Quale tutela per il patrimonio culturale della Calabria? (terza puntata)
venerdì 9 novembre 2007 di Teresa Liguori
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Al contrario del dettato costituzionale e delle numerose disposizioni legislative tuttora vigenti in materia si è notato come, da alcuni anni a questa parte, sempre più si stanno allentando i vincoli di tutela e di salvaguardia del nostro patrimonio culturale, costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici (Codice Urbani art.2,1).
Tale situazione preoccupa molto ItaliaNostra e coloro che hanno a cuore le sorti di un immenso patrimonio di natura, di arte e di cultura, il cui valore intrinseco non è certamente compatibile con una visione esclusivamente mercantile dello stesso. Siamo ben consapevoli infatti che il Bene culturale è patrimonio di tutti i cittadini, comprese le generazioni future.
In particolare, notiamo dei segnali davvero poco rassicuranti per le sorti dei Beni culturali e paesaggistici della Calabria. In precedenti articoli della nostra inchiesta, abbiamo riferito sugli interventi di “pseudo valorizzazione†ai danni di due famosi Santuari rupestri situati nel Parco nazionale del Pollino e sullo stato di degrado in cui versano rilevanti siti archeologici nell’Area marina protetta C.Rizzuto. Ma la lista dei Beni in rovina è lunga, purtroppo. Citiamo, qui di seguito, alcuni esempi di insufficiente o scarsa attenzione nei riguardi di alcuni rilevanti BBCC della regione Praia A Mare (CS) Santuario della Madonna della Grotta: maggiore tutela per questo antico santuario rupestre e per il suo incantevole paesaggio.
Questa ridente cittadina, situata nel golfo di Policastro, racchiusa tra mare e monti, gode di un paesaggio di un’incomparabile bellezza. Il Santuario della Madonna della Grotta è uno di quei luoghi che affascinano i numerosi visitatori che vi affluiscono per la straordinaria suggestione della grotta-santuario, per l’antica tradizione religiosa, che risale ad epoche remote. Il sito dovrebbe essere stato abitato sin dal paleolitico, come risulta da numerose campagne di scavo effettuate negli anni ’60 ’70 ’80 e continuate ai giorni nostri.
Dall’VIII secolo d.C. in poi il monte Vingiolo fu abitato per la presenza di numerose grotte, in seguito divenne dimora di alcuni eremiti basiliani che si erano stabiliti sulle alture della Calabria per difendersi dalle persecuzioni religiose. Probabilmente, il culto della Madonna iniziò in quel periodo, anche se la tradizione popolare racconta che la statua sacra, giunta in prossimità dell’insenatura a bordo di un peschereccio, non si fosse potuta più spostare da quel luogo cosicchè fu adagiata sopra una grossa pietra nera, all’ingresso della grotta, che è un’immensa caverna alta ben 18 metri.In una piccola cappella era situata una statua della Madonna di marmo bianco della scuola del Gaggini, purtroppo rubata negli anni scorsi e sostituita con una copia. Alcuni anni fa tutta la collina è stata funestata da una serie inspiegabile di incendi, che hanno devastato il patrimonio ambientale, ma un altro danno si profila all’orizzonte, il consolidamento della collina che è stata puntellata da alcuni muri di cemento, soluzione sicuramente non consona con il Bene vincolato.
ItaliaNostra chiede che siano studiate dei correttivi compatibili con il pregevole luogo di culto e che si operi concretamente per evitare danni gravissimi ed irreparabili al delicato ecosistema dell’ambiente ed al Santuario.
Scalea-Eremo di S.Giovanni: presenza di alcuni tralicci di telefonia mobile davanti all’Eremo
Nel territorio di Scalea, conosciuta sin dall’antichità con il nome di Laos, subcolonia di Sibari sul versante tirrenico, così chiamata per il fiume omonimo, esistono testimonianze preziose anche del periodo medievale, grazie alla presenza di monaci basiliani. Costoro vissero dapprima come eremiti nelle grotte, poi edificarono cappelle e chiese sulle alture, infine costruirono dei monasteri e contribuirono a divulgare la fede cristiana e la cultura in tutta la valle del fiume Lao, creando nell’area, conosciuta come il “Mercurionâ€, una dei centri religiosi più importanti tra i secoli VIII-XVI d.C. Fuori delle mure cittadine, i Basiliani costruirono le cappelle di S.Marco, S.Caterina, S.Giovanni, tutte in rovina, e S.Cataldo, che è stata restaurata recentemente.
