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Ambiente

Tuteliamo il patrimonio archeologico di Crotone per custodire la memoria

venerdì 6 novembre 2009 di Teresa Liguori


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….. “Ogni altra preoccupazione passa innanzi a quella che in un Paese come l’Italia dovrebbe essere tra le prime: salvare cioè e tramandare quanto più possibile intatto l’ingente patrimonio d’arte giunto a noi dai secoli passati, e che è la perpatua attrazione di tutte le genti”…..
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Piazza Bartolo Villaroja

Con queste parole Umberto Zanotti Bianco, fondatore di ItaliaNostra, si riferiva all’immenso valore del patrimonio culturale italiano, che va tutelato e custodito per tramandarlo alle generazioni future.

Ma, è proprio quello che succede a Crotone, antica colonia della Magna Grecia, faro di civiltà nel passato?

Nei tempi recenti, dopo una lunga fase di industrializzazione, la città sta cercando affannosamente di ritrovare una nuova identità, di progettare un futuro migliore rispetto al presente, che stenta a decollare, appesantito com’è da problemi di inquinamento ambientale, da risanare quanto prima possibile, e da sottovalutazione e scarsa attenzione nei confronti dei tesori culturali dei quali il territorio è molto ricco, ma che rischiano di essere perduti per sempre, se non si predisporranno misure di tutela e di salvaguardia adeguate e non si investiranno, da parte dello Stato, le risorse indispensabili.

Accanto a questo aspetto finanziario, pure rilevante, c’è quello della conoscenza/scoperta del patrimonio archeologico, artistico da parte della collettività, perché sia consapevole del valore culturale, ma anche sociale ed economico dei Beni e se ne faccia carico, avendone cura, dimostrando rispetto e chiedendo alle istituzioni competenti rigorose azioni di tutela.

Sappiamo che ogni luogo trattiene quel che vi accade e ne conserva memoria, così che strati su strati di storia si sovrappongono e s’intrecciano sotto e sopra terra. Le trasformazioni dei luoghi, i modi diversi in cui nel tempo si sono gestiti gli spazi, sono dunque lo specchio delle società che le producono.

L’Italia, e Crotone non fa eccezione, è molto ricca di luoghi “parlanti” e d’insediamenti urbani che si sovrappongono, strati su strati di storia precedente, spesso non sondati, ma parte integrante di quel bene culturale che chiamiamo “centro storico”.

In questi luoghi ogni qualvolta si scava si svela l’antico, la storia passata.

Ed è quello che è successo lo scorso settembre, quando un intervento d’urgenza svolto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria in Piazza Bartolo Villaroja ha offerto la rara opportunità di compiere una pur breve e limitata indagine scientifica nel centro storico di Crotone, sede dell’abitato fin dalla fondazione di Kroton a fine VIII a.C. e perciò avara di spazi inedificati che si prestino all’esplorazione estensiva.

Indagando all’interno di una trincea per la metanizzazione che casualmente ha intaccato i livelli archeologici, sono state acquisite informazioni su un sepolcreto finora sconosciuto, in uso dalla tarda età romana a quella bizantina e senz’altro connesso ad una chiesa ’perduta’ che si configura come uno dei più antichi edifici di culto cristiano all’interno della città, sede vescovile almeno dal VI secolo. Non è escluso che proprio l’esistenza, protratta per secoli, dell’ignota chiesa e del sepolcreto pluristratificato appena scoperto (la contiguità allo straordinario complesso conventuale di S. Chiara non garantisce di un legame originario poiché del secondo si ha notizia solo dal XV secolo), possano aver sottratto l’area in cui insistevano alla fitta edificazione che caratterizza quelle circostanti.

Quanti colgono le potenzialità culturali della necessaria prosecuzione dell’indagine, il cui onere spetta, per legge, alla Società che ha cagionato il danno, l’Italgas-Eni, finora sorda a qualsiasi richiesta, sono decisi a compiere ogni sforzo per coinvolgere e rendere partecipe la popolazione dell’attività scientifica e dei suoi risultati. La riqualificazione di Piazza Villaroja, in progetto da tempo ma mai attuata, che l’ampliamento dello scavo e l’auspicabile musealizzazione delle evidenze eventualmente poste in luce, da inserire in percorsi didattici studiati ad hoc, potrebbe non solo accelerare ma orientare in senso ’virtuoso’, ridarebbe infatti dignità ad un settore del centro storico assai degradato eppure di straordinario interesse culturale per l’intera città.

La breve distanza dal circuito difensivo di età giustinianea superstite lungo corso Vittorio Emanuele II ed il fatto che le sepolture tardo-antiche e/o proto-bizantine siano state tagliate in strati di terreno che conservano butti di materiale edilizio frutto della demolizione di edifici della tarda Repubblica e del primo Impero, unitamente a scarichi domestici di piena età imperiale, suscitano il sospetto che l’ignota chiesa sia stata impiantata in un settore del suburbio occidentale dell’abitato romano e che questo sia entrato a far parte a pieno titolo dello spazio urbano solo dopo la costruzione delle mura che, a metà del VI secolo d.C., a distanza di secoli dalla perdita di funzione della cinta della polis Kroton, tornò a circondare lo spazio urbano.

A questo punto, auspichiamo che i crotonesi ( gli abitanti del centro storico in primis), consapevoli del valore del patrimonio archeologico che potrebbe venire finalmente alla luce, vogliano esercitare il loro ruolo di cittadinanza attiva chiedendo alla società Italgas- Eni che siano proseguiti al più presto gli scavi, anche per evitare danni irreparabili alle delicate strutture venute alla luce, testimonianze da non perdere come tante altre in passato.

“La formazione di una buona società dipende non dallo stato ma dai cittadini, che agiscono individualmente o in libere associazioni…. La felicità o infelicità della società dipende da noi cittadini non dallo Stato, che dovrebbe incoraggiare l’azione volontaria di ogni specie per il progresso sociale”……. (Lord William Beveridge)

*Consigliere nazionale ItaliaNostra


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