addirittura terapeutica. Come spiega Chiara Tonelli, del Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologia all’Università di Milano, grazie al cosiddetto DNA ricombinante possiamo produrre ortaggi che aumentano le nostre difese contro alcune malattie, o anche cereali che forniscono un adeguato apporto di vitamine alle popolazioni più povere".
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Roberto Arleo
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