In particolare, assai precaria è la condizione in cui versa il Cenobio di S.Giovanni, posto su un colle affacciato verso il mare, testimone del romitaggio di S.Giovanni, maestro di San Nilo da Rossano, detto il giovane, monaco eremita, animatore della vita cenobitica in Calabria, benemerito nel campo liturgico e in quello della trascrizione dei codici.
I pregevoli affreschi, appena leggibili nelle pareti in rovina dell’Eremo, rappresentano due vescovi con in mano il bastone pastorale in posizione di muoversi verso qualcuno. Accanto al cenobio, si possono notare i resti di una cisterna posta su una preesistente di epoca romana.
Al degrado della struttura, priva del vincolo di tutela, si aggiunge lo sfregio del luogo, dominato da alcuni elevati tralicci per la telefonia mobile e da un parafulmine, che mal si conciliano con la suggestione del bene culturale. ItaliaNostra e la stampa locale si impegnano affinchè si possa salvare questo sito di grande valore artistico-storico e paesaggistico dal degrado e dalla speculazione edilizia.
Centro Storico di S.Giovanni in Fiore(CS): costruzione di un anfiteatro a poca distanza dall’Abbazia Florense.
Non poteva mancare che qualcuno si ricordasse di “valorizzare†al meglio la famosa Badia Florense, culla di civiltà e monumento di fede tra i più conosciuti della Regione.
Le sue origini, risalenti al XII secolo, (1189), la rendono una delle più antiche e conosciute. La fama del suo fondatore, il venerabile Gioacchino, “Il calavrese abate Giovacchino/ di spirito profetico dotato†(Dante Alighieri, Paradiso, XII canto, vv.140-141), la feconda attività culturale svolta dal Centro internazionale di Studi Gioachimiti, oltre al semplice buon senso (che negli ultimi tempi sembrerebbe essere scomparso dalle decisioni di alcuni amministratori) avevano fatto sperare che, al contrario di altri Beni culturali, la Badia Florense sarebbe stata oggetto di maggiore cura insieme al vasto ed articolato centro storico di S.Giovanni, attualmente in condizione di degrado, se si esclude una piccola parte, e privo di vincoli di tutela.
Piuttosto che progettare un anfiteatro all’aperto o altre strutture a poca distanza dall’Abbazia, sarebbe stato opportuno ripristinare l’antico orto medievale, che la comunità monastica aveva sapientemente creato intorno all’Abbazia, dalla cui presenza ha avuto poi origine l’abitato di S.Giovanni in Fiore.
In tal modo, si sarebbe dotato il borgo antico di una pregevole area verde “storica†che avrebbe riportato alla memoria l’origine stessa dell’Abbazia e, nel contempo, avrebbe meglio evidenziato l’aspetto monumentale del Bene culturale, isolandolo da un contesto degradato.
Altomonte (CS): costruzione di un parcheggio in cemento armato a poca distanza dal Castello Medievale.
ItaliaNostra interviene ancora una volta a difesa di Altomonte, tra i borghi più belli e rinomati della Calabria, a poca distanza dal Parco del Pollino.
Il centro storico della cittadina rischia di essere devastato in modo irreparabile dai lavori di costruzione di un edificio in cemento armato, alto 5 piani, destinato a parcheggio, a ridosso dell’antico castello dei conti di Altomonte (secolo XIV). L’intervento recente della Procura di Castrovillari ha portato al fermo dei lavori, che erano stati subito contestati dall’Amministrazione Comunale, da cittadini e dalle associazioni Fare Verde e ItaliaNostra.
Complicate le vicende che hanno caratterizzato la costruzione del parcheggio. I lavori erano stati sospesi una prima volta con un’ordinanza del Tar Calabria, ma, a seguito di una nuova sentenza del Tar Calabria, erano ripresi. Ai danni al rinomato centro storico, si aggiungono quelli causati dall’impatto sul suggestivo paesaggio circostante. Tra l’altro, l’edificio in cemento armato sorge in un’area destinata a verde attrezzato e sottoposta recentemente a vincolo diretto dal Ministero BBCC.
