Mar piccolo - la recensione del film
lunedì 9 novembre 2009 di Roberto De Giorgi
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Non è corretto parlare di Paolo VI come quartiere degradato. Almeno non lo è più da tempo. Forse non v’è zona della città così densa di strutture, dagli ipermercati alle aree verdi fino alle strutture istituzionali come caserma dei carabinieri e Corte D’Appello, due eccellenze sanitarie con in più il progetto di costruire il più moderno ospedale. E poi l’Università, la Scuola Edile, ecc..
Parlare di degrado di qualche palazzina è un po’ eccessivo poi riferirlo alla città o al quartiere. Certo lo scenario inquietante dell’Ilva non da fiducia nel futuro. Ma questo è un altro problema che esula dalla vicenda. E’ solo la scenografia, ma il dramma è un altro.
E’ il dramma di un adolescente che vive in una vicenda familiare dove un padre, cassintegrato e dedito al gioco dei video poker deve anche soldi alla malavitoso del quartiere. Ed il ragazzo s’invischia nelle storie nere e violente del racket per difendere la famiglia, la madre soprattutto ed una sorellina.
La storia è tutta qui, all’interno della trappola del destino, dove arguzia ed intelligenza non riescono a risolvere la quotidianita, anche se la insegnante del ragazzo ha capito qualcosa, ma non sa consigliare altro che un libro di Conrad.
Una storia cruda, piena di colpi scena, di sentimenti, di amore. Amore per la famiglia da difendere, per la propria vita, per la ragazza del cuore.
Le alterne vicende portano il minorenne in carcere. Altra violenza. Ma qui scatta il riscatto di Conrad. Un libro ha il vantaggio di trasferire fuori dal carcere la mente ed attraverso il viaggio scoprire il filo sottile che porta all’interno di se.
E’ un film da vedere, senza pensare ad un film di denuncia, senza pensare alla città. Ma a quella vicenda semplice che è la vita, il senso da dare alle cose da fare per viverla e sapere che ciascuno di noi è troppo importante per soccombere.
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Roberto De Giorgi
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