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"Mai come oggi l’arte è presente nello scrutare la realtà e nel denunciare abusi"

L’artista è il miglior amico del cane?

Guillermo Habacuc Vargas ora rischia di non essere ammesso alla ‘Biennale Centroamericana 2008’."Questa performance - scrive Giancarlo Politi- in qualcuno (spero molti) ha risvegliato le coscienze, in altri la falsa pietà invernale di chi poi in estate abbandona il cane in autostrada". Ma resta il dubbio avanzato in primis dal blog il Disinformatico che possa essere una bufala.

venerdì 16 novembre 2007 di Francesco Bonazzi


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Guillermo Habacuc Vargas uccide un randagio in galleria. Ora si scusa. qui tutte le foto Oltre 200.000 persone da tutto il mondo, in pochissimi giorni, hanno espresso la propria indignazione. Una lettera a Giancarlo Politi, direttore di Flash Art, una poesia e un percorso ipertestuale dove il web è in fibrillazione.

Voi che avete del cibo caldo,

CONSIDERATE SE QUESTO è UN CANE:

senza nome,

vuoti gli occhi al plenilunio,

che muore per una briciola negata

che muore di sete con un nodo alla gola

in galleria muore per un si o per un no,

in nome dell’ipocrisia.

Meditate quello che è stato...

“Sei quello che leggiâ€:

solo un randagio.

Lo stesso giorno sono rimasto colpito da come Giancarlo Politi, Direttore di Flash Art ha risposto su Flash Art newsletter del 7.11.08

UN CANE CHE MUORE PUO’ ESSERE ARTE?

Gentile Giancarlo Politi, in che punto della storia dell’arte andrebbe considerato Guillermo Habacuc Vargas? Sono indeciso tra due ipotesi: tra chi ha visionato in maniera storpia e volgare gli azionisti viennesi (oltre a tutti i loro epigoni) e i nostri un po’ più raffinati contemporanei o tra i furbacchioni mediatici, con dubbiosi scrupoli morali? Mi dia una mano. Con affetto,

.Francesco Berio

L’ARTE E’ IL NERVO SCOPERTO DELLA VITA, NON I CIPRESSI IN DUPLICE FILAR

Caro amico, l’arte è il nervo scoperto della società e della vita. L’arte è l’occhio di Dio che ti segue ovunque, come ci dicevano all’oratorio. L’arte (non so se grande o piccola o media) può vivere nell’immagine di un cane morente come la poesia di Montale viveva negli aguzzi cocci di bottiglia o del rivolo strozzato. Ciò che posso dirti e di cui sono testimone, come tutti, è che l’arte è sempre meno il fremito davanti all’immagine di un tramonto o di un paesaggio con “i cipressi che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filarâ€â€¦. Caro Berio, ho ricevuto, ovviamente, centinaia di messaggi e di richieste di bollare come oltraggio quest’opera: da parte di benpensanti, di anime pie, di maestrine, di abatini, di seminaristi. Non so in quale punto della storia dell’arte, come tu pretendi, collocherei quest’opera. Noi poveri cristi, impegnati e impantanati in una cronaca che è un girone dantesco, non abbiamo il tempo, la forza, la voglia di pensare alla storia. Ma da ieri, quando ho ricevuto l’immagine di questa performance, a oggi e forse anche domani, questo povero cane, che mi ha rimandato ai milioni di bambini sofferenti, mutilati dalle guerre o morenti di fame in molte parti del mondo, ha tenuto sveglia e vigile la mia coscienza un po’ insonnolita. Non è anche questo il compito e il ruolo dell’arte?

Giancarlo Politi newsletter.flashartonline.com

E... la successiva del14.11.07


 

LETTERE AL DIRETTORE FLASH ART Newsletter 14.11.07

IL CANE MORENTE E IL RUOLO DELL’ARTISTA

Caro Giancarlo,

a proposito di Guillermo Habacuc Vargas, leggevo la tua risposta ad un lettore, hai veramente ragione quando dici che quel cane risveglia la coscienza.

Io non riesco a togliermelo dalla mente, mi fa pensare moltissimo, non solo ai bambini mutilati come dici tu ma anche a tutti questi animali maltrattati nel mondo, ovunque e per diverse ragioni.

Nello specifico mi torna in mente un cane lupo che vedevo sempre tenuto a catena quando ero piccola, e a cui ho sempre guardato con estrema tristezza. Quindi fino a qui, l’ arte contemporanea ha fatto quello che doveva fare, ci fa riaprire gli occhi su temi sempre attuali purtroppo: ma ti chiedo (detto tra noi), tu in veste di artista ci saresti riuscito e come gallerista che accetta tale progetto e che sta li’ a guardare

fino alla fine, lo avresti permesso?

Amalia Piccinini, New York, amaliapiccinini.ny@gmail.com

L’ARTISTA COME SENTINELLA DELLA STORIA?

Cara Amalia,

io lo avrei permesso? Ma noi siamo spettatori della storia, non siamo Bush, Chavez, Castro, Ahmadinejad, che invece la fanno. Io avrei permesso la guerra in Irak? Permetterei il riarmo nucleare di Iran, Corea del Nord, Pakistan? Permetterei che metà del mondo muoia di fame mentre l’altra metà getta e spreca cibo, risorse e ricchezze? O vi specula? Ma certo che no. E allora? Cosa cambia? Tu credi che i milioni di ebrei lasciati morire o uccisi e i 60 milioni di russi assassinati da Stalin abbiano dato un permesso? Loro, come me e te, erano spettatori e vittime innocenti, impotenti e inerti. La mia, la tua e l’altrui pietà, nulla può contro il grande crimine della Storia che determima vite di uomini, paesi e continenti. Siamo qui a guardare, osservare, subire. Nel migliore dei casi (Guillermo Habacuc Vargas) a denunciare senza speranza e con la certezza di essere frainteso e di essere considerato criminale o accomunato ad essi, come sta avvenendo su queste pagine e per questo episodio anche nei miei confronti. Questa performance in qualcuno (spero molti) ha risvegliato le coscienze, in altri la falsa pietà invernale di chi poi in estate abbandona il cane in autostrada o guarda compiaciuto e sazio la TV, o fa zapping per non guardarla e getta nel cestino dei rifiuti cibo sufficiente per quattro bambini morenti di fame.

Per rispondere alla tua domanda finale: in questo momento non sono l’artista nè il gallerista; un osservatore o meglio un testimone, come io mi repiuto, deve giudicare ciò che vede, non porsi il problema di essere nei panni altrui. Potrei forse chiedere a te, in quanto artista, cosa faresti al posto di Damien Hirst o Jeff Koons o Francesco Vezzoli? Come capirai, perchè intelligente, la domanda non avrebbe senso.

Giancarlo

PS. Io so che l’arte ha sempre ampliato gli orizzonti del nostro vedere e della nostra coscienza. Sempre, nel passato e anche oggi. Anche se non può intervenire sulla storia e sulla vita, almeno può denunciare, puntualizzare. E mai come oggi l’arte è presente nello scrutare la realtà e nel denunciare abusi. Anche se troppo spesso questo suo ruolo, dagli animi semplici, viene interpretato come un deragliamento.

www.flashartonline.it

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