Tra le conseguenze immediate, la pià grave è stata il ritiro della Bandiera Arancione da parte del Touring Club Italiano proprio a causa di questa costruzione. L’ambito riconoscimento era stato ottenuto nella nostra regione soltanto da Morano Calabro e da Altomonte.La mancata conferma della bandiera arancione ha comportato una grave perdita di immagine per l’antico borgo. ItaliaNostra chiede alle autorità competenti di intervenire con urgenza per fermare in via definitiva questo ennesimo attentato all’integrità dei Beni Culturali di Calabria, sottoposti ancora una volta ad interventi irrispettosi della struttura originaria e ad abusi di ogni genere.
L’associazione chiede infine che sia rispristinato quanto prima lo stato dei luoghi, così da restituire al centro storico di Altomonte la bellezza e l’armonia che hanno dato fama e benessere alla vivace cittadina, tra le mete turistiche più frequentate ed ammirate della regione.
A questo punto, dispiace notare come sempre più frequentemente la gestione del patrimonio storico-artistico non sia affidata agli esperti di arte, agli storici, ai critici, agli studiosi, i quali, nonostante competenza e professionalità ., difficilmente trovano lo spazio per inserirsi nelle attività di tutela e conservazione. Al contrario, ben altri soggetti, amministratori e/o economisti, sono considerati i veri “manager della Cultura e dei Beni Culturaliâ€, alla ricerca di fattori-parametri che rendano la cultura aperta alle teorie del mercato.
Ci chiediamo quali sbocchi professionali si possano aprire per quei giovani laureati ed universitari che frequentano attualmente le facoltà che preparano alle professioni della tutela e conservazione dei Beni Culturali e quale sorte toccherà al nostro vasto patrimonio, sul quale tanta bella letteratura è stata scritta e numerosi convegni organizzati, e su cui si dovrebbe poggiare prevalentemente la risorsa culturale e turistica della Calabria.
Abbiamo ricordato il genius loci di S.Giovanni in Fiore, l’abate Gioacchino, con la sua attesa del rinnovamento, della fine del vecchio e della speranza di un nuovo ordine, proseguendo sulle ali dell’utopia arriviamo ad un altro grande calabrese, Tommaso Campanella, cui è stato dedicato il Palazzo del Consiglio Regionale di Calabria, con la sua aspirazione ad un ordine di pace e di abbondanza.
A questi grandi pensatori, alla loro ricerca per un mondo migliore, per una società più responsabile, tanti calabresi ancora oggi fanno riferimento, consapevoli che le leggi del mercato non possono sostituire le leggi dell’etica e della civiltà . Costoro sommessamente quanto fermamente chiedono a chi esercita il potere a tutti i livelli un cambiamento di rotta, un nuovo modo di intendere e di “vivere†la politica, come servizio al bene comune, alla legalità ed agli interessi della collettività , oltre che come tutela dei soggetti deboli, tra i quali sono da annoverare a pieno titolo i Beni Culturali.
Consigliera nazionale ItaliaNostra onlus
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Teresa Liguori
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Quale tutela per il patrimonio culturale della Calabria? (terza puntata)19 novembre 2007segnalo tra i beni culturali della calabria anche gli ospedali psichiatrici (es. girifalco) gli edifici sono spesso ex conventi abbandonati a se stessi o peggio come quello di girifalco a pseudorestauri (è stata levata la vecchia insegna e non si sa in che stato sia la biblioteca, se ancora ci siano tutti i libri e in che modo sono stati conservati, i giardini inesistenti. dovremmo seguire l’esempio dell’emilia romagna che valorizza i beni culturali nella sanità ad esempio l’Ospedale Rizzoli di Bologna o l’ex opsedale psichiatrico di Reggio emilia che ha adibito i padiglioni (immersi in un parco magnifico)anche a centro studi della psichiatria e sedi universitarie. "a serva "Calabria" di dolore ostello..."
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Quale tutela per il patrimonio culturale della Calabria? (terza puntata)19 novembre 2007, di Teresa LiguoriRingrazio per la segnalazione e per la proposta di intervento di restauro conservativo per salvare dal degrado gli immobili di pregio così da favorirne la fruizione da parte della collettività. Teresa Liguori
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